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Non abbiamo bisogno di ristori ma di lavoro

In questi quasi 15 mesi, abbiamo dimostrato tutti i nostri limiti strutturali con un andamento ondivago e non determinato. Abbiamo messo in risalto un sottobosco che non è solo della nostra Nazione, ma che, essendo di animo latino, aspettiamo, vogliamo e aneliamo gli errori, per poi iniziare con l’oratoria Ciceroniana. Non dobbiamo pensare al nostro ego, ma dobbiamo pensare alla nostra Nazione, non possiamo metterla alla ”berlina”. Se qualcosa o qualcuno non va bene, non bisogna rimestare sempre l’acqua nel mortaio, non si ottiene nulla di positivo, ma bisogna chiudere subito “l’argomento”. Attualmente con i colori cangianti nel tempo, siamo tornati alla cartina dell’Italia divisa in Stati e Staterelli. Abbiamo un indice Rt (quante persone possono essere contagiate da un infetto) che stabilisce il colore della Regione, abbiamo dei cittadini ormai stremati dalle frequenti aperture e chiusure. Abbiamo chi si ritiene più bravo perché chiude e chi viceversa perché è in zona bianca. Abbiamo fatto vedere la Sardegna in zona bianca con tutti fuori e seduti nei locali, stimolando consentitemi l’invidia di chi, se non per lavoro o altre esigenze non può mettere il “naso fuori dalla porta”, per poi adesso metterla in zona rossa. Io da giornalista e da medico che da oltre quarant’anni si interessa di radioprotezione, non sto capendo più nulla. La nostra categoria si trova allo sbando, i giovani medici contrattualizzati per l’emergenza Covid-19, che hanno dimostrato serietà e voglia di fare a scapito della loro salute, che fine faranno? I lavoratori autonomi, chiamati partita Iva, quanto possono ancora resistere? Chi vive alla giornata, cosa può portare a casa? Voglio a questo punto riportare il titolo di un altro mio articolo “adesso basta”. Questo mio “grido” è significativo dell’attuale situazione non più sopportabile. Non abbiamo bisogno di ristori ma di lavoro. L’Italia è una e gli unici colori devono essere quelli del territorio che si attraversa. La chiusura a settori snerva la popolazione e abbiamo visto che produce palliativi miglioramenti. Siamo troppo embricati per poter restare isolati. A mio avviso, con le dovute cautele, bisogna aprire tutto nelle ore lavorative, tralasciando per adesso i periodi ludici serali. Bisogna rafforzare le strutture ospedaliere e riconoscere, dimostrando che lo Stato c’è, un futuro lavorativo ai giovani medici, linfa della nostra sanità. Bisogna far ripartire l’economia non vessando l’imprenditoria. Non si possono, al “redde rationem“, chiedere sacrifici ai cittadini. Ultimamente, spinti da quel che avviene in altre Nazioni, si parla di isole Covid free, forse giustamente come dice il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, in Italia si è propensi ai forestierismi perché: ”... manca una buona conoscenza della propria storia e della propria lingua”. In questo periodo pandemico siamo stati investiti da un’ondata di anglicismi che sicuramente potevano essere evitati. Siamo italiani.

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