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Napoli, tanta voglia di difendere lo scudetto

E McTominay è tornato a fare il dominatore

Napoli, tanta voglia di difendere lo scudetto

NAPOLI. “Resta cu’mme, pe’ carità, stattè cu’mme, nun me lassà, famme penà, famme ’mpazzì, famme dannà, ma dimme sì”, così cantava Domenico Modugno nel 1957 alla sua amata. Il famoso brano del grande autore pugliese ha fatto da sprono al Napoli che domenica sera proprio non ha voluto lasciare andare via lo scudetto.

Se i partenopei avessero perso contro l’Inter e fossero finiti a -7, gran parte di quel tricolore che hanno sul petto si sarebbe scucito. Sarebbe finito sulle casacche dei meneghini. Ma l’amore per la maglia azzurra è unico. Raro. Senza precedenti. Ed è per questo che Di Lorenzo e soci hanno disputato una partita straordinaria.

Nonostante le mille difficoltà hanno espresso un gran gioco ridimensionando la forza di un’avversaria nettamente più potente e con un organico completo e ricco di alternative. Basti pensare che Conte ha potuto cambiare solo due calciatori (Mazzocchi è entrato in pieno recupero) mentre Chivu ha mandato in campo delle riserve che sono praticamente dei titolarissimi. Ma quando c’è voglia di dimostrare il proprio valore non esistono le differenze. E si è visto.

NON SOLO IL CUORE

Il Napoli ha portato a casa un risultato prezioso per lui e per l’intero campionato italiano. L’Inter, vincendo, avrebbe già potuto chiudere i giochi. Ed, invece, i padroni di casa hanno dovuto incassare un pareggio che per loro sa di sconfitta. Di certo gli azzurri hanno giocato al calcio dall’inizio alla fine. Si è vista una netta differenza fisica. Certo, si è sofferto ma ai punti avrebbe meritato i tre punti sicuramente la squadra ospite.

Conte è stato bravo a chiudere tutti gli spazi agli avversari. Che hanno segnato grazie ad una ripartenza e ad un calcio di rigore. Il Napoli, invece, le due reti se l’è costruite. Ha conquistato centimetri in campo ed è andato a punire Sommer con il grande Scott McTominay.

E se Hojlund e Di Lorenzo ad inizio ripresa fossero stati un po’ più precisi a quest’ora si starebbe parlando di altro. Ma il 2-2 finale vale come oro. Avevano tutti apparecchiato la tavola per mangiare e brindare per un’Inter ammazzacampionato. Ed, invece, la cena gli è andata di traverso mentro lo champagne è rimasto in frigo.

Gli azzurri, pur rimaneggiati al massimo, hanno sfruttato tutto a livello tattico, tecnico e fisico. Lo scozzese ha corso per quattro in mezzo al campo. L’attaccante danese ha sfiancato Akanji. La difesa ha reso normali i grandi bomber Lautaro e Thuram. Certo, Mkhitaryan ha colpito un palo a tempo scaduto. Ma il palo fa parte della porta. D’altronde Calhanoglu ha avuto la fortuna che sul rigore il suo legno ha spinto il pallone in porta.

È stata, quindi, una grande prestazione che deve essere da sprono per il prosieguo di questo campionato. Già domani contro il Parma si dovrà trovare la vittoria che manca ormai da due giornate. Il recupero contro gli emiliani è fondamentale per rimanere sempre attaccato allo scudetto.

D’altronde l’Inter ospita il Lecce che non è messo proprio bene. Bisogna continuare a correre con la speranza che qualche elemento fondamentale, vedi Anguissa e Gilmour, rientri il prima possibile perché così come è messa la rosa c’è il rischio che ci si fermi ancora.

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