Domenica 18 Novembre 2018 - 14:21

Toninelli: «Autostrade non ricostruirà il Ponte»

Nessuna marcia indietro dal governo sui lavori di ricostruzione del Ponte Morandi. "Lasciarli" ad Autostrade per l'Italia, ribadisce il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli in Aula della Camera, "sarebbe una follia e irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime". La ricostruzione, rileva il ministro, "va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche, mantenendo in capo al concessionario l'ovvio onere dei costi". Sulla ricostruzione del ponte, rileva Toninelli, "dovrà esserci il sigillo dello Stato". Quanto alla concessione, fa notare che,"nonostante le pressioni subite, interne ed esterne", abbiamo "messo a disposizione della collettività atti che tanti cittadini nel corso degli anni hanno richiesto all'Amministrazione, vedendosi sempre sbattere portoni in faccia"."Chi sostiene di aver già pubblicato le convenzioni delle concessioni ci può spiegare dove erano le parti legate agli assurdi guadagni, quelle che si chiamano tecnicamente ''piani economici finanziari''? Semplicemente non c'erano: le abbiamo desecretate noi".

LE MISURE IN AGENDA - "Il governo sta predisponendo un provvedimento d'urgenza", un decreto legge "per Genova e per le infrastrutture, in grado di soddisfare al meglio le esigenze di una comunità duramente colpita. Si tratta di tutelare in primo luogo le persone e le imprese danneggiate". Per quanto riguarda Genova, aggiunge Toninelli, "il governo metterà in campo forme di aiuto in ordine alle rate dei mutui che molte famiglie sono costrette a pagare su immobili che non possono più abitare. Inoltre, aiuterà le imprese, ricadenti nell'area del crollo del ponte, a riprendere i cicli produttivi, prevedendo forme di agevolazione fiscale o incentivi alla temporanea delocalizzazione". "Attenzione sarà rivolta anche alle imprese dell'indotto, seppur ubicate esternamente all'area danneggiata, che stanno subendo danni economici", sottolinea il ministro.

GLI INTERVENTI - Per quanto riguarda le infrastrutture, rileva ancora Toninelli, "già nelle prossime settimane istituiremo una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Questo intervento è indispensabile per passare dalla logica dell'emergenza alla logica della prevenzione. Questa banca dati ci consentirà di intervenire ciascuno per la propria competenza per mettere in sicurezza il patrimonio infrastrutturale pubblico". Inoltre, aggiunge il ministro, "faremo in modo che vengano attuate ulteriori e più aggiornate verifiche tecniche sulle infrastrutture che fanno capo ai concessionari. Oltre a questo, il decreto disporrà l'applicazione di tecnologie avanzate di monitoraggio costante delle opere".

L'ATTACCO AI GOVERNI PRECEDENTI - "Spiace rilevare che solo a seguito di questa tragedia il mio predecessore", l'ex ministro Graziano Delrio, "abbia condiviso la posizione del governo di revocare una concessione che non sarebbe dovuta esistere in termini tanto vantaggiosi per i privati a danno dello Stato e dei cittadini". "E' giunto il momento - spiega il ministro- di fare i nomi e i cognomi dei responsabili di questo gigantesco regalo della cosa pubblica ai privati: questo banchetto è iniziato sotto i Governi di Prodi e D'Alema negli anni '90. Il 1999 è l'anno della privatizzazione delle autostrade costruite con soldi pubblici e già quasi interamente ripagate; erano gli anni in cui lo Stato avrebbe potuto incominciare a trarre utili per lo sviluppo del Paese, guadagni che sono stati trasferiti ai privati". Nel 2006-2007, rileva ancora, "è stata stipulata ancora sotto il Governo Prodi l'attuale convezione che regola i rapporti tra lo Stato e i concessionari. A conferma dell'affinità tra i Governi di Centrosinistra e Centrodestra, che come Movimento Cinque Stelle abbiamo sempre denunciato, questa convenzione è stata poi blindata definitivamente addirittura con una legge dello Stato dal successivo Governo Berlusconi nel 2008. Così sono stati messi in cassaforte i privilegi dei concessionari privati".

