Domenica 18 Novembre 2018 - 18:24

La proposta dell'Inps: reddito minimo a over 55 da pensioni d'oro

ROMA. Sostegno agli over55 in difficoltà, ricalcolo dei vitalizi, uscita flessibile e nuove regole per i dirigenti sindacali. Sono alcuni dei punti principali, della proposta dell'Inps, consegnata al governo e raccolta nel documento 'Non per cassa, ma per equità'.

Queste nel dettaglio le misure presentate all'esecutivo:

USCITA FLESSIBILE. Aumenta la libertà di scelta quanto alla data da cui si decide di percepire la pensione imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene la pensione prima e chi la ottiene dopo; questo contribuisce ad aumentare il benessere delle famiglie e a rendere più efficiente la gestione del personale da parte delle imprese, facilitando la ristrutturazione dell’industria italiana. Per l’uscita flessibile potranno essere mitigate nel caso in cui si decidesse di ampliare il disavanzo iniziale, tenendo conto che questo sarà compensato da minori disavanzi futuri.

ASSISTENZA 'RICCHI'. Ci sono costi limitati a carico di circa 230.000 famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiù al 10% della popolazione con redditi più alti) che si vedono ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati in virtù di una cattiva selettività degli strumenti esistenti. Tra i potenziali perdenti anche circa 250.000 percettori di pensioni elevate, legate in gran parte all’appartenenza a gestioni speciali, e non giustificate dai contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa, oltre che più di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive.

LUNGA ANZIANITA' CONTRIBUTIVA. i lavoratori con lunghe anzianità contributive (ma che hanno iniziato a lavorare dopo il compimento del diciottesimo anno d’età) che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare una riduzione di queste prestazioni che può arrivare fino al 10%. Si tratta di una platea di circa 30.000 persone all’anno e in via di riduzione.

POVERTA' OVER 55. La proposta punta ad abbattere del 50% la povertà fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la pensione.

TURNOVER PA. L'obiettivo è quello di agevolare il turnover nella pubblica amministrazione, liberando posti per nuove competenze. Semplifica il sistema e rimuove le penalizzazioni in essere per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse.

CONTI PUBBLICI. Dal punto di vista congiunturale, la proposta ha un contenuto espansivo ma senza mettere a rischio la tenuta dei nostri conti pubblici dato che complessivamente porta a ridurre il debito pubblico.

Istat: Pil +0,9% nel 2015

ROMA. «Nel 2015 si prevede una crescita del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari allo 0,9% in termini reali, cui seguirà un aumento dell’1,4% nel 2016 e nel 2017». Lo indica l'Istat nelle prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017.

Legge di Stabilità bocciata anche dalla Corte
dei Conti

ROMA. La legge di stabilità 2016 ''lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti (quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali)''. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nel complesso, secondo la Corte dei conti, le misure proposte con la legge di stabilità ''sembrano rispondere a un disegno preciso: potenziare i segnali di ripresa riconducibili a una crescita della domanda interna, concentrando l'utilizzo delle limitate risorse disponibili (al netto di quelle necessarie a disinnescare le clausole di salvaguardia) sul rafforzamento della domanda delle famiglie e sulla riduzione degli oneri che gravano sul mondo delle imprese dando, per questa via, impulso alla ripresa dell'occupazione''. In tema di investimenti infrastrutturali, invece, si mira a ''interromperne il progressivo calo, orientando le risorse su quelli su cui è possibile (e necessario) attivare il concorso europeo''. Una scelta di politica economica che, osserva Squitieri, ''utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici''. Nel percorso programmatico di finanza pubblica permangono, tuttavia, ''aspetti critici che attengono innanzitutto alla tenuta del quadro di riferimento per i prossimi anni''. L'allentamento della correzione di bilancio, ricorda la magistratura contabile, ''secondo il Governo non pregiudicherebbe, infatti, un rientro del disavanzo di dimensioni significative''. Un contenimento che, prosegue la Corte dei conti, ''consentirebbe una messa in sicurezza dei conti rispetto all'originale parametro di Maastricht e rappresenterebbe, per questa ragione, un elemento rassicurante per i mercati''. Un risultato che trova conferma anche nelle previsioni di finanza pubblica dei centri di ricerca ma che ''sconta il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro''. Un loro riassorbimento, nel 2017 e nel 2018, ''richiederà la individuazione di consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate sia pur resi meno onerosi dai benefici di una maggiore crescita''.

