Martedì 25 Settembre 2018 - 10:03

Ocse, in Italia il 42,3% dei giovani
è senza lavoro

ROMA. Il tasso di disoccupazione giovanile «è inquietante» in paesi come Spagna (51,8%), Grecia (50,1%) e Italia (42,3%) nel 2014. Lo afferma l'Ocse nel rapporto sull'Occupazione, aggiungendo che «in questi paesi - si aggiunge - sembra che la disoccupazione giovanile abbia raggiunto l'apice» e di recente sono stati registrati alcuni cali. «La disoccupazione giovanile è rimasta a livelli molto elevati in alcuni paesi dell'Ocse, da qui il timore che le prospettive lavorative di molti giovani usciti da poco dal sistema scolastico siano compromesse in modo permanente», osserva l'Ocse, osservando che paesi come Spagna, Grecia e Italia hanno anche registrato «un forte aumento» dei Neet, giovani che non lavorano e non studiano. L'Italia risulta al terzo posto della graduatoria Ocse in termini di percentuale di Neet, oltre il 25%, superata solo da Grecia e Turchia (che però ha visto il livello di Neet scendere dal 40% pre-crisi al 29% nel 2014.

 

In generale il tasso dei senza lavoro nel Belpaese si è attestato al 13% nel 2014 e dovrebbe scendere al 12,4% nel 2015 e all'11,9% nel 2016. Quanto alla zona euro la disoccupazione è stata all'11,4% nel 2014 e dovrebbe declinare al 10,8% nel 2015 e al 10,3% nel 2016. Nell'area Ocse in generale i senza lavoro nell'area sono poco più di 43 milioni, 11 milioni in più rispetto a prima che iniziasse la crisi, in termini percentuali al 7,1%, 1,6 punti percentuali in più rispetto al livello pre-crisi.

 

Nell'area Ocse «la disoccupazione - afferma l'ocse nel rapporto - si manterrà a livelli elevati da qui a fine 2016. Il deficit di occupazione si manifesta essenzialmente in una disoccupazione maggiore più che nell'inattività». In salita la disoccupazione di lunga durata, aumentata del 77,2% rispetto al quarto trimestre del 2007 con il timore che «molti di questi siano usciti dal mercato del lavoro, il che renderà più difficile il calo della disoccupazione», conclude l'Ocse.

Atene chiederà aiuti entro domani. Affonda Piazza Affari: -3%

MILANO. La crisi greca si arricchisce di un nuovo colpo di scena: il governo Tsipras si presenta all'Eurogruppo senza nuove proposte a dispetto delle attese dei leader europei e degli investitori. Una doccia fredda che si fa sentire sui mercati finanziari: se Piazza Affari crede, a inizio seduta, a una possibile risoluzione, nel corso delle ore prevalgono le vendite e a fine seduta il bilancio segna una flessione del 3% su un'eventuale Grexit.

Il premier greco Alexis Tsipras - dopo un colloquio trilaterale con Merkel e Hollande - domani mattina parlerà al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria. «I greci ci manderanno una richiesta di aiuti Esm entro domattina, e un nuovo Eurogruppo telefonico la valuterà, poi ci invieranno una lista di riforme. Vorremmo ricevere una proposta scritta - da parte della Grecia - molto rapidamente», assicura il presidente Jeroen Dijsselbloem alla fine dell'Eurogruppo.

Whirlpool, accordo raggiunto: salva Carinaro e nessun esubero

Accordo fatto tra Whirlpool e Fim, Fiom e Uilm sul piano industriale con cui la multinazionale americana rilancerà la produzione italiana dei siti ex Indesit. L'intesa, firmata al termine di un nuovo round al Mise, chiude un braccio di ferro tra azienda e Sindacati lungo 5 mesi, scongiura il rischio licenziamento per gli oltre 2000 lavoratori del gruppo, riassorbe tutti gli esuberi inizialmente previsti, salva i siti di Carinaro e None dalla chiusura, assegna ad ogni stabilimento una missione produttiva e soprattutto investe 513 milioni in tre anni. Già venerdì l'accordo sarà sottoposto al voto di tutti i lavoratori del gruppo. Un impegno, quello di non licenziare fino al 2018, che si accompagna ad un piano di esodi e trasferimenti incentivati, ad una ricollocazione e riqualificazione professionale per gli impiegati le cui funzioni vengono trasferite in altra regione; all'utilizzo della cassa integrazione e di contratti di solidarietà.

