Giorno del Ricordo, a Napoli la commemorazione a Capodimonte
Il Real Bosco ospitò uno dei principali Centri Raccolta Profughi, simbolo dell’accoglienza napoletana e della sofferenza di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le proprie terre
NAPOLI. Si è tenuta questa mattina, presso il Real Bosco di Capodimonte, la cerimonia solenne in occasione del Giorno del Ricordo, per onorare la memoria delle vittime delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati.
Il luogo scelto per la deposizione della corona d’alloro non è casuale: il Real Bosco ha ospitato per anni uno dei principali Centri Raccolta Profughi (CRP) della città, diventando un simbolo indelebile dell’accoglienza napoletana e della sofferenza di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le proprie terre nel secondo dopoguerra.
Alla cerimonia hanno preso parte, la Vicesindaco Laura Lieto, Diego Lazzarich, dell'Associazione Nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia con i rappresentanti delle associazioni degli esuli e il Prefetto di Napoli, Michele di Bari.
«Il 10 febbraio è esattamente la data in cui nel '47 fu siglato un trattato che segnò la fine e la cessione dei territori della Venezia Giulia e Dalmazia dall'Italia alla Jugoslavia e la fine di una tragedia che era quella delle Foibe. Però, per certi versi, la chiusura di una pagina tragica poi aprì una ulteriore pagina drammatica e tragica, che era quella di un esodo di circa 300.000 persone che si sparse per tutto il territorio. Molte migliaia arrivarono anche a Napoli, dove c’erano sette dei 109 campi profughi» spiega Diego Lazzarich, dell'Associazione Nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia.
«Quindi Napoli fu una città che accolse, che accolse nonostante la difficoltà. Stiamo facendo un lento recupero della memoria, difficile per certi versi, doveroso per altri; difficile anche perché molti dei testimoni di quelle vicende direttamente non ci sono più. Nonostante questo ci stiamo impegnando con il Comune, con le istituzioni. Abbiamo messo una targa nel 2016; nel 2023 abbiamo intitolato una strada della città che era transitata tutti i giorni dai profughi: Largo Esuli Istria, Fiume e Dalmazia. Insomma, un recupero difficile al quale però stiamo lavorando insieme all’Amministrazione Comunale» conclude Lazzarich.
«Napoli è una città che ricorda. - afferma la vicesindaca Laura Lieto - Questo è un posto speciale perché non tutti sanno che Capodimonte fu il primo rifugio della diaspora dalmata-istriana che fece seguito alla tragedia delle foibe e al conflitto, appunto, che ci fu tra Jugoslavia e popolazione italiana che era localizzata in Istria, nel Quarnaro e nella Venezia Giulia. Questo è stato un luogo che ha accolto queste famiglie che poi si sono naturalizzate napoletane».
«Fu un campo proprio nella zona in cui oggi ci troviamo; abbiamo delle ricostruzioni storiche molto accurate di come questo luogo meraviglioso fu lo spazio di accoglienza di queste persone. E quindi Napoli è una città dell’accoglienza sicuramente, ma anche una città che ricorda e che vuole testimoniare rispetto a un evento storico estremamente controverso, la cui attribuzione è stata oggetto di grandi dibattiti e grandi conflitti nel nostro Paese. Ebbene, in un momento difficile come quello attuale, che tutti noi ci facciamo carico di ricordare innanzitutto le vittime» conclude Lieto.
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