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Tagli al cuneo e decontribuzione al Sud per il rilancio del Paese

Sul fisco si comincia a vedere qualche spiraglio di luce. Per rendere più equilibrato il sistema, occorre diminuire la pressione sulle piccole imprese recuperando risorse dalle multinazionali, che hanno goduto per decenni di un regime privilegiato. Il G20, ratificando l’accordo Ocse dell’8 ottobre scorso, è andato in questa direzione. Con la Global Minimum Tax si impone un’aliquota sulle imprese non inferiore al 15%, riducendo le convenienze a trasferire sedi legali nei paesi con tassazioni caratterizzate da aliquote bassissime. Soprattutto, l’accordo di Roma costringe i top player con fatturati superiori a 20 miliardi di euro a versare una quota di imposte nei Paesi dove operano e non in quelli in cui hanno sede legale. Una svolta che renderà più agevole riscuotere dai vari Google, Pfizer, Facebook eccetera eccetera quanto debbono all’Italia come ad altri Paesi, senza dover ingaggiare ogni volta un duello condotto a colpi di carta da bollo, inframmezzato e poi faticosamente concluso da un’estenuante trattativa. L’attesa ora è che si agisca nel senso di marcia opposto per le pmi. La manovra finanziaria prevede tagli fiscali per 8 miliardi, ma solo i decreti attuativi chiariranno come saranno concretizzati. Ragionevole appare la richiesta degli industriali di concentrare gli 8 miliardi sul cuneo fiscale, abbassando il costo del lavoro per le imprese e mettendo in tasca più euro agli italiani. È da questo tipo di interventi che può generarsi un rilancio dell’iniziativa produttiva, quindi una crescita del pil dei prossimi anni superiore a quella prevista sulla base del mero calcolo dell’impatto degli investimenti possibili grazie alle risorse aggiuntive e agli allentamenti di bilancio assicurati da Next Generation Eu. Accanto all’intervento sul cuneo fiscale, va prorogato per almeno un decennio quello della decontribuzione per le imprese che operano nel Mezzogiorno. In tal senso il Governo deve far valere sul tavolo di Bruxelles le ragioni di una coesione territoriale chiesta dalla stessa Europa e che non può essere messa in discussione da veti ideologici, come quelli sui cosiddetti aiuti di stato e sulla concorrenza. Non si vede per quale motivo un’area come il Sud, assimilabile per dimensioni a una nazione europea, non possa essere oggetto di un provvedimento agevolativo simile a quello praticato da altri stati membri dell’Unione, se questa misura è fondamentale per attrarre gli investimenti necessari a ridurre drasticamente le differenze di reddito e produttività nei confronti del resto del Paese.

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