SCIACALLI ABBINANO PONTE MORANDI A GRONDA - "Il tema Gronda è un falso problema, utilizzato strumentalmente in questi giorni - attacca Toninelli -. La Gronda è un'opera che doveva iniziare come progetto nel 2019 e finire nel 2029 e che nulla ha a che vedere con un ponte crollato nel 2018. Coloro che stanno abbinando questa immane tragedia con la costruzione della Gronda stanno facendo esclusivamente sciacallaggio che non accettiamo. E anche per rispetto delle famiglie delle vittime e degli sfollati". "Come già più volte dichiarato non ho mai mostrato alcuna contrarietà pregiudiziale, ma semplicemente applicato il criterio che ispira tutta la mia azione: verificare il corretto uso del denaro pubblico", sottolinea il ministro.

TEMPI ASSEGNAZIONE ALLOGGI - L'impegno che il governo intende assumere, di concerto con l'Amministrazione comunale, il commissario straordinario di governo e le altre istituzioni coinvolte, rassicura Toninelli, è quello di completare l'assegnazione degli alloggi entro il mese di novembre."Cassa Depositi e Prestiti ha offerto 50 case che saranno consegnate entro la fine del mese. Il numero dei nuclei familiari che hanno richiesto il contributo della Protezione Civile è 58, per un totale 97 persone", ricorda ancora il ministro che ribadisce: "In anticipo sul cronoprogramma inizialmente previsto, tutte le persone sfollate riceveranno una sistemazione entro 3 mesi". E il ministro mette in fila i numeri di questa emergenza: "Il totale del numero dei nuclei sfollati è oggi di 255 famiglie, per un totale di 566 persone. Gli alloggi pubblici messi a disposizione dei nuclei familiari sono ad oggi 170, di cui 88 alloggi sono stati già assegnati o opzionati. Oggi 22 case ospitano 87 persone mentre altri 66 alloggi sono stati già visionati dalle famiglie e pronti per essere assegnati", dice ricordando come nei giorni immediatamente successivi al disastro siano stati stanziate risorse complessive per 33.470.000 euro per l'attuazione dei primi interventi assieme ad un piano di prima emergenza con cui realizzare una "viabilità alternativa, il potenziamento del sistema dei trasporti e l'attuazione degli interventi di recupero funzionale edilizio".

REGOLE PER IL FUTURO - "D'ora in avanti tutti i concessionari, pubblici o privati che siano - avverte Toninelli -, saranno vincolati a reinvestire gran parte degli utili nell'ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione e dovranno comprendere che l'infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico del Paese". Questo Governo, sottolinea Toninelli, "farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni autostradali e degli obblighi convenzionali, per impostare questi rapporti sulla base di nuovi principi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici. Di certo saranno cancellate le convenzioni nelle quali i costi sono pubblici e i profitti privati come quelle stipulate sotto di Governi di Prodi e Berlusconi". "Mi è stato contestato - aggiunge - di aver assunto queste posizioni solo dopo i morti di Genova; niente di più falso: è chi mi accusa che dopo aver arricchito i privati a danno dei cittadini ha parlato di rimettere in discussione le concessioni autostradali. Io personalmente già nel corso dell'illustrazione del mio programma da Ministro delle infrastrutture ho affermato testualmente che: 'l'indirizzo sul quale ci stiamo muovendo è quello di assicurare un livello tariffario sostenibile per l'utenza, anche commisurando le tariffe con gli investimenti, la manutenzione e i livelli di servizio offerti, prevedendo anche a carico delle società un programma di interventi finalizzati ad incrementare gli standard di sicurezza'.

«È una vergogna», rabbia social contro Ryanair

"E' una vergogna. Ultima volta che viaggerò con Ryanair!", "Siete semplicemente ridicoli, ho deciso di cambiare compagnia ed ho già fatto disdetta dei voli prenotati. Addio", "Vergognatevi questa è l'occasione di non volare più con Ryanair". Esplode la rabbia sui social contro la compagnia aerea irlandese in seguito all'annuncio della sua nuova policy sul trasporto dei bagagli a bordo dei velivoli. Dal primo novembre, infatti, per le prenotazioni effettuate dal primo settembre 2018 - ha spiegato la low cost - non sarà più possibile imbarcare in stiva gratuitamente le valigie che pesano fino a dieci chili ma bisognerà pagare 8 euro. Una decisione che, a giudicare dai commenti condivisi sulla pagina Facebook Ryanair, non è piaciuta a tanti clienti generando malumori e indignazione.