Pensioni, ad agosto via ai minirimborsi

ROMA. Dal primo agosto prossimo l'Inps pagherà a titolo di arretrati la rivalutazione delle pensioni all'inflazione sancita dalla sentenza della Consulta, che aveva dichiarato illegittimo il blocco della perequazione, e recepita nei giorni scorso dal decreto legge del governo. Ad essere interessate dall'erogazione una tantum, le pensioni da 3 volte il minimo fino a 6 volte (oltre questo tetto non è previsto nessun rimborso), secondo un meccanismo di decalage confermato da una circolare Inps pubblicata oggi. E per le pensioni fino a 1.500 arriverà un rimborso di 796,27 euro a valere per gli anni dal 2012 al 2015. In particolare saranno restituiti 210,6 euro di adeguamento all'inflazione per il 2012 e 447,2 per il 2013. Per il 2014 e 2015, invece, la restituzione sarà pari rispettivamente a 89,96 euro e 48,51 euro.

 
Per il 2012 e 2013 dunque, percepiranno un reintegro del 100% dell'inflazione tutti i trattamenti di importo complessivo fino a tre volte il minimo; del 40% quelli superiori a 3 volte il minimo e fino a 4 volte; del 20% quelli sopra a 4 volte il minimo e fino a 5 volte; del 10% per quelli sopra 5 volte il minimo e fino a 6 volte. Per il 2014 e il 2015 invece la rivalutazione sarà riconosciuta a partire dalle pensioni superiori a 3 volte il minimo e fino a 6 volte e sarà pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito per gli anni 2012-2013. Dal 2016 le percentuali di perequazione verranno incrementate nella misura del 50% del 40% fino a quattro volte il minimo, del 50% del 20% fino a cinque volte e del 50% del 10% fino a sei volte. Così per gli assegni superiori a 3 volte il minimo e fino a 4, che costituiscono la maggior parte dei casi, la base della pensione diventerà da agosto di 1.525 euro mensili per arrivare dal gennaio 2016 e 1.541 euro.

Il nuovo importo della pensione dell’anno 2016 sarà poi, la nuova base per il calcolo della perequazione a regime. A decorrere dal 2017 torneranno comunque in vigore le disposizioni sulla rivalutazione automatica delle pensioni della legge 388 del 2000.

Visco: «Eurozona tornata a livelli 2008, ma l'Italia è ferma»

ROMA. «Il problema è che siamo fermi. Solo alla fine di quest'anno l'Europa tornerà ai livelli produttivi del 2008, ma l'Italia è ancora lontana e serviranno diversi anni» per recuperare quel livello. È il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, durante un convegno alla Farnesina, a mettere in evidenza il ritardo sulla crescita che resta consistente rispetto al resto d'Europa. La spiegazioni di questo trend è nei problemi strutturali che restano da affrontare. Visco ricorda che «dal 2008 c'è stata una caduta di attività economica, di reddito e di occupazione», ma se «alcuni paesi ne sono usciti prima e meglio» in realtà «non abbiamo ancora risolto i problemi fondamentali, non siamo riusciti ad arrivare alla radice dei fenomeni negativi».

 

Altro elemento contrario alla crescita è l'eccessiva instabilità politica. In Europa «ci troviamo in una serie di cicli elettorali che si sovrappongono e creano molta instabilità», spiega Visco, che aggiunge: «La leadership è essenziale e dobbiamo essere tutti d'accordo: e cioè che la convergenza non è un fine in sé ma un mezzo per creare una vita migliore per tutti i cittadini».

 

Realismo, dunque, ma anche un certo ottimismo di fondo. «Siamo in una fase complessa, caratterizzata da una innovazione molto rapida e complessa»: in Italia «siamo in ritardo su quasi tutto, ma proprio per questo abbiamo opportunità in tante aree e settori per colmare» questo ritardo, evidenzia ancora il numero uno di Via Nazionale.

Italia ma anche e, soprattutto, Europa. «Sono molto gravi i segnali di mancanza di fiducia dell'Eurozona, perché indicano progressi modesti» sul fronte politico. E, avverte il Governatore, «senza progresso politico, la moneta non si difende». Solo oggi, ricorda, «sono arrivati finalmente i primi pezzi di unione bancaria». In questo scenario, la politica monetaria «ha rispettato il suo mandato fondamentale, svolgendo il ruolo di facilitatore delle altre politiche, che dovevano curare altri rischi, da quello della sostenibilità delle economie a quello di ridenominazione». Ma ora «ci sono interventi istituzionali da fare». Visco pensa anche al dossier Grecia. E vuole puntualizzare che «i paesi creditori hanno almeno altrettanto colpe dei debitori», perché «è evidente che paesi con modelli orientati all'export e una posizione creditoria elevata hanno almeno altrettante colpe dei paesi che fanno all'opposto e accumulano debito».

