Mercoledì 24 Ottobre 2018 - 5:56

Batteri resistenti agli antibiotici:
si rischiano
80mila morti

LONDRA. È emergenza per la diffusione di infezioni causate dai cosiddetti batteri resistenti agli antibiotici (Amr o Antimicrobial Resistance Infection) che potrebbero causare, in caso di un'epidemia, «fino a 200.000 casi di pazienti contagiati e 80.000 vittime». Solo nel Regno Unito. A tracciare il quadro è infatti il Governo britannico in un rapporto pubblicato lo scorso mese e i cui contenuti sono apparsi oggi sul Guardian. Il Governo britannico lancia nuovamente l'allarme sulla necessità di sviluppare nuovi antibiotici perché, in caso contrario, anche operazioni di routine potrebbero diventare procedure ad altissimo rischio. Non solo. Il rischio di nuove infezioni da batteri antibiotico-resistenti è «destinato significativamente nel corso dei prossimi 20 anni».

Il Fmi: la Grecia onorerà il debito

ATENE. Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha assicurato alla direttrice generale dell'Fmi Christine Lagarde che Atene onorerà il suo debito con il Fondo monetario internazionale (450 milioni di euro) entro la scadenza del nove aprile, così come tutti gli altri suoi impegni finanziari. «La continua incertezza non è negli interessi della Grecia e accolgo positivamente la conferma del ministro che il pagamento dovuto al Fondo arriverà il nove aprile», ha dichiarato Lagarde in una nota. »Ribadisco che il Fondo rimane impegnato a lavorare insieme alle autorità per aiutare la Grecia a tornare su un percorso sostenibile di crescita e occupazione», ha precisato inoltre. Varoufakis ha anche ribadito che il governo di cui fa parte «riformerà la Grecia in profondità» e si sforzerà di migliorare «l'efficacia dei negoziati» con i creditori.

Strage in Kenya, arrestati alcuni sospetti

NAIROBI. Almeno cinque sospetti sono stati arrestati in Kenya in seguito al massacro all'università di Garissa, in cui sono state uccise 148 persone, mentre gli Shabab minacciano un «nuovo bagno di sangue». A quanto riferisce la Bbc, all'interno dell'ateneo sono stati trovati quattro sopravvissuti, due dei quali sono stati ritenuti sospetti. Uno di questi è un cittadino della Tanzania che non ha alcun legame con l'università. La Cnn cita il ministro degli Interni Joseph Nkaissery secondo il quale i sospetti arrestati sono cinque. Intanto, mentre sale la polemica sulla scarsa protezione assegnata all'università di Garissa, le autorità keniote ne hanno deciso la chiusura a tempo indefinito.

NUOVE MINACCE. Gli al-Shabab minacciano «un nuovo bagno di sangue» in Kenya. I terroristi somali, che già ieri avevano preannunciato nuovi «attacchi mortali», hanno promesso «una guerra lunga e spaventosa» contro il Kenya, le cui truppe partecipano alla missione dell'Unione Africana in Somalia. «Voi - hanno denunciato gli al-Shabab, rivolti al popolo kenyota - non ci accontentate di lasciare il vostro governo condurre politiche repressive senza protestare, voi sostenere le loro politiche eleggendoli. Per questo pagherete con il vostro sangue».

«Con il permesso di Allah - si legge in una dichiarazione scritta in inglese - non ci fermeremo davanti a niente per vendicare la morte dei nostri fratelli musulmani, fino a quando il vostro governo non fermerà l'oppressione e fino a quando tutte le terre musulmane non saranno state liberate dall'occupazione kenyiota. E, fino ad allora, le città kenyote diventeranno rosse di sangue, ci sarà una guerra lunga e spaventosa della quale, voi kenyoti, sarete le prime vittime».

Nella nota, gli al-Shahab parlano poi delle »indicibli atrocità» commesse ai danni della popolazione musulmana dell'Africa orientale dalle forze di sicurezza di Nairobi nel nordest del Paese, dove vivono migliaia di somali, e nel sud della Somalia, dove il Kenya ha inviato propri uomini per combattere i terroristi somali. L'attacco all'università di Garissa, ribadiscono, è stato organizzato «per vendicare la morte di migliaia di musulmani uccisi per mano delle truppe kenyiote». Gli Shabab minacciano quindi attacchi contro «scuole, università, luoghi di lavoro e anche contro le vostre case».

