Sabato 19 Gennaio 2019 - 0:09

Life 2018, da Capri la richiesta di una nuova legge su Servizi e Facility Management

CAPRI. Si conferma un gran successo la terza edizione del format Labour Intensive Facilty Event, Life 2018, pensato e costruito attorno ai veri protagonisti del Facility Management con ospiti istituzionali e testimonianze di impresa nello scenario italiano e europeo. A Capri la seconda giornata è stata dedicata al mercato, alle regole e alle opportunità del settore dei “servizi” integrati, considerato una vera e propria leva strategica nella gestione aziendale complessiva. L’ultima edizione conferma la volontà di costituire una “Industria dei servizi” che rappresenti il punto di riferimento e giochi un ruolo di rilievo per il futuro del nostro Paese. Dal meeting di Capri la proposta forte per il settore da parte del presidente di ANIP-Confindustria, Lorenzo Mattioli: «Da LIFE 2018 lanciamo un messaggio chiaro: occorre un percorso condiviso con i cittadini che sono i nostri utenti, aziende e parti sociali per formulare una proposta di legge quadro sui Servizi che definisca, tuteli e crei le condizioni di espansione per il settore. Per raggiungere questi obiettivi siamo pronti a farne una iniziativa popolare. Occorrono 30mila firme, e siamo sicuri di poter raggiungere questo traguardo». Da parte delle istituzioni è emersa la volontà di impegnarsi per il comparto: «È una sfida interessante che accogliamo con grande impegno. Siamo disposti ad aprire un tavolo di confronto per una nuova legge quadro, volta a innovare ed efficientare i modelli di gestione dei servizi - a dichiarato Claudio Durigon, Sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali, presente al dibattito - il Ministero è a disposizione per un confronto equo e serrato». Presente all’incontro anche Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL: «Anche da parte del sindacato c’è la disponibilità a costruire un percorso per una legge quadro sui servizi su iniziativa popolare. È importante ribadire come le aziende del Facility Management, con le loro unicità di supporto strategico e gestionale, riescono a innalzare il livello di qualità dei servizi alle imprese, ma anche alle amministrazioni pubbliche. Nella veste di leader sindacale sono compiaciuto dai dati del settore: si parla infatti di 2.5 milioni di occupati potenziali del comparto a cui appartengono migliaia di PMI. Si tratta, quindi, di numeri importanti che, ritengo, possono crescere se il Governo adottasse politiche volte anche alla riqualificazione del patrimonio pubblico di cui c’è urgente bisogno», conclude il Segretario.

Giù la produzione industriale, primo calo dal 2016

"Brusca discesa" a luglio per la produzione industriale, che mostra una diminuzione anche su base trimestrale. La variazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016. A rilevarlo è l'Istat. A luglio 2018, spiega l'istituto di statistica, si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,8% rispetto a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Cresce intanto l'occupazione: +1,7% in un anno.

L’indice destagionalizzato mensile mostra diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative segnano i beni strumentali (-2,2%), i beni di consumo (-1,7%) e i beni intermedi (-1,2%); in misura più contenuta diminuisce l’energia (-0,8%). Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di luglio 2017). Nella media dei primi sette mesi la produzione è cresciuta del 2,0% su base annua. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2018 una lieve crescita tendenziale solamente per il raggruppamento dei beni strumentali (+0,7%); variazioni negative si registrano, invece, per i beni intermedi (-2,2%), i beni di consumo (-1,9%) e l’energia (-1,4%).

"L’indice destagionalizzato conferma una elevata variabilità mensile nel corso del 2018, con un orientamento alla diminuzione. In termini tendenziali, la variazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016. Solo per i beni strumentali si registra una certa tenuta dei livelli produttivi: è inoltre l’unico raggruppamento di industrie a mantenere una moderata crescita tendenziale a luglio", si legge nel commento dell'Istat.

I settori di attività economica che registrano la maggiore crescita tendenziale sono l’attività estrattiva (+2,8%), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,8%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+1,3%). Le maggiori flessioni si registrano invece nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%), nella industria del legno, della carta e stampa (-5,8%), nella metallurgia e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti) (-2,8%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-2,8%).

