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Højlund sente odore di Juve

Nella gara d’andata al Maradona, l’attaccante danese realizzò la doppietta che regalò la vittoria al Napoli contro la Signora

 Højlund sente odore di Juve

NAPOLI. C’è un nome che, avvicinandosi alla notte dello Stadium, torna a farsi sentire come un profumo pungente nell’aria fredda di Torino: Rasmus Højlund. Un odore di Juventus che il centravanti danese sembra riconoscere, quasi inseguire, come se certi avversari gli accendessero istinti speciali. Unici. Indimenticabili.

Domenica sera va in scena la supersfida allo Stadium, e il Napoli sa di affidarsi anche al suo numero nove per provare il colpo grosso in terra piemontese. Laddove il bianconero viene odiato calcisticamente da sempre. Sono i nemici storici di Partenope. Anche se negli ultimi anni non hanno vinto niente, non ci si accontenta mai.

IL PRECEDENTE

Højlund e la Juventus, una storia già scritta a dicembre. Il 7 dicembre scorso, al Maradona, fu lui a prendersi la copertina della gara d’andata. Due gol, una doppietta pesantissima, una notte che i tifosi azzurri ricordano con un sorriso largo. Una prestazione feroce, fatta di strappi, potenza e freddezza sotto porta.

Ogni pallone toccato sembrava destinato a creare panico nella difesa bianconera. Quelle due reti mandarono in visibilio il popolo partenopeo. Un boato continuo, una festa improvvisa, la sensazione di avere davanti un attaccante capace di spostare gli equilibri. Højlund si prese Napoli con la naturalezza di chi non sente il peso delle grandi notti. Fu fondamentale anche nella semifinale di Supercoppa a Riad contro il Milan. In finale, invece, rimase a secco lasciando la scena a Neres.

LA FRENATA

Da allora, però, qualcosa si è inceppato solo nei numeri, non nelle prestazioni. L’ultimo gol del danese risale al 28 dicembre. Anche in quell’occasione furono due reti, un’altra doppietta a confermare il suo fiuto. Nove le griffe totali: 6 in Serie A, 2 in Champions e una in Supercoppa.

Poi gennaio è passato come un deserto statistico. Niente gol, nessuna esultanza, solo applausi a metà. Eppure le sue prestazioni non sono mai mancate. Højlund ha continuato a correre, lottare, aprire spazi. Ha fatto a sportellate con i centrali, ha guidato il pressing, ha sacrificato il suo istinto per la squadra. Un digiuno che pesa più nella testa che nel giudizio degli allena Perché quando l’attaccante danese accelera, il Napoli respira meglio.

A TORINO

Domenica, allo Stadium, l’occasione è di quelle che cambiano le stagioni. Un altro dispiacere da infliggere alla tifoseria bianconera. Un’altra notte da protagonista contro la Juventus. E magari anche contro Luciano Spalletti, che lo conosce bene e sa quanto possa essere devastante.

Il Napoli, intanto, ha bisogno disperato di punti. L’assurdo pareggio in Champions League contro il Copenaghen ha lasciato scorie e rabbia. Una partita dominata, controllata, ma chiusa senza il colpo del ko. Ora il campionato torna a essere una priorità assoluta. Bisogna vincere per non perdere altro terreno dall’Inter.

I nerazzurri ospiteranno il Pisa e partono favoriti. Ogni passo falso rischia di pesare come un macigno nella corsa al vertice. Ecco perché il Napoli guarda a Højlund con fiducia e aspettativa. L’odore di Juventus, per lui, è già un richiamo. È il profumo delle grandi sfide, delle notti in cui basta un attimo per entrare nella storia.

Il digiuno può finire proprio lì, dove tutto è iniziato. E se il destino ha memoria, domenica sera potrebbe avere ancora una volta il volto di Rasmus Højlund. E a quel punto veramente entrerebbe definitivamente nel cuore di un popolo che quando si batte la Juventus vive una gioia unica. Adesso poi che dall’altra parte c’è Spalletti la goduria sarebbe tripla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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