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il match al “maradona”
01 Febbraio 2026 - 08:44
Battuta la Fiorentina al Maradona (2-1) dopo tre risultati negativi, un pari e due sconfitte tra campionato e Champions. Ed è stata una vittoria inseguita, voluta, difesa, tre giorni dopo il match col Chelsea. Energie sempre contate, ma stavolta il Napoli ha tirato fuori tutto la sua forza residua e l’orgoglio da campione d’Italia in un match battagliero. Continuano le difficoltà azzurre: cinque cambi per la Fiorentina, appena tre per il Napoli con la panchina cortissima. La Fiorentina, dopo avere accorciato le distanze a mezz’ora dalla fine, ha premuto a lungo con quattro attaccanti (Piccoli, Kean, Fazzini, Mandragora) per portarsi via almeno il pareggio.
Il Napoli ha resistito in una partita ancora maledetta (29’ Di Lorenzo fuori, botta al ginocchio sinistro cadendo male dopo un contrasto con Fabbian, dentro Olivera). Ha saputo contrarsi in difesa (Juan Jesus a destra, Buongiorno centrale, Olivera a sinistra: un reparto inedito), senza rinunciare ad attaccare con molti giocatori. Centrocampisti e attaccanti arretravano in soccorso alla trincea azzurra raddoppiando sui portatori di palla viola. Elmas e McTominay generosissimi nei contrasti, ma anche Vergara con tre recuperi difensivi, Gutierrez in appoggio a Lobotka, Spinazzola arretrando. Vergara, autore del gol d’apertura, è uscito sanguinante al naso per una sbracciata di Parisi (84’ entrava Giovane). McTominay è stato il paladino della difesa a oltranza nel finale cuore in gola.
La Fiorentina aveva il suo lato forte a destra con Dodo (Spinazzola ha dato l’anima per fermarlo e contrattaccare), con l’israeliano Solomon dal passo rapidissimo che metteva in difficoltà Juan Jesus e Piccoli era un osso duro per Buongiorno. È stata dura domare una Fiorentina terzultima in classifica, ma che ha giocatori di livello e una squadra di grandi capacità con la duplice regia di Fagioli e Mandragora (dal 46’ per Fabbian). Vanoli ha mosso la squadra più volte cambiando i ruoli ai suoi giocatori, ma non è riuscito a sopraffare il Napoli in versione guerriera, capace finalmente anche di far fallo per interrompere il ritmo degli avversari, molto sostenuto nel secondo tempo.
Si cominciava con un grido di gioia. Sul lancio lungo di Meret (rara stavolta la costruzione dal basso), Hojlund sulla linea di centrocampo abbattuto da Comuzzo lasciava scorrere la palla sulla quale, con una progressione spettacolare fra tre giocatori viola, s’avventava Vergara da centravanti sino a raggiungere l’area toscana scoccando il tiro che bruciava De Gea (11’). La partita si manteneva sul filo dell’equilibrio perché la Fiorentina stava bene in campo. Elmas si dirottava su Fagioli, ormai il suo ruolo sul regista avversario. McTominay era straordinario nell’interrompere le linee di passaggio dei toscani. Lobotka dirigeva il gioco con autorevolezza, però spesso rallentando il gioco.
Vanoli cambiava continuamente la marcatura sul regista azzurro, cercando di tenere libero Fagioli per la costruzione del gioco. Doppio e triplo patatrac intorno al 25’. Su un cross di Di Lorenzo, mischione sulla linea di porta della Fiorentina, colpo di tacco di Hojlund che Comuzzo deviava sul palo. Sull’altro fronte, palo di Piccoli (colpo di testa), poi Meret sventava il gol deviando in corner il colpo di testa di Gudmundsson da due passi. L’infortunio di Di Lorenzo disorientava il Napoli e dava coraggio alla Fiorentina che entrava con più prepotenza in partita. Il raddoppio azzurro a inizio ripresa veniva dal giocatore più discusso: Gutierrez danzava davanti a Gosens, finchè trovava lo spazio per insaccare a giro il pallone del due a zero (49’).
La reazione della Fiorentina era vibrante. Il lancio lungo di Dodo pescava Piccoli e Meret riusciva a respingere, ma Solomon era lesto a toccare in rete (57’). Sul 2-1 è cominciata una partita selvaggia. Vanoli inseriva Kean per Brescianini, Fazzini per Gudmundsson e Ranieri per Solomon, rivitalizzando e rafforzando l’attacco, e Parisi per Gosens. Mancavano venti minuti alla fine. I viola invadevano la metà campo azzurra e il Napoli doveva difendere con i denti. Arretrava anche Hojlund a dare manforte. Il Napoli era capace ancora di distendersi in attacco, però Vergara era esausto (dopo aver fatto ballare Pongracic e Brescianini che raddoppiava sul ragazzo azzurro) e Hojlund era nervoso per la marcatura asfissiante di Comuzzo. Conte cercava di alleggerire la pressione viola con cambi occasionali, non avendo alternative valide in panchina. Giovane, bravo a tenere palla, per Vergara (84’), poi Lukaku per Hojlund (90’). L’assalto della Fiorentina si concludeva con due conclusioni a lato di Piccoli (92’) e Kean (94’). La vittoria azzurra resisteva. E’ stato un Napoli che ha dato il cuore e l’anima.
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