Manovra, Tria: «Sì al taglio dell'Irpef»

ROMA. "Bisogna vedere le compatibilità di bilancio ma sono molto favorevole a partire" con "un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari". Lo ha affermato il ministro dell'Economia Giovanni Tria, intervenendo Summer School di Confartigianato, aggiungendo che "la flat fax va finanziata con le tax expenditures", anche se "un processo complesso e che richiede tempo".

"Bisogna trovare gli spazi in modo graduale" ha precisato Tria, ricordando come "oggi c'è una complessità di aliquote, aliquote alte e una massa di Tax expenditures. Non si capisce mai chi vince e chi perde".

TAP E TAV - Inoltre, ''spero che si facciano, che si sblocchino, che ci sia una soluzione anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali'' dice il ministro dell'Economia parlando delle infrastrutture Tav e Tap.

DEBITO - E, ancora, bisogna ''continuare la riduzione debito pil''. In realtà dovremo ''iniziare, siamo nella stabilizzazione'' e ''nell'anno in corso ci sarà una correzione dello 0,1%, poi ''vediamo gli ultimi dati''.

Ryanair, nuovo sciopero in vista

Nuovo sciopero in Europa di tutto il personale di Ryanair entro fine settembre. Lo hanno annunciato ieri Filt Cgil e Uiltrasporti dopo aver riunito a Roma i sindacati europei provenienti da Belgio, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia. "Contestualmente alla proclamazione dello sciopero europeo - hanno spiegato - continueremo a denunciare alla Commissione europea e ai governi dei rispettivi Paesi l’approccio della compagnia irlandese verso i propri lavoratori".

Con il suo reiterato comportamento, spiegano le due organizzazioni sindacali, "Ryanair sta procurando gravi disagi a tutto il personale europeo, impedendo la libertà sindacale ai propri dipendenti, non riconoscendo i diritti salariali, previdenziali e assistenziali ai lavoratori e utilizzando anche personale navigante reclutato da agenzie estere di somministrazione, determinando un dumping salariale ed una giungla di regole non ammissibili per l’Ue".

"Chiediamo - hanno sottolineato Filt Cgil e Uiltrasporti - il riconoscimento delle legittime istanze dei dipendenti di Ryanair e di quelli ingaggiati dalle agenzie di somministrazione. Per il diritto ad un contratto collettivo ed al riconoscimento dei diritti dei lavoratori, abbiamo indetto in Italia - hanno annunciato infine Filt Cgil e Uiltrasporti - i prossimi 11, 12 e 13 settembre un referendum tra i piloti Ryanair, sulla validità o meno, dell'accordo firmato nei giorni scorsi con la sola associazione professionale Anpac".

Ilva al rush finale

Si comincia ad intravedere l'orizzonte di un accordo nella trattativa per la cessione dell'Ilva tra Mittal, sindacati e governo. L'incontro sull'Ilva, andato avanti ininterrottamente tutta la notte, tra ristrette e plenarie, con un ruolo attivo del governo, si avvia verso il rush finale che dovrebbe portare alla firma dell'accordo. "Sull'Ilva siamo all'ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati i rappresentanti dei lavoratori e in cui si è cercato di raggiungere il migliore risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili", ha commentato il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio entrando al Mise.

Secondo il vicepremier "la gara vinta da Mittal non aveva la possibilità di tutelare l'interesse pubblico concreto e attuale. Questo accordo invece fa si che l'interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l'eliminazione della gara". "Direi che è stato fatto per ora un buon lavoro ma aspettiamo la conclusione e la firma definitiva. Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco - ha aggiunto Di Maio - aspettiamo la firma ma da quello che si è ottenuto al tavolo stanotte già possiamo dire che nell'accordo non sarà previsto il Jobs act: i lavoratori saranno assunti con l'articolo 18".

La cordata AmInvestco, infatti, avrebbe accettato di assumere nella nuova Ilva, da subito, 10.700 lavoratori. Dopo la proposta lanciata ieri sera di portare a 10.300 gli assunti nella nuova Ilva al 2021 Fim Fiom Uilm e Usb, infatti, hanno cercato di ampliare la platea. Si è lavorato, a quanto riferiscono i sindacati, per cercare di arrivare ad un organico di 10.700-10.800 unità entro il 2022 includendo nel perimetro gli elettrici, i chimici e i marittimi di affiliate prima esclusi.

