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le memorie
17 Febbraio 2026 - 15:57
NAPOLI. Esistono luoghi dove le pareti sembrano ancora vibrare delle voci, degli applausi e dei sospiri che hanno segnato le epoche. Il teatro Sannazaro, inaugurato nel lontano 26 dicembre 1847, è esattamente uno di questi: sorge proprio dove, fino al 1875, vi era il chiostro di un antico monastero dei padri della Mercede, un tempio della cultura situato nel “salotto buono” di Napoli che, da quasi due secoli, funge da palcoscenico per la storia del teatro nazionale e internazionale. Fin dalla sua apertura, voluta fortemente dal duca di Marigliano, don Giulio Mastrilli, la sala fu celebrata dalle cronache dell'epoca come una delle più “belle e graziose” mai conosciute, diventando immediatamente il punto di riferimento dell'aristocrazia partenopea.
La prima pagina dell'ipotetico album dei ricordi di questo teatro custodisce un momento cruciale per la letteratura mondiale: l’incontro tra Luigi Pirandello ed Eduardo De Filippo. Qui, tra i velluti e le luci del “Sannazaro”, nacque l’amicizia e la collaborazione tra due geni che avrebbero rivoluzionato il modo di fare teatro. Ma il “Sannazaro” è stato anche il regno di Eduardo Scarpetta, che su questo palco consacrò successi intramontabili come “Li nepute d’o sinnaco” e la celeberrima “Santarella”. Quest'ultima, nel 1889, superò le cento repliche, alimentando la leggenda che quel palcoscenico “portasse bene” a chiunque avesse il talento per calcarlo.
L’elenco dei nomi che hanno sfilato tra le sue quinte è da capogiro: dalle dive divine come Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, ai grandi poeti e drammaturghi come Gabriele D’Annunzio, Ernesto Murolo e Libero Bovio. Nel 1932, il teatro ebbe il merito di ospitare dei giovani e allora quasi sconosciuti fratelli De Filippo, che in una sola stagione presentarono ben quindici novità, segnando l’inizio di un’era.
Tuttavia, la storia del “Sannazaro” non è stata priva di ombre. Dopo i fasti dell’Ottocento e del primo Novecento, i conflitti bellici e il difficile dopoguerra portarono la struttura a un lento declino, riducendola a un cinema degradato. Fu solo nella seconda metà degli anni Sessanta che avvenne il “miracolo” della rinascita, grazie all'impegno di una coppia indimenticabile: Nino Veglia e Luisa Conte. La loro dedizione restituì dignità al teatro, che riaprì ufficialmente il 12 novembre 1971 con “Annella di Portacapuana”.
Da quel momento, il “Sannazaro” è tornato a essere un teatro “per la città”, capace di fondere il carattere popolare con la ricerca colta. Protagonisti assoluti di questa nuova stagione furono Nino Taranto e la stessa Luisa Conte, capaci di registrare continui “tutto esaurito” recuperando la tradizione napoletana e aprendosi ai giovani autori.
Oggi, quella preziosa eredità è nelle mani di Lara Sansone, nipote di Luisa Conte, che con la sua direzione artistica continua a far vivere la magia del “salotto di via Chiaia”. Sotto la sua guida, il teatro non solo protegge i classici e ospita i grandi interpreti della tradizione come Benedetto Casillo, ma si evolve in una fucina creativa capace di reinventarsi costantemente. Il “Sannazaro” dal 1847 è stato identificato come un baluardo di bellezza e cultura nel cuore pulsante di Napoli, ed è rimasto così fino all’alba di ieri. Poi la tragedia.
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