Prezzi alti, i consumi di gas tornati al 1997

ROMA. Prezzi alti e consumi ancora in calo, sui livelli del 1997. Mentre torna a salire la dipendenza dall'estero. Il mercato del gas in Italia evidenzia ancora problemi. Nel 2014 i prezzi del gas per i consumatori domestici italiani, evidenzia la relazione dell'Autorità per l'Energia illustrata oggi alla Camera dal presidente Guido Bortoni, risultano più alti della media dei prezzi dell’area euro per tutte le classi di consumo, al netto e al lordo delle imposte, a eccezione del prezzo netto per la classe a maggiori consumi (oltre i 5.253 m3/anno), che risulta inferiore del 2%.

Nel 2014 il consumo interno lordo di gas è diminuito di altri 8 miliardi di m3, scendendo a 61,9 mld di m3, dai 70,1 del 2013 (-11,6%). Con quest’ultima riduzione, la quarta consecutiva, i livelli di consumo lordo sono tornati ai valori rilevati tra il 1997 e il 1998. E' quanto emerge dalla relazione annuale dell'Autorità per l'energia che è stata illustrata oggi dal presidente, Guido Bortoni.

Le importazioni di gas nel 2014 si sono ridotte di un altro 10%, scendendo a poco meno di 56 mld di m3, dai circa 62 del 2013. In calo del 7,6% anche la produzione nazionale (circa 7 miliardi di m3 in totale, l’11,5% del fabbisogno). Poiché il calo nelle importazioni è stato inferiore a quello dei consumi, nel 2014 il livello di dipendenza dall’estero è risalito al 90,1%, dall’88,4% registrato nel 2013.

Il peso della Russia tra i paesi che esportano in Italia è ulteriormente cresciuto, raggiungendo il 47% delle forniture (26,2 mld di m3, +2,6 mld di m3), quasi la metà dell’intero approvvigionamento estero italiano. Con una quota del 12,3% l’Algeria ha conservato la seconda posizione (6,8 mld di m3, -46%), seguita e quasi raggiunta dalla Libia con l’11,7% (6,5 mld di m3, +0,8 mld di m3). Seguono poi il Qatar con l’8% (4,5 mld di m3, -13%), l’Olanda con il 7% circa (3,9 mld di m3, +2,2 mld di m3), la Norvegia con il 5% (2,8 mld di m3, +0,5 mld m3) e altri paesi con il 9% (5,1 mld di m3).

Giù la produzione industriale: -0,3% ad aprile

ROMA. «In aprile 2015 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,3% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile 2015 la produzione è aumentata dello 0,5% rispetto al trimestre precedente». Lo rileva l'Istat.

 
«Corretto per gli effetti di calendario, in aprile 2015 l’indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2014). Nella media dei primi quattro mesi dell’anno la produzione è diminuita dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente», prosegue la nota.

«L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni intermedi e dei beni strumentali (entrambi +0,1%); diminuiscono invece l'energia (-1,3%) e i beni di consumo (-1,2%)», aggiunge l'Istat. «In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, in aprile 2015, un solo aumento nel comparto dei beni strumentali (+3,0%); segnano invece diminuzioni i beni intermedi (-1,7%), i beni di consumo (-1,2%) e, in misura più lieve, l'energia (-0,1%)», prosegue la nota.

Per quanto riguarda i settori di attività economica, in aprile 2015 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+17,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+16,8%) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+9,1%).

Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,2%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-2,8%)», conclude la nota.

«I segnali che arrivano dall'economia italiana sono contrastanti e fotografano il momento delicatissimo vissuto dal nostro paese, con una timida ripresa che necessita di essere sostenuta da provvedimenti realmente efficaci». Lo afferma il Codacons, commentando il dato Istat sulla produzione industriale di aprile.

«Se da un lato l'Italia è uscita dalla deflazione, l'occupazione aumenta e i consumi tornano finalmente positivi, dall'altro la produzione industriale registra una battuta d'arresto -afferma il presidente Carlo Rienzi- Un dato contrastante che attesta come sia più che mai necessario sostenere in questo momento la ripresa con misure urgenti che alimentino i primi segnali positivi giunti dall'economia italiana».

Confcommercio: «Per tornare ai valori pre crisi ci vorranno 15 anni»

ROMA. L'indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) registra ad aprile 2015 una crescita pari a +0,5% rispetto a marzo e un incremento dello 0,8% tendenziale. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore consolida la tendenza al progressivo miglioramento in atto dall'estate del 2014. Il dato dell'ultimo mese sembra indicare la possibilità di una ripresa dei consumi più accentuata rispetto a quanto rilevato fino ad oggi e avvalora, unitamente alle indicazioni positive provenienti da altri indicatori congiunturali, l'ipotesi di una crescita superiore all'1% già nel 2015.