Dal testo inoltre sembra uscito il riferimento proposto dall'azienda sempre ieri sera di intese con il sindacato sul contenimento dei costi anche attraverso riduzioni dell'orario di lavoro. Quanto al contratto integrativo i sindacati hanno chiesto che Mittal preveda sul Pdr 2019 e 2020 un 'una tantum' che possa tradursi in un aumento salariale del 4%. Nel testo dell'accordo che sindacati e azienda stanno scrivendo per sottoporlo alla plenaria entra anche il piano sugli esodi incentivati: Mittal conferma infatti 250 milioni da offrire complessivamente per agevolare l'uscita volontaria dei lavoratori.

L'accordo in arrivo vede anche la conferma da parte di Mittal dell'impegno a riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva. L'azienda infatti si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori Ilva che al termine della gestione dell'amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all'esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all'interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti da Mittal.

Toninelli: «Autostrade non ricostruirà il Ponte»

Nessuna marcia indietro dal governo sui lavori di ricostruzione del Ponte Morandi. "Lasciarli" ad Autostrade per l'Italia, ribadisce il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli in Aula della Camera, "sarebbe una follia e irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime". La ricostruzione, rileva il ministro, "va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche, mantenendo in capo al concessionario l'ovvio onere dei costi". Sulla ricostruzione del ponte, rileva Toninelli, "dovrà esserci il sigillo dello Stato". Quanto alla concessione, fa notare che,"nonostante le pressioni subite, interne ed esterne", abbiamo "messo a disposizione della collettività atti che tanti cittadini nel corso degli anni hanno richiesto all'Amministrazione, vedendosi sempre sbattere portoni in faccia"."Chi sostiene di aver già pubblicato le convenzioni delle concessioni ci può spiegare dove erano le parti legate agli assurdi guadagni, quelle che si chiamano tecnicamente ''piani economici finanziari''? Semplicemente non c'erano: le abbiamo desecretate noi".

LE MISURE IN AGENDA - "Il governo sta predisponendo un provvedimento d'urgenza", un decreto legge "per Genova e per le infrastrutture, in grado di soddisfare al meglio le esigenze di una comunità duramente colpita. Si tratta di tutelare in primo luogo le persone e le imprese danneggiate". Per quanto riguarda Genova, aggiunge Toninelli, "il governo metterà in campo forme di aiuto in ordine alle rate dei mutui che molte famiglie sono costrette a pagare su immobili che non possono più abitare. Inoltre, aiuterà le imprese, ricadenti nell'area del crollo del ponte, a riprendere i cicli produttivi, prevedendo forme di agevolazione fiscale o incentivi alla temporanea delocalizzazione". "Attenzione sarà rivolta anche alle imprese dell'indotto, seppur ubicate esternamente all'area danneggiata, che stanno subendo danni economici", sottolinea il ministro.

GLI INTERVENTI - Per quanto riguarda le infrastrutture, rileva ancora Toninelli, "già nelle prossime settimane istituiremo una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Questo intervento è indispensabile per passare dalla logica dell'emergenza alla logica della prevenzione. Questa banca dati ci consentirà di intervenire ciascuno per la propria competenza per mettere in sicurezza il patrimonio infrastrutturale pubblico". Inoltre, aggiunge il ministro, "faremo in modo che vengano attuate ulteriori e più aggiornate verifiche tecniche sulle infrastrutture che fanno capo ai concessionari. Oltre a questo, il decreto disporrà l'applicazione di tecnologie avanzate di monitoraggio costante delle opere".

