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Anema e core

Il Napoli ha mandato un messaggio importante al campionato dopo la vittoria con la Fiorentina dimostrando carattere e voglia di non mollare

Anema e core

NAPOLI. Il Napoli “Anema e Core” c’è ancora. C’è nonostante le assenze, nonostante gli infortuni, nonostante un calendario che sembra una salita senza fine. Contro la Fiorentina serviva una risposta, più mentale che tecnica, più di cuore che di gambe. E al Maradona, sabato sera, è arrivata. Una vittoria pesante, una vittoria vera, di quelle che non cancellano le difficoltà ma ricordano a tutti che questa squadra è viva.

DOPO DUE SCONFITTE. La settimana non era iniziata bene, anzi. L’eliminazione dalla Champions League aveva lasciato scorie profonde nell’ambiente, ferite aperte difficili da rimarginare in pochi giorni. E poi la Viola, avversario ostico, organizzato, mai semplice da affrontare. Batterla non era affatto scontato. Il Napoli però ha scelto di stringere i denti. Di guardarsi negli occhi. Di andare oltre tutto.

SENZA IL CAPITANO. La partita si è complicata presto con il grave infortunio di Giovanni Di Lorenzo, un colpo durissimo, l’ennesimo. Il capitano costretto ad alzare bandiera bianca ha allungato una lista di assenti che sembra non finire mai. Eppure, invece di crollare, gli azzurri hanno reagito. In campo si è vista una squadra compatta, aggressiva, voglio sa di tornare a vincere dopo le sconfitte contro Juventus e Chelsea.

Il pubblico del Maradona lo ha capito subito, ha spinto, ha sofferto, ha accompagnato ogni contrasto. Il vantaggio porta la firma di Vergara, preciso, lucido, freddo nel battere De Gea. Una rete che libera tensioni e accende la notte azzurra. Poi arriva il sigillo di Gutierrez, che chiude i conti e fa esplodere lo stadio. Ma la copertina se la prende ancora una volta il giovane di Frattaminore, ancora decisivo dopo la rete segnata agli inglesi in Europa. Un talento che cresce, una speranza che diventa certezza.

LA RABBIA DEL TECNICO. Alla fine è festa, una festa contenuta ma intensa. Antonio Conte esulta con i suoi ragazzi, li abbraccia, li carica. Poi però arriva la rabbia. Quella vera. Il tecnico non risparmia nessuno: attacca chi ha programmato un calendario folle con nove partite in un mese. Attacca chi ha bloccato il mercato all’unica squadra con i conti in ordine. Parole dure, parole che raccontano un malessere che va oltre il campo.

SI RIPARTE. Adesso, finalmente, comincia una settimana tipo. Tempo per recuperare energie, tempo per lavorare, tempo per respirare. La speranza è che sabato prossimo, contro il Genoa, possa tornare qualcuno dall’infermeria e che dal mercato arrivino rinforzi veri. Perché questo Napoli, con tutti i suoi limiti e le sue cicatrici, ha dimostrato una cosa: finché c’è “Anema e Core”, finché c’è cuore, questa squadra non smetterà mai di lottare.

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