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l'analisi

Finire a tarallucci e vino con gli dèi è cosa buona

Un sorriso ogni tanto ci deve pur stare, è altamente terapeutico

Finire a tarallucci e vino con gli dèi è cosa buona

Ogni tanto, di questi tempi, una risata serve e fa bene al cuore e alla mente e Napoli sa sempre regalarcene qualcuna, con le sue tante leggende strampalate e le sue mille “chicche” di sapore mitologico, servite su un vassoio tanto elegante quanto irriverente e sfrontato, arricchito con quella fantasia che spesso riesce a salvarci,almeno un poco, dal tedio e dallo sconforto.
Pensate a Dioniso, quel dio panciuto e dalle forme dubbie, re delle trasgressioni alcoliche. Scoperto il vino - elisir di caos e di baldoria, pozione magica per ubriacature collettive, orge danzanti e follie sfrenate - si guadagna il broncio e la riprovazione dell'Olimpo intero. Ma Napoli, terra di miracoli improvvisati, ribalta la frittata. Gli dèi, in vena di scampagnata, atterrano sul Vesuvio per un picnic “divino”. I contadini del posto, con l'ospitalità che li contraddistingue, li sommergono di delizie: formaggi cremosi, pastierefumanti, olive succose e, ciliegina sulla torta, taralli alla sugna e pepe, quelli che sembrano innocui ma bruciano come lava vesuviana. Gli dèi ne fanno scorpacciate, ridendo e chiacchierando di fulmini e nuvole. Poi, il dramma: bocche in fiamme, Zeus che invoca acqua, Era che tossisce come una mortale. Ed ecco Dionisospuntare dal nulla con caraffe di vino fresco e spegnere il fuoconelle divine gole. Miracolo! Perdonato sul posto, gli viene offerto un seggio sull’Olimpo. Nasce così l'espressione "finire a tarallucci e vino": da picnic rovente a brindisi eterno. Ci sembra di vedere la scena: niente più nettare monotono, portato dalle colombe dal Giardino delle Esperidi, oltre le Colonne d'Ercole. No, qui c'è un Lacryma Christi vibrante o un Greco di Torre Annunziata, con Dioniso che sventola una carta dei vini come un sommelier stellato. Altro che ambrosia, nettare insipido, qui si tratta di tutt’altra bevanda!
E se non bastasse, c'è Lucifero, l’angelo ribelle. Scacciato dal Paradiso non si arrende: strappa un pezzo di quella beatitudine e lo piazza sulla Terra, creandoaddirittura il Golfo di Napoli:Poi arriva Gesù, scala il Vesuvio per un'occhiata panoramica, si commuove fino alle lacrime davanti a tanto splendore ed ecco che dal suo pianto nasce il vitigno delLacryma Christi. Un calice benedetto, nato da un singhiozzo divino: meravigliosa fantasia che solo da una stranaterra, magicamente folle e ironica, poteva essere partorita.
Insomma, queste altre due piccole perle “napoletane”, tra taralli traditori e vini redentori, ci confermano, come abbiamo già scritto, che un sorriso ogni tanto ci deve pur stare, è altamente terapeutico più di tante altre cose e soprattutto, visto che siamo in tema, ci riscalda dentro… più di mille nettari divini.

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