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20 Aprile 2026 - 08:37
NAPOLI. Orgoglio cercasi in casa Napoli. Ma non a chiacchiere ma con i fatti. Il sabato degli azzurri al Maradona si è trasformato in una serata amara, di quelle che lasciano più dubbi che certezze. Contro la Lazio è arrivata una sconfitta che pesa, non solo per il risultato ma soprattutto per come è maturata.
Una squadra spenta, quasi irriconoscibile, lontana parente di quella capace di portare a casa il risultato. Gli azzurri non hanno mai dato la sensazione di poter incidere davvero sulla partita. Zero tiri in porta, un dato che racconta più di mille analisi tattiche. La fine del sogno scudetto ha influito non poco. E con esso si è spenta anche la scintilla emotiva che aveva accompagnato il gruppo nelle ultime settimane.
La Lazio, invece, ha fatto esattamente ciò che doveva fare. Sarri ha preparato la gara con lucidità e i suoi giocatori hanno eseguito senza esitazioni. Hanno letto perfettamente le difficoltà del Napoli, colpendolo nei momenti giusti. È stata una partita a senso unico dal punto di vista mentale.
I biancocelesti hanno mostrato fame, determinazione, idee chiare. Il Napoli, al contrario, è apparso scarico, quasi svuotato. Come se la pressione si fosse trasformata improvvisamente in un macigno. E il pubblico del Maradona ha assistito incredulo. Cinquantamila tifosi non si aspettavano uno spettacolo del genere.
Non si aspettavano una resa così silenziosa. Non si aspettavano una squadra incapace di reagire. Il crollo è stato evidente, quasi inspiegabile per intensità. E ha lasciato un senso di vuoto difficile da ignorare.
VIETATO MOLLARE. Eppure, la stagione non è ancora compromessa del tutto. Il pareggio tra Roma e Lazio ha indirettamente favorito il Napoli. La qualificazione in Champions League non è in discussione. Ma serve una svolta immediata, concreta, visibile. Non bastano le parole, servono segnali forti sul campo.
Le ultime cinque gare diventano decisive. Cinque finali da affrontare con uno spirito completamente diverso. Perché andando avanti così, il rischio è quello di continuare a inciampare. E di trasformare un obiettivo alla portata in un problema. La squadra deve ritrovare motivazioni profonde.
Lo spettacolo indecente dell’altro ieri non può essere accettato. Prima di tutto dall’allenatore. Poi dai calciatori. E da un presidente che era tornato dagli Stati Uniti carico e voglioso di vedere da vicino i suoi ragazzi. Ed, invece, dalla tribuna d’onore ha assistito ad una debacle inaspettata. Senza senso. Venerdì, a Fuorigrotta, arriverà la Cremonese.
Una squadra che lotta per la salvezza e che avrà fame. Non sarà una comparsa, né tantomeno una vittima sacrificale. Anzi, potrebbe rappresentare un ostacolo ancora più pericoloso. Perché chi lotta per non retrocedere spesso gioca senza paura.
IL LAVORO DI ANTONIO. Sarà una settimana intensa per Conte. Le critiche dopo la Lazio sono state pesanti, quasi feroci. L’allenatore è finito nel mirino di tifosi e opinionisti. E ora tocca a lui trovare le soluzioni. Riaccendere la lampadina nella testa dei suoi giocatori.
Servirà lavorare sulla testa prima ancora che sulle gambe. Recuperare fiducia, ritrovare identità. E soprattutto evitare altre brutte figure. Perché il margine di errore ormai è ridotto al minimo. Ogni passo falso potrebbe costare carissimo. Conte lo sa bene. E sa anche che il tempo per gli alibi è finito.
Bisogna reagire, subito. Per la classifica, per i tifosi, per la dignità sportiva. E per ritrovare quel sorriso che sembra smarrito. Poi ci sarà anche il confronto con De Laurentiis. Un incontro che potrebbe dire molto sul futuro. Ma prima viene il campo, sempre. Perché è lì che si costruiscono le risposte più importanti. Ed è lì che il Napoli deve dimostrare di essere ancora vivo.
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