Artista poliedrica e a tutto tondo. È cantautrice, attrice di teatro, cinema e televisione. A 23 anni ha conseguito un attestato rilasciato dalla Regione Campania di “Operatore dello spettacolo e di lavoratore nel mondo dello spettacolo”. Ha partecipato a numerosi programmi radiofonici ed è stata conduttrice di eventi e manifestazioni. Dal 2016, ininterrottamente, è l’unica artista campana che è sempre riconfermata da “Rtl 102.5” ad esibirsi sul palcoscenico del “Napoli Pizza Village” sul lungomare di via Caracciolo. È impegnata nel sociale ed è testimonial di numerose iniziative di beneficenza tra cui le campagne di sensibilizzazione sociale in favore della Fondazione Melanoma Onlus nella battaglia contro il Covid-19. Ha ideato il premio “L’Arcobaleno Napoletano”, giunto quest’anno alla nona edizione, organizzato insieme alla Fondazione Melanoma onlus presieduta dall’oncologo Paolo Ascierto, per la raccolta fondi tesa a favorire la ricerca contro il melanoma. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.

«Sono nata a Capua, ma sono napoletana d’adozione. I miei genitori si sono sposati molto giovani e poiché lavoravano entrambi mi affidarono ai nonni materni con i quali ho avuto un rapporto molto intenso. Ricordo che nonno, quando avevo appena sei anni, mi faceva sedere in poltrona sulle sue ginocchia e guardavamo insieme le commedie di Eduardo De Filippo. Mi piacevano moltissimo e spesso ero io stessa che gli chiedevo di sintonizzarsi sul canale televisivo dove venivano trasmesse. È stato il mio primo incontro con il teatro e con la recitazione. A volte mi mettevo davanti allo specchio e imitavo qualche interprete femminile. Ascoltavo molto anche la radio quando trasmetteva programmi di canzoni. Mi accorsi di avere un orecchio musicale soprattutto sentendo Donna Summer e Aretha Franklin e cominciai a cantare seguendo la loro voce. Ero molto intonata anche se ero piccina e non riuscivo a pronunciare benissimo le parole in inglese. Dopo qualche anno capii che avrei voluto fare la cantante e l’attrice di teatro e ne parlai con i nonni. Li trovai immediatamente disponibili a coltivare il mio sogno a condizione che continuassi a frequentare la scuola. Nonno propose ai miei genitori di iscrivermi a un corso di canto e diede la sua disponibilità ad accompagnarmi a Napoli e a venirmi a riprendere».

A quale scuola di canto si iscrisse?

«A quella del Teatro Bellini. La mia maestra fu Gabriella De Carlo e poi, in seguito, continuai con Jenny Sorrenti». Per quanto riguarda il teatro? «Cominciai a frequentare anche un corso di dizione e di recitazione sempre al Teatro Bellini».

Ricapitolando, lei frequentava contemporaneamente la scuola “tradizionale”, un corso di canto e uno di recitazione facendo quotidianamente la spola tra Aversa, dove viveva, e Napoli con suo nonno che l’accompagnava e la riportava a casa?

«È proprio così, e avevo appena 11 anni».

Come l’affrontò questa singolare esperienza?

«Con grandi sacrifici e rinunce per una ragazzina della mia età, ma ero determinata, motivata e carica di entusiasmo. Oltretutto sono sempre stata convinta che anche un talento naturale, come venivo considerata, deve fondare il suo futuro su una solida base che solo lo studio specifico, fatto con continuità e costanza, può dare. Il cosiddetto “enfant prodige” da solo non va da nessuna parte».

Quanto è durata la scuola di canto e quella di dizione e recitazione?

«Quella per imparare i primi “fondamentali” circa dieci anni. Ma la verità è che non si finisce mai di studiare e di imparare perché come disse il grande Maestro “Gli esami non finiscono mai”».

Quando c’è stato il suo debutto canoro?

«Già a 11 anni maturai le prime esperienze esibendomi in diverse manifestazioni locali. Il debutto in senso stretto l’ho avuto nel 1996 quando partecipai al concorso “Accademia di Sanremo” arrivando in finale. Da quel momento iniziò una escalation sia a livello nazionale che locale».

E quello a teatro?

«Posso datarlo al 2003, quando fui tra i protagonisti del tour estivo della commedia “Il ritratto dell’abbondanza” per la regia di Gianfranco Gallo. Per la verità un po’ prima ero stata Giulietta in “Romeo e Giulietta” di Shakespeare all’Arena di Verona, nella rilettura e adattamento di un giovane regista veronese. Ma con Gianfranco Gallo fu tutt’altra cosa».