"Aumento iva andava rimodulato non annullato" - L'incremento dell'Iva, sterilizzato dalla legge di stabilità 2016, non doveva essere annullato ma sottoposto a un intervento più articolato, ''riguardante ad esempio un articolato intervento sulle aliquote e sulla struttura stessa'' dell'imposta. ''Nonostante la riduzione della spesa già scontata nel tendenziale sia impegnativa - osserva la magistratura contabile - le condizioni economiche avrebbero potuto consigliare l'adozione di interventi sulla spesa fiscale (riguardanti ad esempio un articolato intervento sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura delle aliquote Iva) eventualmente attutiti (ma non annullati) con misure di sgravio''. Secondo Squitieri, il rinvio, ''pur trovando la propria ragione nella opportunità di un ridisegno organico o nella necessità di non indebolire l'impulso che può venire da una riduzione fiscale, non consente di avvantaggiarsi di un momento favorevole anche alla luce della limitata dinamica dei prezzi che potrebbe permettere di contenere la spesa''. L'onere dell'aggiustamento, sottolinea la Corte dei Conti, ''verrebbe a gravare, prevalentemente, sulle Amministrazioni locali, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi''.

"Tassazione immobili senza fisionomia, attenzione" - La tassazione che riguarda gli immobili risulta ancora senza una fisionomia definita e richiede una particolare attenzione''.

"Risorse sanità aumentano solo di 500 mln" - L'incremento delle risorse per la sanità previsto dalla legge di stabilità 2016, al netto degli 800 milioni di euro necessari per l'adeguamento delle prestazioni ai nuovi Lea, ammonta ''solo'' a 500 milioni di euro.

Istat, la disoccupazione diminuisce dello 0,1%

ROMA. Il tasso di disoccupazione a settembre si attesta all’11,8%, con un calo di 0,1 punti percentuali, proseguendo il calo di luglio (-0,5 punti) e agosto (-0,1 punti). Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce dell’8,1% (-264 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 1,0 punti. Lo rileva l'Istat nella stima preliminare. La stima dei disoccupati a settembre diminuisce dell’1,1% (-35 mila).

 
Sul fronte occupazione, dopo la crescita registrata negli ultimi tre mesi (+0,7%, pari a +166 mila occupati tra giugno e agosto), a settembre 2015 la stima degli occupati diminuisce dello 0,2% (-36 mila). Il calo riguarda sia i dipendenti (-26 mila) sia gli indipendenti (-10 mila). Il tasso di occupazione diminuisce di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,5%. Su base annua l’occupazione cresce dello 0,9% (+192 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,6 punti.

Quanto agli inattivi, dopo la crescita di luglio (+0,6%) e il calo di agosto (-0,6%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese dello 0,4% (+53 mila persone inattive). Il tasso di inattività, è pari al 35,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali. Su base annua l’inattività è in calo dello 0,3% (-39 mila persone inattive) e il tasso di inattività rimane invariato. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo luglio-settembre 2015 il tasso di occupazione cresce (+0,2 punti percentuali), mentre calano il tasso di disoccupazione (-0,2 punti) e il tasso di inattività (-0,1 punti).

GIOVANI - La disoccupazione giovanile scende al 40,5% a settembre. E' quanto rileva la stima preliminare Istat. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni risulta in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente.

La stima del numero di giovani disoccupati diminuisce rispetto al mese precedente (-2,2%, pari a -14 mila). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,4% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza diminuisce nell’ultimo mese di 0,2 punti percentuali. La stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,5% nel confronto mensile (+22 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta di 0,4 punti percentuali, arrivando al 74,4%.