"Ho comprato dei biglietti per Marsiglia ad Agosto per volare a Novembre. Ora scopro che dovrò pagare la differenza", lamenta un utente, "È una cosa inaccettabile, vengono cambiate unilateralmente le condizioni contrattuali", osserva un altro, "viaggio da anni con Ryanair, non mi sono mai lamentato perché se vuoi viaggiare low cost devi adattarti, ma questa è una truffa, senza mezzi termini". A suscitare le critiche più feroci sarebbe soprattutto l'effetto retroattivo della nuova policy Ryanair, valida anche per coloro che hanno acquistato il biglietto prima del primo settembre.

La stessa compagnia infatti, sul proprio sito, spiega che "la nuova policy bagagli sarà applicata a tutti i viaggi dal 1° novembre incluso. I clienti che non hanno acquistato l'Imbarco Prioritario che hanno prenotato un volo prima del 1° settembre (per viaggi dopo il 1° novembre) possono aggiungere l'Imbarco Prioritario al costo di €8 o un bagaglio registrato da 10 kg al costo di €10 oppure - sottolinea la low cost - possono cancellare la loro prenotazione ottenendo un rimborso completo". Le diverse opzioni offerte da Ryanair, tuttavia, non sono bastate a placare le polemiche dei passeggeri.

C'è chi minaccia di cancellare il proprio viaggio - "Vorrei disdire una prenotazione per il 1 Novembre, rientro il 7 Novembre, a causa della nuova ridicola policy sui bagagli, applicata retroattivamente" - e chi invia una 'lettera' alla compagnia per esprimere le proprie perplessità: "Carissimo Ryanair, non capisco perché il nuovo regolamento riguardo al bagaglio a mano debba valere anche per coloro che hanno acquistato voli prima del 1º novembre, anche se il volo è a dicembre 2018. Voli acquistati molto prima della notizia. Scorretti!!!! Ora sarò costretto a pagare, per forza, per portare il bagaglio. Ma secondo voi, uno deve viaggiare col marsupio?"

E ancora, "Questa regola retroattiva è illegale. Nel momento in cui si prenota un biglietto si stipula un contratto. E non si può modificare", "Ormai il biglietto lo abbiamo preso, non vi vergognate a chiederci il supplemento? Già che ci siamo, il pilota lo mettete voi o dobbiamo ingaggiarlo noi? Avvisatemi per tempo, grazie", "Complimenti per la scelta di far pagare il bagaglio anche a chi ha prenotato il volo mesi prima delle nuove regole! Il fatto che permettiate di viaggiare a poco prezzo non significa che possiate fare tutto quello che volete, soprattutto essere scorretti con i vostri clienti", si legge tra i tanti commenti al vetriolo apparsi sul web.

Intanto il Codacons ha presentato un esposto ad Antitrust ed Enac "affinché adottino un provvedimento d'urgenza su Ryanair". "Non è possibile infatti - spiega l'associazione dei consumatori - vendere un servizio ad un certo prezzo e a precise condizioni, modificando le scelte economiche dei consumatori, per poi cambiare in corsa le regole del gioco trasformando sia le condizioni contrattuali, sia quelle economiche". Secondo il Codacons i viaggiatori, se avessero conosciuto prima le nuove politiche Ryanair e le tariffe sui bagagli "avrebbero potuto optare per altri vettori reperendo a tempo debito biglietti che oggi costano sicuramente di più". Da qui l'esposto ad Antitrust ed Enac affinché intervengano "con la massima urgenza a tutela degli utenti".

Lira turca recupera, Borse positive

Le Borse europee tentano la ripartenza, anche se la tensione sulla Turchia resta alta e si fa sentire sul fronte monetario e dei titoli di Stato. L'euro è in rialzo sul dollaro e torna sopra quota 1,14; la lira turca tenta di stabilizzarsi dopo il doppio crollo: nei primi scambi viaggia a 6,56 sul biglietto verde. La chiusura positiva delle piazze asiatiche (Tokyo +2,28%) segna la strada agli indici del Vecchio Continente: Londra guadagna lo 0,17%, Parigi segna +0,35% e Francoforte registra un progresso dello 0,59% con il Pil tedesco aumentato dello 0,5% nel secondo trimestre.

All'indomani delle parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha accusato di "tradimento" l'alleato americano, e della banca centrale che ha promesso di fare "tutto quello che sarà necessario" per salvare la propria moneta, l'indice Bist 100 della Borsa di Istanbul prova a reagire e segna +2,13%. A Milano l'indice Ftse Mib registra un rialzo dello 0,61% a 21.097 punti, ma l'Italia resta osservata speciale: in attesa dei primi verdetti delle agenzie di rating, lo spread tra Btp decennali e Bund si attesta a 270 punti base con un rendimento del 3,01%.