L'ATTACCO AI GOVERNI PRECEDENTI - "Spiace rilevare che solo a seguito di questa tragedia il mio predecessore", l'ex ministro Graziano Delrio, "abbia condiviso la posizione del governo di revocare una concessione che non sarebbe dovuta esistere in termini tanto vantaggiosi per i privati a danno dello Stato e dei cittadini". "E' giunto il momento - spiega il ministro- di fare i nomi e i cognomi dei responsabili di questo gigantesco regalo della cosa pubblica ai privati: questo banchetto è iniziato sotto i Governi di Prodi e D'Alema negli anni '90. Il 1999 è l'anno della privatizzazione delle autostrade costruite con soldi pubblici e già quasi interamente ripagate; erano gli anni in cui lo Stato avrebbe potuto incominciare a trarre utili per lo sviluppo del Paese, guadagni che sono stati trasferiti ai privati". Nel 2006-2007, rileva ancora, "è stata stipulata ancora sotto il Governo Prodi l'attuale convezione che regola i rapporti tra lo Stato e i concessionari. A conferma dell'affinità tra i Governi di Centrosinistra e Centrodestra, che come Movimento Cinque Stelle abbiamo sempre denunciato, questa convenzione è stata poi blindata definitivamente addirittura con una legge dello Stato dal successivo Governo Berlusconi nel 2008. Così sono stati messi in cassaforte i privilegi dei concessionari privati".

SCIACALLI ABBINANO PONTE MORANDI A GRONDA - "Il tema Gronda è un falso problema, utilizzato strumentalmente in questi giorni - attacca Toninelli -. La Gronda è un'opera che doveva iniziare come progetto nel 2019 e finire nel 2029 e che nulla ha a che vedere con un ponte crollato nel 2018. Coloro che stanno abbinando questa immane tragedia con la costruzione della Gronda stanno facendo esclusivamente sciacallaggio che non accettiamo. E anche per rispetto delle famiglie delle vittime e degli sfollati". "Come già più volte dichiarato non ho mai mostrato alcuna contrarietà pregiudiziale, ma semplicemente applicato il criterio che ispira tutta la mia azione: verificare il corretto uso del denaro pubblico", sottolinea il ministro.

TEMPI ASSEGNAZIONE ALLOGGI - L'impegno che il governo intende assumere, di concerto con l'Amministrazione comunale, il commissario straordinario di governo e le altre istituzioni coinvolte, rassicura Toninelli, è quello di completare l'assegnazione degli alloggi entro il mese di novembre."Cassa Depositi e Prestiti ha offerto 50 case che saranno consegnate entro la fine del mese. Il numero dei nuclei familiari che hanno richiesto il contributo della Protezione Civile è 58, per un totale 97 persone", ricorda ancora il ministro che ribadisce: "In anticipo sul cronoprogramma inizialmente previsto, tutte le persone sfollate riceveranno una sistemazione entro 3 mesi". E il ministro mette in fila i numeri di questa emergenza: "Il totale del numero dei nuclei sfollati è oggi di 255 famiglie, per un totale di 566 persone. Gli alloggi pubblici messi a disposizione dei nuclei familiari sono ad oggi 170, di cui 88 alloggi sono stati già assegnati o opzionati. Oggi 22 case ospitano 87 persone mentre altri 66 alloggi sono stati già visionati dalle famiglie e pronti per essere assegnati", dice ricordando come nei giorni immediatamente successivi al disastro siano stati stanziate risorse complessive per 33.470.000 euro per l'attuazione dei primi interventi assieme ad un piano di prima emergenza con cui realizzare una "viabilità alternativa, il potenziamento del sistema dei trasporti e l'attuazione degli interventi di recupero funzionale edilizio".

REGOLE PER IL FUTURO - "D'ora in avanti tutti i concessionari, pubblici o privati che siano - avverte Toninelli -, saranno vincolati a reinvestire gran parte degli utili nell'ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione e dovranno comprendere che l'infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico del Paese". Questo Governo, sottolinea Toninelli, "farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni autostradali e degli obblighi convenzionali, per impostare questi rapporti sulla base di nuovi principi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici. Di certo saranno cancellate le convenzioni nelle quali i costi sono pubblici e i profitti privati come quelle stipulate sotto di Governi di Prodi e Berlusconi". "Mi è stato contestato - aggiunge - di aver assunto queste posizioni solo dopo i morti di Genova; niente di più falso: è chi mi accusa che dopo aver arricchito i privati a danno dei cittadini ha parlato di rimettere in discussione le concessioni autostradali. Io personalmente già nel corso dell'illustrazione del mio programma da Ministro delle infrastrutture ho affermato testualmente che: 'l'indirizzo sul quale ci stiamo muovendo è quello di assicurare un livello tariffario sostenibile per l'utenza, anche commisurando le tariffe con gli investimenti, la manutenzione e i livelli di servizio offerti, prevedendo anche a carico delle società un programma di interventi finalizzati ad incrementare gli standard di sicurezza'.

