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Ultramaratona: Bovenzi contro il tempo, sulle mura della storia

A Grosseto l’ultramaratona diventa racconto epico: record, fatica e un sogno che guarda ai Mondiali

Ultramaratona: Bovenzi contro il tempo, sulle mura della storia

Bovenzi all'arrivo in Maremma

GROSSETO. Dove finiscono le gambe, comincia la testa Ci sono gare che si vincono. E poi ci sono gare che si abitano, metro dopo metro, giro dopo giro, fino a farle diventare parte del proprio respiro. La 6 Ore della Maremma, disputata domenica 18 gennaio sul suggestivo anello delle Mura Medicee di Grosseto, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un’ultramaratona che non concede sconti, né al fisico né alla mente, e che quest’anno ha scritto una pagina nuova della sua storia.

A firmarla è Pierpaolo Bovenzi, atleta dell’Asi Polisportiva Bellona, che ha trasformato una gara “di passaggio” in un’impresa da ricordare: 83,122 chilometri, nuovo record della manifestazione, abbattendo il precedente primato dello spagnolo Ivan Lopez Penalba.

Un anello di pietra, una prova di verità

Il percorso è un giudice severo.
Un giro da 1,757 km, ondulato, nervoso, con un dislivello complessivo che sfiora i 500 metri. Nessun rettilineo consolatorio, nessuna tregua. Solo concentrazione, gestione e capacità di soffrire bene.

In questo contesto tecnico e selettivo, Bovenzi ha costruito la vittoria come si costruiscono le grandi prove di endurance: senza strappi inutili, senza esibizioni, lasciando che fosse la costanza a fare la differenza. Alle sue spalle, Marc Gisper Giron (82,585 km) e Federico Baldi (79,612 km), protagonisti di una gara maschile di livello altissimo.

Donne forti, protagoniste assolute

La Maremma ha parlato anche al femminile, e lo ha fatto con autorità.
Sarah Giomi ha conquistato il successo tra le donne con 75,016 km, imponendosi non solo nella sua categoria ma anche nella top ten assoluta. Con lei, Lisa Borzani (70,560 km) e Sabrina Chiappa (69,071 km), a testimoniare come l’ultramaratona sia sempre più terreno di confronto autentico, senza distinzioni di genere quando conta davvero: sulla resistenza.

Un record nato quasi per caso

La bellezza dello sport sta anche qui: nei risultati che arrivano mentre stai pensando ad altro.
Per Bovenzi, infatti, la 6 Ore della Maremma non rappresentava un obiettivo finale, ma una tappa di avvicinamento alla 100 km del Conero, in programma il 21 febbraio. Una gara chiave, quella sì, per inseguire la qualificazione ai Mondiali di 100 km di Santiago de Compostela.

E invece, tra una gestione lucida e sensazioni cresciute chilometro dopo chilometro, è arrivato anche il record:

“Sono soddisfatto di iniziare l’anno così – ha raccontato – soprattutto perché questa gara era pensata come allenamento. Stabilire il record è stata una sorpresa bellissima”.

La regia silenziosa del lavoro

Dietro ogni impresa che sembra naturale, c’è sempre un lavoro che naturale non è.
Lo sa bene Pino Romano, allenatore di Bovenzi e presidente FIDAL Caserta, che ha letto la gara come solo chi conosce il percorso può fare: «Pierpaolo ha gestito tutto in maniera impeccabile. Il record nasce da programmazione, qualità negli allenamenti e capacità di interpretare un percorso difficile. Questa prestazione conferma che è pronto per appuntamenti internazionali».

Parole che non celebrano solo un risultato, ma una crescita. Il tempo come avversario, il futuro come traguardo

La 6 Ore della Maremma si chiude così: con un nuovo record, una prestazione che pesa e una prospettiva che guarda lontano.
Perché l’ultramaratona non è mai solo una questione di chilometri. È un dialogo continuo con il tempo, con la fatica, con se stessi.

E quando riesci a vincerlo, anche solo per sei ore, non stai solo correndo forte.
Stai costruendo qualcosa che verrà.

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