Filippine, arriva
il tifone Maysak: evacuazione
di massa

MANILA. Le autorità delle Filippine sono pronte a evacuare migliaia di persone per l'arrivo del tifone Maysak, che si sta avvicinando alla costa orientale del Paese con venti fino a 185 km orari. «Incoraggiamo la popolazione ad ascoltare gli ordini delle autorità locali», ha detto il sottosegretario del ministero dell'Interno di Manila, Austere Panadero. «Governo e polizia sono pronti a far rispettare evacuazioni preventive o forzate, se sarà necessario, per garantire la sicurezza di tutti», ha aggiunto. Secondo i dati dell'ufficio meteorologico, il tifone Maysak inizierà a portare pioggia e venti forti da domani, prima di toccare la costa delle Filippine domenica.

Le prime zone interessate dal ciclone tropicale saranno le province orientali di Aurora e Isabela dove al momento circa 10mila turisti alloggiano tra hotel e resort. A Baler, capitale della provincia di Aurora, nota destinazione per gli amanti del surf, le autorità locali hanno ordinato agli albergatori di raccomandare ai loro ospiti di iniziare a trasferirsi in zone più sicure. «Dovrebbero dire ai turisti di andare via oggi», ha detto il sindaco Nelianto Bihasa, aggiungendo di pensare anche ad "un'evacuazione preventiva se sono in zona costiera» o ad «un'evacuazione forzata, se si rifiutano» di partire. Le Filippine sono colpite, in media, da 20 cicloni ogni anno. Maysak è il terzo del 2015, ma il primo degli ultimi anni ad arrivare durante le vacanze di Pasqua.

Nucleare Iran, Israele convoca
il gabinetto
di sicurezza

TEL AVIV. All'indomani dello storico accordo di principio sul programma nucleare iraniano, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per oggi il gabinetto di sicurezza per discutere dell'intesa raggiunta a Losanna. Lo riporta il sito di Haaretz. Ieri è stato annunciato un accordo di principio con la comunità internazionale in vista di un'intesa definitiva che, in base alla tabella di marcia, dovrebbe essere raggiunta entro il 30 giugno. «Le soluzioni definite nel comunicato di Losanna - ha detto ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, citato dall'agenzia ufficiale Irna - serviranno come piattaforma sulla base della quale, se Dio vuole, la questione sarà finalizzata a maggio». Al suo arrivo a Teheran, Zarif è stato accolto da una folla di persone che esultavano per il risultato dei colloqui. Il viceministro iraniano degli Esteri Seyyed Abbas Araqchi, che ha guidato la delegazione di negoziatori, nel corso di un'intervista alla tv di stato Irib, si è detto soddisfatto dell'accordo. «L'obiettivo dell'altra parte - ha spiegato - era quello di creare un clima di fiducia sul fatto che l'Iran non si muoverà verso una dimensione militare dell'energia nucleare. Il nostro obiettivo era rassicurarli su questo punto e ottenere in cambio la legittimazione delle nostre richieste di base, la più importante delle quali è il riconoscimento internazionale del nostro programma nucleare».

Intanto, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha dato il suo benvenuto all'accordo di principio di Losanna, dicendosi pronta «a svolgere il ruolo di verifica dell'attuazione delle misure relative al nucleare, una volta che l'accordo sarà finalizzato».

Terrorismo,
con l'Isis 25mila combattenti stranieri

NEW YORK. Sono 25mila i combattenti stranieri che si sono uniti ai jihadisti dello Stato Islamico e di Al Qaeda in Iraq, Siria, Libia e Pakistan, il numero più alto mai registrato finora. L'allarme arriva dall'Onu, in un rapporto in cui si precisa che gli aspiranti combattenti partiti per il fronte provengono da 100 diversi Paesi. Nel documento, riferisce la Bbc, si sottolinea come questo ponga una minaccia immediata alla sicurezza globale: solo tra la metà del 2014 e il mese di marzo 2015 il numero dei foreign fighters è salito del 71 per cento. In Iraq e Siria se ne contano 22mila, mentre si ritiene che siano circa 6.500 quelli che combattono in Afghanistan. In Yemen, Libia e Pakistan se ne conterebbero a centinaia.