«È una vergogna», rabbia social contro Ryanair

"E' una vergogna. Ultima volta che viaggerò con Ryanair!", "Siete semplicemente ridicoli, ho deciso di cambiare compagnia ed ho già fatto disdetta dei voli prenotati. Addio", "Vergognatevi questa è l'occasione di non volare più con Ryanair". Esplode la rabbia sui social contro la compagnia aerea irlandese in seguito all'annuncio della sua nuova policy sul trasporto dei bagagli a bordo dei velivoli. Dal primo novembre, infatti, per le prenotazioni effettuate dal primo settembre 2018 - ha spiegato la low cost - non sarà più possibile imbarcare in stiva gratuitamente le valigie che pesano fino a dieci chili ma bisognerà pagare 8 euro. Una decisione che, a giudicare dai commenti condivisi sulla pagina Facebook Ryanair, non è piaciuta a tanti clienti generando malumori e indignazione.

"Ho comprato dei biglietti per Marsiglia ad Agosto per volare a Novembre. Ora scopro che dovrò pagare la differenza", lamenta un utente, "È una cosa inaccettabile, vengono cambiate unilateralmente le condizioni contrattuali", osserva un altro, "viaggio da anni con Ryanair, non mi sono mai lamentato perché se vuoi viaggiare low cost devi adattarti, ma questa è una truffa, senza mezzi termini". A suscitare le critiche più feroci sarebbe soprattutto l'effetto retroattivo della nuova policy Ryanair, valida anche per coloro che hanno acquistato il biglietto prima del primo settembre.

La stessa compagnia infatti, sul proprio sito, spiega che "la nuova policy bagagli sarà applicata a tutti i viaggi dal 1° novembre incluso. I clienti che non hanno acquistato l'Imbarco Prioritario che hanno prenotato un volo prima del 1° settembre (per viaggi dopo il 1° novembre) possono aggiungere l'Imbarco Prioritario al costo di €8 o un bagaglio registrato da 10 kg al costo di €10 oppure - sottolinea la low cost - possono cancellare la loro prenotazione ottenendo un rimborso completo". Le diverse opzioni offerte da Ryanair, tuttavia, non sono bastate a placare le polemiche dei passeggeri.

C'è chi minaccia di cancellare il proprio viaggio - "Vorrei disdire una prenotazione per il 1 Novembre, rientro il 7 Novembre, a causa della nuova ridicola policy sui bagagli, applicata retroattivamente" - e chi invia una 'lettera' alla compagnia per esprimere le proprie perplessità: "Carissimo Ryanair, non capisco perché il nuovo regolamento riguardo al bagaglio a mano debba valere anche per coloro che hanno acquistato voli prima del 1º novembre, anche se il volo è a dicembre 2018. Voli acquistati molto prima della notizia. Scorretti!!!! Ora sarò costretto a pagare, per forza, per portare il bagaglio. Ma secondo voi, uno deve viaggiare col marsupio?"

E ancora, "Questa regola retroattiva è illegale. Nel momento in cui si prenota un biglietto si stipula un contratto. E non si può modificare", "Ormai il biglietto lo abbiamo preso, non vi vergognate a chiederci il supplemento? Già che ci siamo, il pilota lo mettete voi o dobbiamo ingaggiarlo noi? Avvisatemi per tempo, grazie", "Complimenti per la scelta di far pagare il bagaglio anche a chi ha prenotato il volo mesi prima delle nuove regole! Il fatto che permettiate di viaggiare a poco prezzo non significa che possiate fare tutto quello che volete, soprattutto essere scorretti con i vostri clienti", si legge tra i tanti commenti al vetriolo apparsi sul web.

