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08 Marzo 2026 - 17:02
NAPOLI. Nomen omen. A volte il destino. Alisson ha portato in dote al Napoli un nome che è tutto un programma: Santos. In terra partenopea la credenza nei santi è un fenomeno profondo. Che fonde fede cristiana, superstizione, storia e folklore. Il rapporto della gente è confidenziale, quasi familiare.
Ecco quindi che quel ragazzo brasiliano arrivato a gennaio dallo Sporting Lisbona è diventato subito parte integrante del popolo azzurro. Con quel viso da scugnizzo e caratteristiche che fanno impazzire le piazze, si è garantito l’amore dei napoletani oltre ad un posto da titolare laddove non si riusciva a trovare il vero sostituto di Kvaratskhelia. Nessuno vuole fare paragoni con il georgiano. Assolutamente no.
Ma considerato il vuoto che si era creato dopo l’addio di Khvicha, la presenza del sudamericano è tanta roba. In estate erano stati sborsati 25 milioni più 3 di bonus per Noa Lang. Da aggiungere i 2,5 milioni di euro a stagione. Un investimento non da poco per De Laurentiis. Risultato? Non pervenuto.
L’olandese in sei mesi non è stato capace di entrare negli schemi di Antonio Conte. Che a gennaio ha dato il via libera per cederlo al Galatasaray in prestito. Ecco che serviva un altro elemento. Ed è stato preso Alisson dopo che aveva siglato il gol del passaggio agli ottavi di Champions dello Sporting Lisbona. Sarebbe potuto rimanere ma ha fatto subito le valigie e si è trasferito in riva al Golfo.
IL RENDIMENTO. Venerdì sera contro il Torino ha mostrato il meglio del suo repertorio. Ha mandato in tilt Lazaro e tutti quelli che trovava sulla sua strada. Al primo tiro ha sbloccato l’incontro. E poi ha continuato ad incidire sia in fase offensiva che in quella difensiva. Ha dato tutto prendendosi gli applausi del Maradona. Meglio non poteva andare per questo ragazzo che già con la Roma era stato decisivo per il pareggio finale.
Conte, ogni volta che parla di lui, ricorda che allo Sporting non aveva mai giocato titolare. E che nel Napoli, per colpa dell’emergenza, è già alla terza partita che parte dal primo minuto. Non è certo una critica al giocatore. Anzi, per il tecnico leccese è un vanto aver puntato su un elemento che si è messo velocemente a disposizione del gruppo. Diventando inaspettatamente protagonista. Ma il calcio è bello perché nulla è scritto. Soprattutto se si indossa la maglia azzurra. E si vive con un popolo che si nutre di pallone. E che vuole Alisson, Santos subito...
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