Nella media degli ultimi tre mesi, per i giovani 15-24enni si osserva il calo del tasso di disoccupazione (-0,6 punti percentuali), a fronte di una lieve crescita sia del tasso di occupazione (+0,1 punti) sia del tasso di inattività (+0,1 punti). In termini tendenziali, rispetto a settembre 2014, il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni cala di 0,8 punti percentuali, cala anche il tasso di disoccupazione (-1,3 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività di 2,0 punti.

Deutsche Bank taglia 9mila posti di lavoro e si ritira da 10 paesi

BERLINO. Deutsche Bank taglierà 9mila posti di lavoro e si ritirerà da 10 paesi. Ad annunciarlo è lo stesso istituto bancario tedesco illustrando il piano strategico fino al 2020. Ai 9mila posti di lavoro tagliati si aggiungeranno 6.000 posti di consulenti esterni. I paesi dai quali Deutsche Bank intende ritirarsi sono Argentina, Cile, Messico, Perù, Uruguay, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Malta e Nuova Zelanda.

 
Deutsche Bank è intanto vicina al patteggiamento con le autorità americane, che l'accusano di aver violato le norme sulle sanzioni con transazioni con paesi quali Siria e Iran. Un accordo con The New York Department of Financial Services e la Federal Reserve sarà annunciato la prossima settimana.

L'accordo di Deutsche Bank con le autorità di regolamentazione non risolverà le inchieste aperte dall'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e l'ufficio del procuratore di Manhattan. Deutsche Bank potrebbe dover affrontare indagini su possibili attività di riciclaggio di denaro a Mosca. Potrebbe essere anche messa sotto esame per possibili manipolazioni dei tassi di cambio.

L'istituto di credito ha detto di recente che prevede di accantonare altri 1,3 miliardi di dollari per coprire le sanzioni legali future. Deutsche Bank intanto ha annunciato che prevede di sospendere i dividendi per gli anni d'imposta 2015 e 2016. Il Consiglio di Gestione ha deciso di tornare a pagare i dividendi su azioni comuni dall'anno fiscale 2017.

Sud sempre più povero, 6 su 10 guadagnano meno della metà del reddito medio

ROMA. Torna a crescere il Pil, anche se appena dello 0,1%, per la prima volta positivo nel 2015 dopo sette anni, ma ci sono sempre più poveri al Sud: il 62% guadagna al massimo il 40% del reddito medio. Resta impietosa la fotografia del Mezzogiorno d'Italia che lo Svimez scatta nel suo rapporto presentato oggi. Una povertà che nei sette anni di crisi, dal 2008 al 2014, ha sì legato Nord e Sud ma che nel Mezzogiorno ha raddoppiato le sue percentuali. Per effetto della recessione, infatti, calcola ancora lo Svimez, la povertà assoluta ha superato complessivamente, nel biennio 2013-2014, i 4 milioni di persone. Ma se al Centro Nord si è passati dal dal 2,7% del 2008 al 5,6% del 2013 nel Su le percentuali hanno oscillato dal 5,2del 2008 % al 10,6 del 2013. Solo nel 2014 la povertà assoluta ha smesso di crescere nel Centro-Nord ed è leggermente diminuita nel Mezzogiorno, dice ancora lo Svimez, "verosimilmente per l’erogazione del bonus di 80 euro mensili", dice ancora.E se nel 2013 al Centro-Nord si è trovato esposto al rischio di povertà 1 persona su 10, al Sud il dato invece è di 1 persona su 3. A livello regionale, al Sud, la forbice è compresa tra il 16,5% dell’Abruzzo e quasi il 42% della Sicilia dove sono a rischio povertà oltre 4 persone su 10. Nelle altre regioni meridionali, sono a rischio oltre il 30% dei cittadini lucani, molisani e calabresi; anche il 37% dei campani si trova in questa situazione.