Intanto il Codacons ha presentato un esposto ad Antitrust ed Enac "affinché adottino un provvedimento d'urgenza su Ryanair". "Non è possibile infatti - spiega l'associazione dei consumatori - vendere un servizio ad un certo prezzo e a precise condizioni, modificando le scelte economiche dei consumatori, per poi cambiare in corsa le regole del gioco trasformando sia le condizioni contrattuali, sia quelle economiche". Secondo il Codacons i viaggiatori, se avessero conosciuto prima le nuove politiche Ryanair e le tariffe sui bagagli "avrebbero potuto optare per altri vettori reperendo a tempo debito biglietti che oggi costano sicuramente di più". Da qui l'esposto ad Antitrust ed Enac affinché intervengano "con la massima urgenza a tutela degli utenti".

Lira turca recupera, Borse positive

Le Borse europee tentano la ripartenza, anche se la tensione sulla Turchia resta alta e si fa sentire sul fronte monetario e dei titoli di Stato. L'euro è in rialzo sul dollaro e torna sopra quota 1,14; la lira turca tenta di stabilizzarsi dopo il doppio crollo: nei primi scambi viaggia a 6,56 sul biglietto verde. La chiusura positiva delle piazze asiatiche (Tokyo +2,28%) segna la strada agli indici del Vecchio Continente: Londra guadagna lo 0,17%, Parigi segna +0,35% e Francoforte registra un progresso dello 0,59% con il Pil tedesco aumentato dello 0,5% nel secondo trimestre.

All'indomani delle parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha accusato di "tradimento" l'alleato americano, e della banca centrale che ha promesso di fare "tutto quello che sarà necessario" per salvare la propria moneta, l'indice Bist 100 della Borsa di Istanbul prova a reagire e segna +2,13%. A Milano l'indice Ftse Mib registra un rialzo dello 0,61% a 21.097 punti, ma l'Italia resta osservata speciale: in attesa dei primi verdetti delle agenzie di rating, lo spread tra Btp decennali e Bund si attesta a 270 punti base con un rendimento del 3,01%.

A Piazza Affari positivo il comparto bancario, guadagna circa mezzo punto percentuale il settore petrolifero che beneficia del rialzo del greggio. Maglia rosa per Saipem +3,05%, in progresso Unipol +2,42% e Azimut +2,34%. Rimbalza Unicredit +1,39%, principale azionista di Yapi Kredi quarta banca privata turca, bene Intesa Sanpaolo +0,84%. Sulla parità Banco Bpm, Ubi Banca, Tenaris e Stm. In rosso Mediaset -3,61% dopo un report; in flessione anche Mediobanca che lascia sul terreno l'1,50% e Buzzi Unicem che arretra dell'1,05%.

Nuovo tonfo per la lira turca

Ancora un tonfo per la lira turca. La valuta è scesa ai minimi storici sui mercati asiatici lunedì, continuando il crollo di venerdì di oltre il 20% rispetto al dollaro. Attualmente ci voglio 7 lire turche contro il dollaro e 8 lire contro l'euro. La lira ha perso quasi il 50 per cento del suo valore dall'inizio dell'anno.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha assicurato che l'economia turca è "solida e forte" e che la lira turca tornerà presto a "livelli ragionevoli". "La Turchia è sotto assedio in campo economico e in altri settori" ha affermato il leader turco alla Conferenza degli ambasciatori in corso ad Ankara.

La Banca centrale turca è intervenuta sui mercati tagliando il coefficiente di riserve obbligatorie in lire per le banche di 250 punti base per tutte le scadenze. L'istituto ha annunciato, in una nota, il taglio dei ratio sulle riserve per le passività FX no-core di 400 punti base. Con le misure complessivamente annunciate, qualcosa come 10 miliardi di lire turche, l'equivalente di 6 miliardi di dollari, e una liquidità in oro per un valore di 3 miliardi di dollari, verranno iniettati nel sistema finanziario della Turchia.