Molti di questi combattenti provengono da Tunisia, Marocco, Francia e Russia ma cresce anche il numero di quanti arrivano dalle Maldive, dalla Finlandia, da Trinidad e Tobago. Il rapporto esorta la comunità internazionale a rafforzare la collaborazione tra i servizi di intelligence e lo scambio di informazioni per arrivare all'identificazione dei foreign fighters e mette in guardia contro il rischio legato alla dispersione di questi combattenti nei vari paesi del mondo una volta che lo Stato islamico sarà stato sconfitto in Iraq e Siria.

Il rapporto messo a punto dagli esperti incaricati del monitoraggio sulle sanzioni contro Al Qaeda definisce quindi l'Iraq e la Siria «una vera e propria scuola di perfezionamento per gli estremisti» e avverte delle conseguenze di un rientro nei paesi di provenienza dei foreign fighters: se i governi si concentrano attualmente sui rischi legati alla sicurezza, il rapporto sottolinea che non bisognerà ignorare il fatto che parte di loro potrà aver bisogno di assistenza psicologica per superare i traumi subiti al fronte e che altri potrebbero essere reclutati dai gruppi criminali.

Francia, Sarkozy interrogato dalla Finanza: sospetti finanziamenti illeciti. Tre arresti

PARIGI.  L'ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è questa mattina sotto interrogatorio degli uomini della Finanza per i sospetti di finanziamento illecito della sua campagna elettorale del 2012. Nel quadro dell'inchiesta sulle false fatture nota come Bygmalion, sono stati posti in stato di fermo Guillaume Lambert, direttore della campagna elettorale di Nicolas Sarkozy nel 2012, Philippe Briand, che era tesoriere, e l'avvocato dell'UMP, il partito presieduto da Sarkozy, Philippe Blanchetier. Durante quella campagna elettorale, che poi aveva visto François Hollande vincitore, Sarko aveva superato abbondantemente il livello massimo previsto dalla legge per ogni candidato (22,5 milioni). Lo aveva stabilito la Corte dei conti. L’Ump, il partito conservatore, erede della tradizione neogollista, aveva dovuto sobbarcarsi tutto quel fardello, ritrovandosi con un debito di oltre 70 milioni di euro e scivolando sui bordi della bancarotta. I simpatizzanti avevano dovuto mettere mano al portafogli. Era stata realizzata una colletta, conclusa con successo, definita ironicamente il “Sarkothon”. All’ex presidente era stato imposto, per il superamento della soglia delle spese elettorali, anche il pagamento di penalità (circa 400mila euro) : aveva scaricato anche quelle sul partito. È proprio su questo che stanno indagando ora i giudici.

 

Lubitz depresso, la Lufthansa sapeva

BERLINO. Altro colpo di scena. Lufthansa sapeva: la compagnia aerea tedesca, holding di Germanwings, era a conoscenza di almeno un «grave episodio depressivo poi rientrato» patito da Andreas Lubitz nel 2009. Il copilota 27enne che ha fatto schiantare il volo 4U9525 uccidendo 149 persone, circa sei anni fa aveva informato via mail la scuola di volo Lufthansa delle sue difficoltà di natura psicologica. Ed è la stessa compagnia a rendere nota la circostanza, confermando le notizie emerse nei giorni scorsi. Lubitz aveva interrotto «per diversi mesi» la sua formazione di pilota per motivi di salute. E al termine di quella sospensione era stata «confermata l’abilitazione medica necessaria al volo», si legge in una nota. 