A Piazza Affari positivo il comparto bancario, guadagna circa mezzo punto percentuale il settore petrolifero che beneficia del rialzo del greggio. Maglia rosa per Saipem +3,05%, in progresso Unipol +2,42% e Azimut +2,34%. Rimbalza Unicredit +1,39%, principale azionista di Yapi Kredi quarta banca privata turca, bene Intesa Sanpaolo +0,84%. Sulla parità Banco Bpm, Ubi Banca, Tenaris e Stm. In rosso Mediaset -3,61% dopo un report; in flessione anche Mediobanca che lascia sul terreno l'1,50% e Buzzi Unicem che arretra dell'1,05%.

Nuovo tonfo per la lira turca

Ancora un tonfo per la lira turca. La valuta è scesa ai minimi storici sui mercati asiatici lunedì, continuando il crollo di venerdì di oltre il 20% rispetto al dollaro. Attualmente ci voglio 7 lire turche contro il dollaro e 8 lire contro l'euro. La lira ha perso quasi il 50 per cento del suo valore dall'inizio dell'anno.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha assicurato che l'economia turca è "solida e forte" e che la lira turca tornerà presto a "livelli ragionevoli". "La Turchia è sotto assedio in campo economico e in altri settori" ha affermato il leader turco alla Conferenza degli ambasciatori in corso ad Ankara.

La Banca centrale turca è intervenuta sui mercati tagliando il coefficiente di riserve obbligatorie in lire per le banche di 250 punti base per tutte le scadenze. L'istituto ha annunciato, in una nota, il taglio dei ratio sulle riserve per le passività FX no-core di 400 punti base. Con le misure complessivamente annunciate, qualcosa come 10 miliardi di lire turche, l'equivalente di 6 miliardi di dollari, e una liquidità in oro per un valore di 3 miliardi di dollari, verranno iniettati nel sistema finanziario della Turchia.

La Banca centrale turca, si legge ancora in una nota nella quale si enunciano i provvedimenti legati alla gestione della liquidità della propria moneta, si è detta pronta a prendere "tutte le misure necessarie" per assicurare la stabilità finanziaria e sostenere l'efficace funzionamento dei mercati dopo il crollo della lira, promettendo di fornire agli istituti di credito "tutta la liquidità necessaria".

"La Banca centrale - conclude il comunicato dell'istituto di Ankara - monitorerà attentamente la profondità del mercato e la formazione dei prezzi e adotterà tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità finanziaria, se sarà necessario".

La Turchia ha quindi elaborato un piano di azione economica che inizierà ad attuare già da oggi per allentare le tensioni degli investitori. Lo ha annunciato il ministro delle finanze del Paese, Berat Albayrak. "Da lunedì mattina in avanti le nostre istituzioni prenderanno le misure necessarie e condivideranno gli annunci con il mercato", ha detto in un'intervista al quotidiano online Hurriyet, senza fornire dettagli.

Albayrak ha tuttavia aggiunto che è stato preparato un piano per le banche e per l'economia "reale", comprese le piccole e medie imprese che sono le più colpite dalle fluttuazioni dei cambi. "Faremo i passi necessari con le nostre banche e il sistema di sorveglianza bancaria in maniera rapida", ha affermato, respingendo le voci di interventi sui conti correnti bancari denominati in dollari. Nell'intervista Albayrak ha quindi descritto la debolezza della lira come "un attacco", facendo eco alle valutazioni espresse dal presidente e suocero Recep Tayyip Erdogan.

Ryanair, venerdì nero

Giornata nera, oggi, per Ryanair alle prese con il più grande sciopero della sua storia. A causa dell'astensione dal lavoro di 24 ore dei piloti in Germania, Svezia, Irlanda e Belgio, la compagnia low cost irlandese è stata costretta a cancellare 396 voli, circa un sesto dei 2.400 previsti, che interesseranno circa 55 mila passeggeri. La protesta cade nel momento di picco di traffico estivo. I più colpiti sono i passeggeri in Germania, circa 42 mila, a causa di 250 voli cancellati. Ai clienti Ryanair offre l'opzione di riprogrammare i loro voli o di aver indietro i soldi.

