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Chiamatelo Hulk-jlund

L’attaccante danese ha una straordinaria forza fisica e una potenza atletica che mette in difficoltà tutti i difensori che provano a fermarlo

Chiamatelo Hulk-jlund

Hojlund

NAPOLI. Quando parte in progressione sembra inarrestabile. Rasmus Højlund è arrivato con la fame di chi vuole conquistare tutto. A Napoli ha trovato un ambiente caldo e passionale. E ha risposto con prestazioni di grande sostanza. La sua forza fisica ricorda quella di Hulk. Per chi deve marcarlo diventa un incubo continuo.

Ogni duello è una battaglia. Ogni contrasto è un colpo assorbito e restituito. Spalle alla porta mostra i muscoli e protegge il pallone. Tiene lontani i difensori con naturalezza. Li affatica, li consuma, li costringe a rincorrerlo. È un centravanti moderno ma con caratteristiche antiche. Ama il contatto, cerca lo scontro, non si tira indietro. Nel gioco aereo si fa rispettare. In profondità sa allungare la squadra.

LA METAMORFOSI. Con Antonio Conte è cresciuto in maniera evidente. Antonio Conte gli ha dato disciplina tattica e fiducia. Gli ha insegnato a scegliere i tempi giusti. A 23 anni mostra una personalità sorprendente. Non si nasconde nei momenti difficili. Chiede palla, lotta, incita i compagni. Il suo lavoro spesso non finisce nei tabellini.

Ma è fondamentale per gli equilibri della squadra. Con i suoi movimenti libera spazio per gli inserimenti. Apre corridoi preziosi per gli esterni. Fa salire il baricentro con una sola giocata. È un punto di riferimento costante.

VOGLIA DI ESULTARE. Eppure non è solo un uomo assist. Quando vede la porta diventa spietato. In campionato ha già messo a segno otto reti. Gol pesanti, gol da centravanti vero. In Champions League ne ha firmati tre. Reti che pesano anche in Europa. In Supercoppa ha lasciato il segno con un altro centro. Uno squillo decisivo.

In totale è già in doppia cifra. Alla sua prima stagione con il Napoli è un risultato notevole. Soprattutto considerando il suo lavoro oscuro. Non sempre può calciare tante volte in porta. Il gioco di Conte richiede sacrificio. Movimenti continui, pressione alta, sponde precise. Ma l’allenatore gli sta offrendo un’occasione unica. Quella di diventare un attaccante totale. Un leader offensivo completo. Un riferimento costante come Romelu Lukaku.

Il paragone non è casuale. Stessa potenza devastante. Stessa capacità di far respirare la squadra. Stessa fame sotto porta. Højlund però vuole scrivere la sua storia. Con il lavoro quotidiano sta costruendo certezze. Ormai gioca sempre lui. È diventato imprescindibile. Domenica contro l’Atalanta guiderà ancora l’attacco. Sarà il primo difensore e il primo attaccante. Combatterà su ogni pallone alto. Cercherà profondità tra le linee.

Proverà a trascinare i compagni. Perché il suo spirito è contagioso. Perché la sua energia accende lo stadio. Ogni partita è una sfida personale. Ogni duello è un messaggio. Vuole dimostrare di essere pronto. Pronto per i grandi palcoscenici. Pronto per caricarsi il peso del gol. E magari domenica potrà esultare ancora. Con i muscoli tesi e lo sguardo fiero. Come Hulk, ma con il cuore azzurro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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