Sparatoria davanti alla sede dell'Nsa,
almeno un morto e due feriti

NEW YORK. Una persona è rimasta uccisa e almeno due ferite in una sparatoria di fronte a uno degli ingressi del quartier generale della National Security Agency americana a Fort Meade, nel Maryland. Secondo una prima ricostruzione, due uomini a bordo di un'auto hanno cercato di forzare l'ingeresso oltre i controlli prima di essere bloccati dai colpi di un agente dell'Nsa: uno è morto e l'altro è rimasto gravemente ferito. Le riprese aree diffuse dalle emittenti locali mostrano due auto, una delle quali della polizia, ferme di fronte all'ingresso, con danni evidenti. "Stiamo lavorando con l'ufficio del procuratore generale del Maryland per determinare se saranno spiccate accuse federali", si è limitata a dichiarare l'Fbi. Nella sparatoria, sarebbe stato ferito anche un agente. Il bilancio delle vittime così come una spiegazione di quanto accaduto, tuttavia, non ha ricevuto alcuna conferma dalla NSA. "Non riteniamo che questo sia legato al terrorismo", ha dichiarato la portavoce dell'Fbi di Baltimora Amy Thoreson, citata dalla Bbc. La National Security Agency (Nsa) è l'agenzia dell'intelligence americana che monitora le comunicazioni. Sono circa 40mila le persone che lavorano all'interno della sede della Nsa in Maryland. Alcuni giorni fa l'Fbi ha arrestato un uomo che aveva esploso dei colpi di arma da fuoco contro l'edificio sparando da una vicina autostrada.

L'Europa sfila a Tunisi tra la gente
per la marcia contro il terrorismo

TUNISI. Grande marcia a Tunisi per dire no al terrorismo dopo l’attacco al Museo del Bardo che, 11 giorni fa ha provocato 22 morti, di cui 4 italiani. Decine e decine di migliaia di persone sono scese in strada accogliendo l’invito del presidente tunisino a prendere parte alla marcia. “Tunisia libera, terrorismo fuori”, “Il nostro paese è più forte di voi”, gridavano i manifestanti, molti dei quali sventolavano la bandiera tunisina, sfilando lungo l’Avenue du 20 mars a Tunisi.

Con la gente hanno sfilato anche il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, il premier italiano Matteo Renzi, la presidente della Camera Laura Boldrini, il capo di Stato francese Francois Hollande, il presidente polacco e quello palestinese, Bronislaw Komorowski e Mahmoud Abbas, e il capo del governo algerino Abdelmalek Sellal.
«La Tunisia non è sola in questa battaglia contro il terrorismo, quanto accaduto al museo Bardo è terribile per la Tunisia, per l’Europa tutta», ha detto il presidente del Consiglio, ricordando che anche l’Italia ha avuto le sue vittime. «È una ferita terribile che squarcia la storia anche di alcune famiglie italiane - aggiunge - La Tunisia non è sola siamo insieme nella battaglia difficile per la democrazia. Non la daremo vinta ai terroristi, non lasceremo il futuro in mano agli estremisti».
Per Hollande «era necessario partecipare a questa marcia, i tunisini auspicavano la presenza della Francia e la Francia voleva essere al fianco dei tunisini che sono stati all’origine delle primavere arabe e sono stati vittima, con cittadini di molte nazionalità, di un atto terroristico odioso».
«Un grande saluto al popolo tunisino che ha dimostrato che non intende cedere al terrorismo. Grazie a tutti e dico al popolo tunisino: “Avanti, non sei solo”, ha dichiarato l’88enne Essebsi, presidente della Tunisia.
Il presidente della Camera Boldrini ha ricordato che quella di Tunisi è «una marcia per dire no alla violenza che ha aggredito la giovane democrazia tunisina. Per dire no alla violenza in nome di Dio, per dimostrare che questo Paese non indietreggerà di un passo di fronte alla minaccia terroristica. Che in tanti siano scesi in strada - ha aggiunto - è un segnale prezioso, perché la sconfitta del terrorismo a matrice religiosa può venire solo dal rifiuto e dalla ribellione degli stessi musulmani. A questo segnale l’Europa deve saper rispondere. Per questo eravamo qui oggi, per dirgli che siamo al loro fianco. Perché globale è la minaccia e globale dev’essere la risposta».
La manifestazione si è conclusa davanti al Museo del Bardo per esprimere la solidarietà del mondo alle vittime dell’attacco terroristico del 18 marzo, rivendicato dall’autoproclamato Stato islamico.

E a poche ore dallo svolgimento della marcia, nove terroristi islamisti sono stati uccisi da unità speciali tunisine a Kafsa, nella parte meridionale della capitale. Lo riferisce il ministero dell’Interno tunisino, precisando che tra i morti figura un leader di spicco del movimento jihadista che opera nel paese.

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