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Il Cairo come battesimo, Sinner come modello: Di Rubba, il Circolo Tennis Ercole e il sogno del primo punto ATP

Il giovane casertano ha perso in semifinale con Youssef Mourid che poi ha vinto il torneo

Il Cairo come battesimo, Sinner come modello: Di Rubba, il Circolo Tennis Ercole e il sogno del primo punto ATP

Antonio Di Rubba

CAIRO. Il tennis che non fa rumore (ma lascia il segno). Ci sono storie che non hanno bisogno di titoli urlati per farsi notare. Storie che crescono lontano dai riflettori, tra campi secondari, viaggi scomodi, famiglie presenti e maestri che scelgono il tempo lungo invece della scorciatoia.
La semifinale di Antonio Di Rubba al Tennis Europe J30 del Cairo è una di queste. Non un exploit estemporaneo, ma il frutto coerente di un percorso, dentro quel filone del tennis italiano che negli ultimi anni ha imparato una lezione decisiva: prima si costruisce il giocatore, poi – forse – arriva il campione.

In un’epoca che divora talenti con la stessa velocità con cui li celebra, Di Rubba rappresenta una controtendenza virtuosa. E proprio per questo, oggi, la sua storia merita attenzione.

Il Cairo come esame di maturità
Il torneo egiziano non è stato una passerella. È stato un banco di prova vero, fisico e mentale.
Di Rubba ha iniziato dalle qualificazioni, lasciando appena due game all’egiziano Oumar Ehab Al-Sabki, segnale immediato di solidità e concentrazione. L’ingresso nel main draw è arrivato superando il bielorusso Aliaksandr Viarsotski con un 7-6 6-1 che racconta un passaggio chiave: sofferenza iniziale, poi dominio.

Nei quarti di finale del tabellone principale, l’azzurro ha alzato ulteriormente il livello, travolgendo l’egiziano Mohanad Elhelaly con un netto 6-3 6-0.
La corsa si è fermata in semifinale contro Youssef Mourid, poi vincitore del torneo, al termine di un match equilibratissimo: 6-3 7-6. Una sconfitta che pesa poco sul piano del risultato e tantissimo su quello dell’esperienza.

Una crescita che ha un metodo
Dietro questo percorso non c’è improvvisazione. C’è il lavoro del Circolo Tennis Ercole di Caserta, c’è una famiglia presente, c’è un progetto tecnico chiaro.
Il maestro Pietro Martellotta lo racconta senza slogan:
«Antonio è un fondocampista che punta su ritmo e accelerazioni continue. Ha enormi margini di crescita perché è giovanissimo e ha una grandissima voglia di lavorare con professionalità».

Il servizio è oggi il focus principale, perché “nel tennis moderno da lì passano tanti punti”. Ma intanto Di Rubba sta aggiungendo variazioni: palla corta, slice, gioco di rete, fisicità. Ha l’altezza giusta, ora serve massa per spingere di più la palla. È il passaggio obbligato per entrare nella giungla dei Futures e dei Challenger.

Il modello dichiarato è Sinner. Non come imitazione estetica, ma come mentalità e ritmo: lavoro, pazienza, crescita continua.

Dentro il nuovo racconto dell’Italtennis
La storia di Di Rubba si inserisce perfettamente nel nuovo racconto del tennis italiano. Un sistema che oggi funziona perché ha smesso di avere fretta.
I risultati di vertice hanno cambiato la percezione, ma la vera rivoluzione è sotto la superficie: una filiera che lavora meglio, circoli che investono, tecnici che collaborano, famiglie che capiscono quando spingere e quando aspettare.

Non tutti diventeranno top player, ed è giusto così. Ma molti diventeranno giocatori veri, solidi, pronti a stare nel circuito. È così che un movimento cresce davvero.

Il primo punto ATP come rito di passaggio
C’è un obiettivo che aleggia su tutto il percorso di Antonio Di Rubba. Non è una classifica, non è un titolo. È un simbolo: il primo punto ATP.
Non un traguardo finale, ma un rito di passaggio. Il momento in cui il lavoro smette di essere solo promessa e diventa realtà misurabile.

Il Cairo, oggi, non è una vetta. È un segnale.
Di quelli che non fanno rumore, ma che chi conosce il tennis riconosce subito.

Perché il talento può esplodere all’improvviso.
Ma il tennis che dura cresce così: un torneo alla volta, lontano dai riflettori, con le radici ben piantate.

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