Come “arrivò” alla sua compagnia?

«Partecipai a un concorso per aspiranti attrici, cantanti e ballerini e fui selezionata per la categoria di canto e recitazione. Fui ammessa al corso dove Gianfranco era docente di recitazione. Finito il corso mi fece entrare nella sua compagnia e ci sono rimasta per tre anni».

Con la quale si presentò ai napoletani veraci nello storico Teatro Trianon nel 2004...

«Fui tra i protagonisti di “Quartieri Spagnoli”, uno dei lavori più belli e impegnativi di Gianfranco regista e attore. Quando salii su quel palcoscenico, di fronte a un pubblico competente e dal “palato fino” quale è quello del Teatro del Popolo Viviani di piazza Calenda, mi tremavano le gambe e avevo i brividi. Ma l’emozione durò poco. Mi accorsi dopo le prime battute di avere catturato l’attenzione della platea, di avere instaurato con gli spettatori un rapporto empatico, di avere, insomma, rotto la “quarta parete”. Quando calò il sipario presi coscienza che il mio sogno di diventare attrice di teatro si stava realizzando».

Sbocciò la seconda anima artistica di Anna Capasso e fioccarono le proposte...

«Dopo le repliche di “Quartieri Spagnoli” al Palapartenope, con la regia di Enrico Maria Lamanna, cominciò un vero tour de force che partì dal teatro Cilea con il musical “Napoli in frac”. Quindi andai in scena al Sannazaro e alla maggior parte dei teatri cittadini con altri spettacoli. Fui tra i protagonisti anche della rassegna “A spasso tra l’arte, artisti e autori” organizzata dall’Ept per “Natale a Napoli” così come “Emozioni Pasqua”. Mi volle con se anche Nello Mascia per “Festa di Piedigrotta” di Viviani. Da Roma mi chiamarono Claudio Insegno per il tour estivo “Ma che ne sai se non hai fatto il varietà?” e Pino Insegno per “Profumo di donna” al Cabaret Port’Alba. Cito ancora, tra gli altri spettacoli, “Napoli festa di canzoni” al Teatro Cilea, “Tre pecore viziose” ai Teatri Acacia e Troisi con la regia di Salvatore Ceruti, “Al di là del mare” con la regia di Gaetano Liguori, “24 maggio 1900”, dedicato a Eduardo De Filippo, e “Ditegli sempre di sì” diretto da Gigi Savoia, “Donne in viaggio da Napoli a Broadway” e, infine, “Lacreme napulitane” con Nino D’Angelo».

È stata anche co-protagonista in uno spettacolo con un campione olimpionico e mondiale di pugilato. Ci racconti...

«C’era bisogno di un’attrice per la protagonista femminile di “2 ore all’alba” al fianco di Patrizio Oliva che interpretava Pulcinella. Patrizio e Angelo Di Gennaro, che inizialmente fece parte del cast, dissero che ero la persona giusta per quella parte. Fui chiamata dalla produzione e dal regista Luciano Capponi. Feci il provino, come ho sempre fatto nella mia carriera, e mi diedero la parte. Abbiamo debuttato in Puglia, a Melendugno, poi abbiamo fatto un lungo tour che ha toccato, tra le altre città, Matera, Ascoli Piceno, Roma al “Piccolo Eliseo” e poi siamo stati a Torino al “Cardinal Massaia” e a Milano al “Nuovo”, riscuotendo ovunque un grande successo».

Tanti teatri, tanti palcoscenici. Ce n’è stato uno che ha rappresentato per lei la palestra migliore?

«Il Teatro Diana della famiglia Mirra che mi ha accolto subito come una di loro. Ci sono entrata con la compagnia di Peppe Celentano. Facevamo anche due spettacoli al giorno e le mattinate per gli studenti. Si lavorava veramente tanto con grande affiatamento tra noi attori e pari entusiasmo. Fare ridere i giovanissimi è stata una grande soddisfazione. Al Diana ho lavorato per circa quattro anni».

Canto, teatro ma anche cinema e televisione. Quando ha avuto il primo approccio con il grande schermo?

«Ancora una volta con Gianfranco Gallo che mi volle nel suo cortometraggio “Fujtevenne” del 2004. Anche per il cinema iniziò una intensa attività. Ricordo il cortometraggio sociale “Napoli nel cuore” di Giuseppe Cossentino per il quale al “Rome Web Award” sono stata premiata come seconda “migliore attrice”, poi i film “Vacanz... ieri, oggi e domani” con Carlo Croccolo, “Gramigna”, finalista ai David di Donatello 2018 nella categoria “Giovani”, e “Bruciate Napoli” di Arnaldo Delehaye, oltre ai cortometraggi “Don Vesuvio” di Maurizio Fiume e “La musica è finita” di Vincenzo Pirozzi».