 
Confcommercio stima che solo tra quindici anni circa l'Italia tornerà ai valori del 2007. Le dinamiche attese per il biennio, si legge nell'analisi, «favoriranno solo un moderato recupero di quanto perso negli anni della recessione in termini di produzione di ricchezza, di reddito disponibile e di consumi delle famiglie. In valori pro capite, tra il 2007 e il 2014 gli italiani in media hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% per il Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell'11,3% per i consumi».

E sono sempre più poveri. Secondo l'Ufficio studi di Confcommercio «la durezza della crisi potrebbe avere effetti irreversibili o, almeno, di eccezionale durata, sulla dimensione dell'area della povertà assoluta (che caratterizza l'impossibilità di un nucleo familiare di avere accesso a un paniere di sussistenza di beni e servizi). Le persone assolutamente povere crescono del 163% nel 2013 rispetto al minimo del 2006, da meno di 2,3 milioni della metà degli anni 2000 a oltre 6 milioni, circa il 10% dell'attuale popolazione italiana. Più della metà dei poveri assoluti risiede nel Mezzogiorno».

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, senza la riforma fiscale, "se non si passa da qui, non si può ripartire". In occasione dell'assemblea annuale in corso a Rho, Sangalli ricorda: «La aspettiamo da 40 anni: abbiamo bisogno di un fisco semplice, affidabile ed equo. Senza paura cioè di continui aggiornamenti al rialzo, come speriamo non accada con la riforma del catasto».

Bollette a rate anche dopo la scadenza

ROMA. Possibilità di richiedere la rateizzazione delle bollette di elettricità e gas anche dopo la scadenza di pagamento, con un allungamento dei tempi a disposizione, e rafforzamento delle garanzie per i clienti non regolari nei pagamenti in caso di costituzione in mora. Sono le principali novità in tema di morosità approvate dall’Autorità per l'energia.

In particolare, per i clienti serviti nei regimi di tutela, la richiesta per ottenere il pagamento a rate ora potrà essere effettuata anche entro i 10 giorni successivi al termine fissato per il pagamento della fattura (finora la domanda non poteva essere inviata dopo la scadenza), cioè entro 30 giorni dalla sua emissione, invece dei 20 attuali.

Inoltre, a tutela dei consumatori, spiegala stessa Authority, la comunicazione di messa in mora sarà obbligatoria per tutte le fatture per le quali non risultino i pagamenti, anche per quelle scadute nel periodo in cui è già in corso una precedente procedura di mora, altrimenti il venditore non potrà richiedere la sospensione della fornitura. Per i servizi di tutela elettricità e gas viene quindi garantito più tempo per richiedere la rateizzazione, che deve essere obbligatoriamente offerta al cliente ad esempio in alcuni casi di fatturazione a conguaglio o di addebito di consumi non registrati dal contatore per malfunzionamento non imputabile al cliente.

L'Istat: ad aprile disoccupazione in calo

ROMA. Dopo l'incremento degli ultimi due mesi, ad aprile il tasso di disoccupazione cala di 0,2 punti percentuali, arrivando al 12,4%. Lo rileva l'Istat. Il premier Renzi twitta: «Dati ISTAT: abbiamo 159mila occupati in più in aprile primo mese pieno di #jobsact. Avanti tutta su riforme: ancora più decisi #lavoltabuona».

 
Quanto agli occupati, dopo il calo degli ultimi due mesi, ad aprile 2015 aumentano dello 0,7% (+159 mila) rispetto al mese precedente, tornando ai livelli registrati a fine 2012. Il tasso di occupazione, pari al 56,1%, cresce nell’ultimo mese di 0,4 punti percentuali. Rispetto ad aprile 2014, l’occupazione è in aumento dell’1,2% (+261 mila) e il tasso di occupazione di 0,7 punti. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra nell’ultimo mese un calo dello 0,7% (-104 mila). Il tasso di inattività diminuisce di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 35,8%, lo stesso valore di settembre 2014, il livello più basso dal 2004. Su base annua gli inattivi diminuiscono del 2,3% (-328 mila) e il tasso di inattività di 0,7 punti. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo febbraio-aprile 2015 cresce il tasso di occupazione (+0,1 punti percentuali), mentre diminuiscono sia il tasso di disoccupazione (-0,1 punti) sia il tasso di inattività (-0,1 punti).

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