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è già totoallenatore
09 Aprile 2026 - 09:40
NAPOLI. Il futuro della panchina del Napoli resta legato a doppio filo alle scelte di Antonio Conte. L’ipotesi di un suo possibile approdo alla guida della Nazionale sulla scia di quanto già vissuto in passato non è più uno scenario remoto, soprattutto dopo le aperture dello stesso tecnico e le parole del presidente Aurelio De Laurentiis, pronto a lasciarlo partire in caso di richiesta. Una scelta che garantirebbe un risparmio economico, ma che priverebbe il club di una guida solida e vincente.
L’eventuale addio di Conte aprirebbe inevitabilmente il classico “totoallenatore”, con il direttore sportivo Giovanni Manna chiamato a farsi trovare pronto insieme alla so cietà. Anche perché l’eredità sarebbe tutt’altro che semplice: uno scudetto al primo anno, una Supercoppa nella stagione successiva e una squadra ancora competitiva, attualmente seconda in classifica dietro l’Inter nonostante una lunga serie di infortuni.
Tra i profili più interessanti spicca Vincenzo Italiano, tecnico che negli ultimi anni ha dimostrato di saper dare identità e qualità alle sue squadre. Il suo calcio propositivo potrebbe sposarsi bene con l’ambiente napoletano, anche se il salto di pressione sarebbe notevole. Più “operaio” ma comunque in crescita è Fabio Grosso, che ha già dimostrato di saper lavorare bene con gruppi giovani e ambiziosi. La sua candidatura rappresenterebbe una scelta meno mediatica ma potenzialmente interessante in ottica progettuale.
Occhio poi a Enzo Maresca, tra i tecnici emergenti più apprezzati per idee e modernità. Il suo calcio organizzato e coraggioso lo rende uno dei profili più affascinanti per chi cerca un cambio di filosofia senza rinunciare all’ambizione. C’è anche il nome di Daniele De Rossi, che rappresenterebbe una scelta carismatica e identitaria. La sua crescita in panchina è ancora in corso, ma il carattere e la visione potrebbero convincere una piazza passionale come quella partenopea.
Sul fondo restano suggestioni più complesse: Thiago Motta, il cui rifiuto di tre anni fa pesa ancora nei rapporti, e Cesc Fàbregas, fautore di un calcio brillante ma ancora tutto da testare in una realtà esigente come Napoli. Perché è proprio questo il nodo centrale: Napoli non è una piazza qualunque. Chiunque dovesse raccogliere l’eredità di Conte dovrà confrontarsi con aspettative altissime e con il ricordo di risultati immediati. La speranza, naturalmente, è che tutto resti com’è e che Conte possa continuare il suo ciclo. Ma nel calcio, si sa, guardare avanti è un obbligo. E questa volta, più che mai, anche una necessità.
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