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Forse ormai per il governo è giunta l’ora del rimpasto

Opinionista: 

È sempre d'attualità, nella politica italiana, e ci viene da ricordarlo spesso, l'antico detto secondo cui "Se Atene piange, Sparta non ride" e non si può, infatti, fare a meno di constatare che se la coalizione di centrosinistra è lacerata al suo interno da contrasti e contraddizioni, il centrodestra non le è da meno. Antonio Tajani, successore di Silvio Berlusconi alla guida di Forza Italia sempre impegnato a svolgere il ruolo del moderatore (anche se lui, come Salvini, mira a prendere il posto della Meloni) tiene a rimarcare che tra i sostenitori del governo si discute molto, ma quando si tratta di passare alla fase operativa, si è tutti concordi. Non è vero. E per rendersene conto è sufficiente aver riguardo all'attività svolta dal governo da quando Giorgia Meloni è alla guida del paese. Animata com'era (dopo la clamorosa vittoria conseguita nelle elezioni del 2022) dalle migliori intenzioni, forte di un rilevantissimo numero di consensi e avversata da una opposizione priva d'ogni mordente e divisa al suo interno, la coalizione di centrodestra avrebbe rivoluzionato l'Italia. Ciò non è avvenuto e molte sono le carenza che l'opinione pubblica quotidianamente avverte. Nulla è stato fatto per quanto riguarda quella riforma costituzionale della quale si avverte sempre più il bisogno, quanto meno per rinnovare istituzioni che vanno rivelandosi in alcuni punti decisamente obsolete. I rapporti con l'Unione europea dove continuiamo ad essere considerati con diffidenza nonostante l'impegno della presidenza del Consiglio per migliorare le relazioni, continuano ad essere pessimi. L'economia fa acqua senza che la presenza e il prestigio personale di Mario Draghi, mandato inopinatamente a casa, valgano a turare le molte falle che si palesano ogni giorno. I prezzi crescono a dismisura e il governo non fa nulla per contenerli. La Rai Tv è probabilmente la peggiore d'Europa e appaiono lontani anni luce i tempi di Ettore Bernabei e della sua televisione. Anche Bernabei aveva una forte caratura politica. Era democristiano (fanfaniano per l'esattezza) e non lo nascondeva, ma questo non gli impediva di offrire ai telespettatori un prodotto d'eccellenza. Non passa giorno senza che tra i partiti di governo non si manifestano contrasti che impongono compromessi non sempre facili e destinati a lasciare strascichi. Insomma, dovendo dopo un anno, fare un bilancio sull'attività dell'esecutivo non è facile esprimere un giudizio positivo mentre sarebbe del tutto ingeneroso caricare sulle spalle di Giorgia Meloni, oggetto di ripetuti attacchi, quelle che sono inadempienze dell'intero governo. Che sia giunta ormai l'ora di porre mano ad un rimpasto? Spesso i rimpasti non sono forieri di un buon futuro. Ma, a volte, sono indispensabili.