Una situazione critica soprattutto per le famiglie con minori, e per quelle giovani, con o senza figli. Più esposte al rischio anche le famiglie con un solo percettore di reddito perchè, annota ancora lo Svimez, " non basta avere un lavoro per uscire dal rischio povertà". Le diseguaglianze di reddito, infatti, parlano chiaro: nel Centro-Nord oltre il 50% delle persone guadagna dall’80 al 100% del reddito medio regionale; al Sud questo vale solo per una persona su cinque. Al contrario, il 61,7% delle persone guadagna al massimo il 40% del reddito medio, con punte del 66% in Campania, del 70% in Molise, e addirittura del 72% in Sicilia. Servono dunque delle politiche antipovertà, dice ancora il Rapporto Svimez che compara costi e benefici delle due proposte politiche attualmente sul tavolo di discussione: l'introduzione del reddito di inclusione sociale (REIS),che prevede l’erogazione di un sussidio di 400 euro mensili, e il credito familiare (CF), che prevede per le famiglie a rischio povertà un sussidio massimo di 780 euro.

Altrettanto rilevante è il crollo demografico: nel 2014 sono nati 174mila bambini, il valore più basso dall’Unità d’Italia. Per dare un’idea, nel 1862 nel Mezzogiorno si registravano 391 mila nati (217 mila in più di oggi) a fronte di una popolazione di 9 milioni e 600 mila unità. Nel Centro-Nord nel 1862 nascevano 442 mila bambini (113 mila in più di oggi) a fronte di una popolazione di circa 17 milioni.

Gli statali: «Pronti allo sciopero generale»

ROMA. "Chiediamo contratti per rimettere in moto servizi alle famiglie e alle imprese, accrescendo la partecipazione, e rispettando il senso di quel richiamo della Corte Costituzionale che con questa legge di stabilità si vorrebbe di fatto ignorare: è con i contratti che si rilancia il cambiamento. E se per far arrivare il messaggio servirà andare allo sciopero generale, noi siamo pronti". Lo dicono Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali rispettivamente di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, che lanciano la campagna per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

"Un contratto vero - scrivono i tre sindacalisti in una nota congiunta - per i lavoratori e per cambiare i servizi ai cittadini. Il governo la smetta con le provocazioni e apra il tavolo. Fare un nuovo contratto vuol dire investire nelle professionalità, nell’innovazione organizzativa, nella qualità dei servizi. Per i lavoratori pubblici - continuano - chiediamo un rinnovo dignitoso, che dopo sei anni di paralisi totale, per noi significa 150 euro di aumento medio con produttività e riconoscimento professionale, altro che l’equivalente di una mancia come vorrebbe il governo".

"Sei anni di sottrazione di risorse spacciata per razionalizzazione della spesa e di mancati investimenti nella qualità del lavoro pubblico sono più che abbastanza. I servizi pubblici continuano a deteriorarsi quando invece dovrebbero dare una spinta decisiva alla ripresa economica e offrire risposte valide contro la marea montante del malcontento sociale. E il governo che fa? Ancora una volta - scrivono ancora - scarica costi e responsabilità sui lavoratori pubblici, mettendo sul piatto una proposta di contratto che non merita questo nome. Evidentemente considera la contrattazione come un’attività residuale nella quale non vale la pena investire. E che è meglio confinare su un terreno sempre più ristretto per gestire sempre più materie a colpi di leggi e decreti".

"Noi diciamo invece che liberare la contrattazione è l’unico modo per produrre innovazione vera, partecipata dai lavoratori pubblici, e riportare la Pa in linea con le esigenze reali del Paese. Per questo metteremo in campo anche lo sciopero, se dalla politica non verranno risposte" aggiungono i tre sindacati.

"E prima faremo una mobilitazione forte e capillare sia a livello nazionale che territoriale, cercheremo il confronto con la società civile, punteremo a creare alleanze sociali partendo dai bisogni delle persone. Perché non si tratta solo di garantire ai lavoratori pubblici retribuzioni adeguate ed esigibilità dei diritti, ma di tenere insieme la valorizzazione delle professionalità e il diritto dei cittadini a un’amministrazione pubblica sostenibile negli assetti, trasparente nell'uso delle risorse, ed efficace nel dare risposte alle comunità", concludono i tre rappresentanti sindacali.

