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Il grido di dolore di Sepe tra “prodigio” e “disperati”

Opinionista: 

Gent.mo Direttore, il sangue di San Gennaro si è sciolto ancora prima di giungere all’altare. Il “prodigio” è avvenuto! Tutti contenti? Per l’evento straordinario sì, ma per tanto altro no. Gli operai della Whirpool di Napoli, i dipendenti dell’American Laundry, e tanti altri “ disperati” del lavoro, erano in sit-in sul sagrato del Duomo. Il cardinale Crescenzio Sepe nella sua omelia ha parlato soprattutto di questa emergenza, usando parole “forti” nel condannare, senza se e senza ma, questa carenza endemica di lavoro, che attanaglia da tempo immemore la città e il suo territorio metropolitano. Napoli, quindi, in cui la libertà viene minata e la vita dei cittadini è “difficile e proibitiva”. I giovani, che negli ultimi anni hanno lasciato Napoli sono ben 70mila, e quelli rimasti, tranne pochi fortunati, sono facile preda della delinquenza organizzata, che offre “lavoro”, che col tempo si tramuta anche in “morte”! Purtroppo, il male che fanno a Napoli i sicari di odio e violenza è senza limiti. La camorra tenta di uccidere sul nascere la possibilità di un futuro, di porre le basi per una vita ordinata, per la crescita di una Comunità di valori. La stessa violenza è il primo ostacolo che si pone sulla strada della rinascita, aggiungendo insicurezza, favorendo complicità e connivenza, orientandosi sempre contro il bene comune. Così, ripete, il Cardinale, la nostra Città si trova a vivere pienamente una condizione che toglie non solo la libertà, ma mina alla base i diritti stessi dei cittadini. «Esiste ancora la Napoli dal “core” grande e sincero? », si è chiesto Sua Eminenza Sepe. Poi, una “stoccata” finale a chi sembra non sentire, non udire, non vedere: è fallace chi si ferma alla nostalgia dei tempi che furono; così come chi non sa distinguere dagli eccessi di un folklore che tingeva e calcava la mano per trasformare a “tinta rosa” tutta la realtà attorno alla città. Parole forti, mai udite così incisive nelle tante omelie del Cardinale, non solo nell’occasione di San Gennaro, ma anche nelle numerose uscite pubbliche. Alle Istituzioni presenti, dal sindaco de Magistris, al governatore De Luca, al prefetto Pagano, agli stessi massimi rappresentanti delle Forze dell’Ordine, ed anche alla borghesia opulenta di Napoli, in cerca più del posto in prima fila per essere presente “visivamente” alla funzione, che ad ascoltare il “grido di dolore”, saranno fischiate le orecchie, malgrado le parole dell’Alto Prelato fossero in diretta. Se dovessimo, infatti, dar retta sia al primo cittadino, sia al nostro Governatore, Napoli e la Campania sono in forte recupero, e la “ felicità” promessa già un anno e mezzo fa dal Capo del Governo Conte per tutti gli italiani, a Napoli è stata già raggiunta da tempo. Peccato che quegli operai della Whirpool e dell’American Laundry seduti con occhi ploranti davanti al sagrato del Duomo, erano testimonianza del vero disastro della nostra città e della nostra regione. E non sono i soli! Centinaia e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. I giovani cosiddetti “Navigator” ancora in attesa di sapere se troveranno sistemazione, dopo aver vinto un concorso. Circa 300mila persone che hanno tentato di trovare lavoro nel mega-concorso della Regione alla Mostra d’Oltremare, in una confusione generale per le prove, che dà un quadro dell’approssimazione delle Istituzioni, quando non proprio indifferenza. Non basta San Gennaro, dunque, né le lodevoli iniziative di singole associazioni, né l’altrettanto lodevole denuncia della stampa. Qui è necessaria una vera “ inversione di rotta”! Ci sarà? Lo speriamo. Le elezioni sono alle porte e i napoletani, alla fine, hanno saputo sempre “smarcarsi” dai “venditori di fumo”. Avranno parlato tra di loro, dopo l’omelia del Cardinale, sia il sindaco sia il governatore, almeno per commentare? Non credo proprio. Durante le due ore di liturgia non si sono scambiati nemmeno uno sguardo, anche quando Sepe è stato più pungente. Che speranza, se i massimi vertici, sono andati via, ognuno per conto proprio?