In un post su Twitter, l'azienda ha sottolineato che nonostante lo sciopero in 4 su 37 mercati, tutti i 370 velivoli sono partiti in orario. Oltre 2.000 voli Ryanair, che rappresentano l'85% del programma, stanno operando normalmente, trasportando quasi 400.000 clienti in tutta Europa. A Londra, le azioni Ryanair stamane erano scambiate a 13,16 euro, in calo del 2,41%.

In Germania lo sciopero è cominciato alle 3,01 di oggi e terminerà alle 2,59 di sabato. Il personale navigante chiede nuovi contratti con aumenti retribuzioni e migliori condizioni d'impiego. In un comunicato ieri, Ryanair ha dichiarato di aver messo in campo tutte le misure per limitare i disagi e ha parlato di uno sciopero "ingiustificato e deplorevole" e si è detta disponibile a proseguire le trattative con i sindacati. La compagnia ha riconosciuto le organizzazioni dei piloti soltanto da un anno. Il mese scorso hanno scioperato gli assistenti di volo in Portogallo, Spagna e Belgio per due giorni causando la cancellazione di 600 voli.

Circa 40 piloti Ryanair in Svezia si sono uniti allo sciopero. Ad annunciarlo, il sindacato svedese dei piloti (SPF): "Oggi i nostri membri sono in sciopero per chiedere i loro diritti", ha spiegato Martin Lindgren dell'SPF. Il sindacato ha sottolineato di chiedere il rispetto da parte di Ryanair dei diritti fondamentali in materia di lavoro e il diritto dei piloti di scegliere i propri rappresentanti nelle trattative sindacali. Per quanto riguarda l'impatto dello sciopero in Svezia, Ryanair ha cancellato 22 voli da e per la Svezia. Nei Paesi Bassi, tuttavia, è stata annullata la decisione dei piloti olandesi di scioperare. La compagnia aerea discount ha ingaggiato piloti stranieri come sostituti.

Affonda la lira, Turchia spaventa i mercati

La lira turca affonda, precipita al minimo storico nei confronti del dollaro e, nel mezzo delle tensioni con gli Stati Uniti, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è costretto a intervenire per rassicurare il Paese. Da inizio anno, riporta l'agenzia di stampa Dpa, la lira turca ha perso più del 43% del suo valore sul dollaro e stamani è arrivata a scambiare fino a 6,21 sul biglietto verde e 7,1 sull'euro. Intanto, il Financial Timesriferisce di indiscrezioni secondo le quali la Bce sarebbe preoccupata dalle ripercussioni in particolare sulle banche più esposte verso il mercato turco. In Italia, in questo senso, viene penalizzata Unicredit che cede il 3% alle 10,20.

"Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro Dio", ha detto ieri sera Erdogan da Rize. In giornata è previsto un annuncio del ministro delle Finanze e genero del presidente, Berat Albayrak, che dovrebbe rivelare i piani per una "nuova economia" nel tentativo di rassicurare gli investitori.

Intanto il leader turco è tornato a denunciare "le varie campagne" portate avanti contro la Turchia e ha ribadito: "Non dategli credito". "Oggi stiamo meglio di ieri e domani staremo ancora meglio - ha promesso - Non ho dubbi su questo". "Noi lavoriamo sodo", ha aggiunto.

L'opposizione turca non risparmia accuse al presidente Erdogan dopo il crollo della lira turca. "La crisi è arrivata!", ha scritto nel primo di una serie di tweet Selin Sayek-Boke, deputata del Chp, il principale partito di opposizione in Turchia. "Il regime - ha incalzato - ci ha trascinato in una crisi valutaria nonostante i nostri avvertimenti". "Abbiamo immediatamente bisogno - ha aggiunto la parlamentare eletta a Izmir (Smirne) - di una banca centrale indipendente, di una politica economica che dia priorità alla produttività e allo stato sociale".

Nelle ultime ore è tornata ad Ankara la delegazione guidata dal neo vice ministro degli Esteri, Sedat Onal, che era in missione a Washington dopo le ultime tensioni esplose con la decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni contro i ministri turchi di Giustizia e Interni in relazione al mancato rilascio del pastore americano Andrew Brunson, arrestato in Turchia nel 2016 con l'accusa di terrorismo e spionaggio e ora agli arresti domiciliari.