Poste debutta in Borsa, Caio: «Passaggio storico»

ROMA. Poste Italiane parte in rialzo al suo debutto in Piazza Affari. Il titolo del gruppo avanza alle 9 dell'1,7% a 6,85 euro, in progresso rispetto al prezzo fissato per l'ipo di 6,75 euro, ma dopo i primi scambi ritraccia, scontando anche la debolezza dell'andamento degli indici del Vecchio Continente, cauti in attesa dell'avvio del meeting della Federal Reserve che si concluderà domani. Alle 10.10 segna un rialzo dello 0,3% a 6,77 euro.

 
"Oggi si registra un passaggio storico per la nostra azienda e non solo", afferma l'amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, al via della quotazione del titolo in Piazza Affari. "Il Paese è noto per le sue eccellenze - sottolinea Caio - e oggi è la dimostrazione che si può fare eccellenza anche nei servizi. L'azenda è fatta per servire i cittadini e questa privatizzazione va anche in quella direzione".

Fiat nei guai: «Deve versare 20-30 milioni di tasse non pagate al Lussemburgo»

BRUXELLES. Fiat ha ricevuto un vantaggio illegale dal Lussemburgo attraverso gli accordi fiscali anticipati siglati fra il Granducato e Fiat Finance & Trade. Lo ha stabilito l'Antitrust della Commissione europea al termine di un'indagine sui tax ruling. "Il Lussemburgo deve recuperare fra 20 e 30 milioni di euro da Fiat Finance & Trade", ha annunciato la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager.

 

Mentre i Paesi Bassi devono recuperare da Starbucks fra i 20 e i 30 milioni di euro di tasse non pagate. L'Antitrust Ue si è espressa contro l'accordo fiscale anticipato siglato fra i Paesi Bassi e la filiale europea del gruppo statunitense del caffè. Per gli uffici della Concorrenza della Commissione europea Starbucks ha ottenuto un vantaggio fiscale illegale.

 

L'indagine della Commissione ha rivelato che un accordo fiscale emesso dalle autorità olandesi nel 2008 ha conferito un vantaggio selettivo a Starbucks Manufacturing pari a una riduzione indebita dell'onere fiscale per almeno 20-30 milioni di euro dal 2008 ad oggi.

Tasi, Renzi
fa retromarcia
su ville e castelli

ROMA. «Questa legge di stabilità continua nel percorso di abbassamento delle tasse: dopo gli 80 euro e la cancellazione della componente lavoro dell'Irap adesso tocca a Imu e Tasi oltre che alle 'tasse agricole' e agli imbullonati». E «castelli e case di lusso» pagheranno l'Imu-Tasi. Lo scrive il premier Matteo Renzi in un posto su Facebook. «Non solo: chi investe nei beni necessari all'azienda, cioè chi investe sul futuro del lavoro, ha diritto a uno sconto fiscale (misura dei cd. Superammortamenti) -prosegue il premier-. E dal prossimo anno va giù anche l'Ires, a un livello più basso della Spagna. Giù le tasse, finalmente! Altro che storie: ridurre le tasse non è di destra o di sinistra, è semplicemente giusto. Per la prima volta nella storia d'Italia le tasse vanno giù in modo sistematico, per tutti, non solo per qualcuno. Per tutti, per sempre!». La norma sull'abolizione della Tasi/Imu nella legge di stabilità «è la stessa» di quella fatta a suo tempo dal governo Berlusconi «anche sulla questione dei castelli che dunque – a differenza di quanto si dice con tono scandalizzato – pagheranno (come per abolizione Ici del 2008)», specifica Renzi.

«Ironia della sorte: i castelli furono parzialmente esentati dai governi successivi, anche di centrosinistra, perché considerate residenze storiche, ma le categorie catastali A1, A8, A9 avranno lo stesso trattamento della misura del 2008», sottolinea il premier.

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