La Banca centrale turca, si legge ancora in una nota nella quale si enunciano i provvedimenti legati alla gestione della liquidità della propria moneta, si è detta pronta a prendere "tutte le misure necessarie" per assicurare la stabilità finanziaria e sostenere l'efficace funzionamento dei mercati dopo il crollo della lira, promettendo di fornire agli istituti di credito "tutta la liquidità necessaria".

"La Banca centrale - conclude il comunicato dell'istituto di Ankara - monitorerà attentamente la profondità del mercato e la formazione dei prezzi e adotterà tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità finanziaria, se sarà necessario".

La Turchia ha quindi elaborato un piano di azione economica che inizierà ad attuare già da oggi per allentare le tensioni degli investitori. Lo ha annunciato il ministro delle finanze del Paese, Berat Albayrak. "Da lunedì mattina in avanti le nostre istituzioni prenderanno le misure necessarie e condivideranno gli annunci con il mercato", ha detto in un'intervista al quotidiano online Hurriyet, senza fornire dettagli.

Albayrak ha tuttavia aggiunto che è stato preparato un piano per le banche e per l'economia "reale", comprese le piccole e medie imprese che sono le più colpite dalle fluttuazioni dei cambi. "Faremo i passi necessari con le nostre banche e il sistema di sorveglianza bancaria in maniera rapida", ha affermato, respingendo le voci di interventi sui conti correnti bancari denominati in dollari. Nell'intervista Albayrak ha quindi descritto la debolezza della lira come "un attacco", facendo eco alle valutazioni espresse dal presidente e suocero Recep Tayyip Erdogan.

Ryanair, venerdì nero

Giornata nera, oggi, per Ryanair alle prese con il più grande sciopero della sua storia. A causa dell'astensione dal lavoro di 24 ore dei piloti in Germania, Svezia, Irlanda e Belgio, la compagnia low cost irlandese è stata costretta a cancellare 396 voli, circa un sesto dei 2.400 previsti, che interesseranno circa 55 mila passeggeri. La protesta cade nel momento di picco di traffico estivo. I più colpiti sono i passeggeri in Germania, circa 42 mila, a causa di 250 voli cancellati. Ai clienti Ryanair offre l'opzione di riprogrammare i loro voli o di aver indietro i soldi.

In un post su Twitter, l'azienda ha sottolineato che nonostante lo sciopero in 4 su 37 mercati, tutti i 370 velivoli sono partiti in orario. Oltre 2.000 voli Ryanair, che rappresentano l'85% del programma, stanno operando normalmente, trasportando quasi 400.000 clienti in tutta Europa. A Londra, le azioni Ryanair stamane erano scambiate a 13,16 euro, in calo del 2,41%.

In Germania lo sciopero è cominciato alle 3,01 di oggi e terminerà alle 2,59 di sabato. Il personale navigante chiede nuovi contratti con aumenti retribuzioni e migliori condizioni d'impiego. In un comunicato ieri, Ryanair ha dichiarato di aver messo in campo tutte le misure per limitare i disagi e ha parlato di uno sciopero "ingiustificato e deplorevole" e si è detta disponibile a proseguire le trattative con i sindacati. La compagnia ha riconosciuto le organizzazioni dei piloti soltanto da un anno. Il mese scorso hanno scioperato gli assistenti di volo in Portogallo, Spagna e Belgio per due giorni causando la cancellazione di 600 voli.

Circa 40 piloti Ryanair in Svezia si sono uniti allo sciopero. Ad annunciarlo, il sindacato svedese dei piloti (SPF): "Oggi i nostri membri sono in sciopero per chiedere i loro diritti", ha spiegato Martin Lindgren dell'SPF. Il sindacato ha sottolineato di chiedere il rispetto da parte di Ryanair dei diritti fondamentali in materia di lavoro e il diritto dei piloti di scegliere i propri rappresentanti nelle trattative sindacali. Per quanto riguarda l'impatto dello sciopero in Svezia, Ryanair ha cancellato 22 voli da e per la Svezia. Nei Paesi Bassi, tuttavia, è stata annullata la decisione dei piloti olandesi di scioperare. La compagnia aerea discount ha ingaggiato piloti stranieri come sostituti.

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