I colloqui a Washington con il vice segretario di Stato John Sullivan sembrano non aver dato risultati. Nessun dettaglio sui negoziati tra i due Paesi alleati Nato è stato fatto trapelare dai media turchi. Albayrak ha definito "inaccettabili" le sanzioni americane e ha sostenuto che hanno un "impatto limitato" sull'economia turca.

Ryanair taglia 400 voli

Ryanair ha cancellato quasi 400 voli per venerdì a causa dello sciopero dei piloti in Germania, Svezia, Irlanda e Belgio. Si tratta del più grande sciopero nella storia della compagnia aerea low cost. Sia i piloti che i membri dell'equipaggio chiedono migliori condizioni economiche, che Ryanair ha rifiutato di concedere finora.

Ai piloti di Svezia, Irlanda e Belgio, oggi si sono uniti alla protesta anche i colleghi tedeschi. Il sindacato ha proclamato lo sciopero tra le 3.01 del mattino di venerdì e le 14.59 del sabato. "Ryanair ha categoricamente escluso qualsiasi aumento di stipendio nel corso dei negoziati", ha detto il sindacalista di Vereinigung Cockpit (VC), Martin Locher durante una conferenza stampa aggiungendo che "al tempo stesso, Ryanair non ha dato alcun segnale per trovare una soluzione".

Anche i piloti olandesi potrebbero scioperare nello stesso giorno, rendendo ancor più pesante la protesta.

Sul profilo Twitter, Ryanair scusandosi per i disagi ha fatto sapere che in seguito alla decisione dei piloti tedeschi è stata costretta a cancellare 250 voli da/per la Germania sui 2400 programmati per venerdì. E che tutti i passeggeri coinvolti saranno informati tramite sms o e-mail entro oggi e sarà offerta loro la possibilità di scegliere se usufruire di un altro volo o chiedere un rimborso per quello cancellato. I 250 voli sono andati ad aggiungersi ai 146 già annullati (20 - pari al 7% - dei 300 pianificati da/per l'Irlanda, 104 in Belgio e 22 in Svezia).

 

 

Nuovo sciopero Ryanair

Continuano gli scioperi per Ryanair . I piloti in Svezia, Belgio e Irlanda incroceranno le braccia per 24 ore venerdì 10 agosto, distruggendo i piani di viaggio di circa 25.000 passeggeri per 146 voli scrive l'Indipendent. I passeggeri coinvolti dovrebbero essere già stati informati tramite SMS o e-mail, ma tutti coloro che viaggiano con la compagnia aera irlandese da/verso quei Paesi sono invitati a verificare con la compagnia aerea.

Anche i piloti in Germania e Olanda potrebbero unirsi ai loro colleghi. Un sondaggio dell'Associazione dei piloti olandesi (VNV) ha rilevato che il 99,5% dei membri sarebbe a favore di uno sciopero, mentre in Germania sono in corso colloqui con il sindacato dei piloti Vereinigung Cockpit il quale terrà una conferenza stampa l'8 agosto per discutere i suoi prossimi passi: VC ha detto che il 96% dei piloti Ryanair in Germania ha votato a favore di un'azione in tal senso.

Ryanair, che "si scusa sinceramente con i clienti per queste interruzioni, che abbiamo fatto del nostro meglio per evitare" ha detto il chief marketing officer Kenny Jacobs, giudica questi scioperi "del tutto ingiustificati".

Secondo la compagnia aerea irlandese solo 20 (il 7%) dei nostri 300 voli pianificati da/per l'Irlanda venerdì prossimo sono stati cancellati. E "tutti i 3.500 clienti interessati sono già stati avvisati via e-mail/SMS" e saranno o rimborsati o ricollocati su altri aerei. Nel frattempo gli scioperi in Belgio l'hanno già costretta a cancellare 104 voli e 22 in Svezia.

Quasi 1 milione di giovani via dal Sud in 16 anni

La popolazione diminuisce malgrado aumentino gli stranieri: nel 2017 il calo è stato di 203 mila unità a fronte di un aumento di 97 mila stranieri residenti. Il peso demografico del Sud diminuisce ed è ora pari al 34,2%, anche per una minore incidenza degli stranieri (nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno). Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati. E' quanto emerge dalle anticipazioni del Rapporto Svimez 2018, presentate oggi a Roma.

Un calo dovuto, secondo Svimez, al fatto che ancora oggi al cittadino del Sud, nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, mancano (o sono carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia. In particolare, nel comparto socio-assistenziale il ritardo delle regioni meridionali riguarda sia i servizi per l’infanzia che quelli per gli anziani e per i non autosufficienti.