E con la televisione?

«Con “Un posto al sole-Estate” con Gianfranco Gallo e Patrizio Rispo sulla terza rete Rai. Patrizio, poi, mi volle con se nello spettacolo musicale “Un posto al soul”, con il quale abbiamo girato per tutta l’Italia: con noi c’erano Serena Rossi e Gianni Lanni. Poi la serie crime “Sangue del tuo sangue” su Deejay Tv-Nove Tv e il format “Targati Napoli” con la regia di Maurizio Palumbo».

Lei è anche autrice di canzoni. Quando ha scoperto questa ulteriore “sfaccettatura” del suo poliedrico talento?

«Non scrivo a tavolino, ma seguo le emozioni del momento e i sentimenti che percorrono la mia vita. Stavo attraversando un periodo fisico non molto bello, che ho superato brillantemente. Una notte, invece di farmi prendere dall’ansia come capita un po’ a tutti, di getto scrissi il mio primo brano “Come pioggia”».

Quali sono stati i momenti più belli della carriera fatta fino a oggi?

«Sicuramente la mia partecipazione due anni fa all’“Asta di beneficenza” del Cardinale Crescenzio Sepe all’Auditorium della Rai. Sua Eminenza mi chiamò e accettai il suo invito con grande emozione e commozione. Quando ero sul palcoscenico si srotolò in un attimo la pellicola della mia vita pervasa da una profonda fede cristiana. Il nostro Metropolita volle che chiudessi la serata, condotta da Veronica Maya. Sono scolpite nella mia memoria le sue parole: “Sta piccerella è proprio brava, e ogni vota ca chiamm corre subito”. Un altro momento bello, è stato quando ripresi a cantare e recitare all’indomani del superamento del difficile momento fisico di cui ho fatto cenno prima».

Quanto è difficile per un’artista come lei lavorare a Napoli, specialmente nel teatro?

«Sotto questo aspetto la nostra città è particolare. Si privilegia l’individualismo al “fare” sistema, come invece accade nelle città del Nord Italia. È come se si avesse paura di modificare uno “status quo” con l’ingresso in squadra di elementi nuovi, perché si teme di alterare l’equilibrio che si è formato nel gruppo. A mio avviso questo modo di pensare e di agire alla lunga fa venire meno ogni stimolo innovativo e creativo, con grave danno a livello attoriale e autoriale. Anche io risento di questo stato di cose, ma dalla mia ho la fortuna di non essermi mai voluta legare a un gruppo perché ho sempre desiderato lavorare con registi diversi e fare nuove esperienze. Amo il rischio e amo mettermi continuamente in gioco; c’è sempre tanto da imparare nel nostro mestiere. Ovviamente mi piacerebbe “calpestare” i palcoscenici napoletani con maggiore frequenza e continuità».

Sta riscuotendo grande successo il suo ultimo singolo “Bye Bye”: quando l’ha scritto?

«È un progetto che nasce contro l’“amore tossico”. Molte volte ci troviamo impelagati in relazioni che non ci fanno stare bene. Ho voluto lanciare un messaggio a chiunque stia vivendo questo tipo di relazione: “Dagli una prima e una seconda possibilità, ma alla terza digli bye bye”. L’ho scritto un pomeriggio insieme al mio amico e producer Massimo D’Ambra e con Vincenzo Sperlongano, quando è terminato il lockdown, abbiamo girato anche il video a Positano, paradisiaco luogo che più di ogni altro rende l’idea che tutti, se vogliamo, possiamo realizzare un futuro migliore. Nel video con me l’attore Ivan Castiglione oltre ad Alessandro, Chiara, Giulio, Sara, Serena e Carlo».

Quale novità ha in cantiere?

«Io e Massimo D’Ambra stiamo preparando un nuovo singolo che uscirà in inverno, ma è prematuro dare qualsiasi anticipazione. C’è anche un nuovo progetto in veste di attrice».

Chi c’è dietro l’artista Anna Capasso?

«Una donna che fa del suo lavoro il pane quotidiano. Una servitrice dell’arte che ha sempre seguito con rigore, passione e diligenza le proprie scelte, senza scendere mai a compromessi che non fanno parte della sua cultura così come non lo fanno l’opportunismo e l’egoismo. Una donna che si emoziona ogni volta come se si trattasse sempre di un debutto, e che produce dentro di sé emozioni come linfa vitale per la propria esistenza».