Più in generale, l’intero comparto sanitario presenta differenziali in termini di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale come dimostra la griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, sia pur con un recupero negli ultimi anni, risultano ancora inadempienti su alcuni obiettivi fissati.

I dati sulla mobilità ospedaliera interregionale testimoniano le carenze del sistema sanitario meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione, e la lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri. Le regioni che mostrano i maggiori flussi di emigrazione sono Calabria, Campania e Sicilia, mentre attraggono malati soprattutto la Lombardia e l’Emilia Romagna. I lunghi tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali sono anche alla base della crescita della spesa sostenuta dalle famiglie con il conseguente impatto sui redditi.

Strettamente collegato è il fenomeno della “povertà sanitaria”, secondo il quale sempre più frequentemente l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie italiane, soprattutto nel Sud: nelle regioni meridionali sono il 3,8% in Campania, il 2,8% in Calabria, il 2,7% in Sicilia; all’estremo opposto troviamo la Lombardia con lo 0,2% e lo 0,3% della Toscana. I divari si confermano anche per quel che riguarda l’efficienza degli uffici pubblici in termini di tempi di attesa all’anagrafe, alle ASL e agli uffici postali.

Nel Mezzogiorno si delinea una netta cesura tra dinamica economica che, seppur in rallentamento, ha ripreso a muoversi dopo la crisi, e una dinamica sociale che tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro, ampliando le sacche di povertà e di disagio a nuove fasce della popolazione. Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila). Il numero di famiglie senza alcun occupato è cresciuto anche nel 2016 e nel 2017, in media del 2% all'anno, nonostante la crescita dell'occupazione complessiva, a conferma del consolidarsi di aree di esclusione all'interno del Mezzogiorno, concentrate prevalentemente nelle grandi periferie urbane.

Si tratta di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche. Preoccupante la crescita del fenomeno dei working poors: la crescita del lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario, è una delle cause, in particolare nel Mezzogiorno, per cui la crescita occupazionale nella ripresa non è stata in grado di incidere su un quadro di emergenza sociale sempre più allarmante.

Turrà, le Apl sono al fianco delle imprese per creare vera occupazione

NAPOLI  "Le politiche di sviluppo, unite ad incentivi, hanno sempre creato vere opportunità di lavoro e di stabilizzazione dei contratti. Se l’azione del governo punterà su azioni di sostegno all’economia, a partire dalle Piccole e medie imprese, si potranno creare le condizioni favorevoli anche allo sviluppo dell’occupazione e le APL (Agenzie per il Lavoro) daranno sicuramente il loro contributo al fianco delle imprese e dei lavoratori".

Lo ha detto Maurizio Turrà, presidente di Federlavoro intervenendo al convegno sul tema "Decreto Dignità e Lavoro",  promosso dall’Associazione Italiana Direttori del Personale (AIDP) Campania, presieduta da Matilde Marandola, in corso di svolgimento all'Hotel Santa Lucia di Napoli.

Il forum ha offerto spunti interessanti e prospettive diverse data la presenza nel board dei relatori di esperti legali, responsabili HR e di rappresentanti delle Agenzie per il lavoro, sono state approfondite le novità normative introdotte dal Decreto ed ipotizzati i possibili scenari derivanti dalla sua attuazione.

Nel corso del suo intervento il numero uno di Federlavoro (l'associazione di APL operanti sul territorio nazionale), ha fatto emergere il punto di vista delle Agenzie che svolgono servizi per il Lavoro e di Somministrazione, ossia degli operatori privati che si affiancano a quelli pubblici nella rete dei servizi per il lavoro, evidenziando gli aspetti del decreto che finiscono con il passare in secondo piano. "Se è vero infatti che il decreto va ad impattare soprattutto il campo di azione delle agenzie di Somministrazione - ha aggiunto Turrà - con considerazioni e timori ben espresse dai relatori, è anche vero che è del tutto da disegnare il destino delle APL e da comprendere il ruolo che svolgeranno nel processo di potenziamento dei servizi per il lavoro che il Ministro Di Maio intende mettere in atto. In merito all’impatto che il decreto avrà sulle aziende - ha concluso il presidente di Federlavoro - per contrastare la precarizzazione del lavoro occorre attrarre incentivi e puntare sulla crescita economica con interventi concreti".

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