Mercoledì 14 Novembre 2018 - 4:49

Mutui, la beffa delle penali estinzione anticipata

ROMA. Prosegue la situazione di allerta sul rischio che vengano reintrodotte le penali per l'estinzione anticipata di un mutuo. «Il governo tenta di addolcire la pillola non chiamandole più penali, ma inventando una formula forbita che non cambia, però, la sostanza: indennizzi equi ed obiettivi». Lo dichiarano Rosario Trefiletti della Federconsumatori e Elio Lannutti di Adusbef.

 

«Semanticamente parlando si tratta di una doppia beffa: equi ed obiettivi per chi? - commentato le associazioni - Ma soprattutto, secondo quale improbabile logica la banca dovrebbe ottenere un indennizzo perché riceve indietro dei soldi che ha anticipato? Un'assurdità, che rivela una chiara, costante e malcelata volontà di favorire il sistema bancario». «Anche perché, in realtà - precisano i rappresentanti di Federconsumatori e Adusbef - una pesantissima penale sui mutui le famiglie la pagano già e non solo sull'estinzione anticipata, ma per tutta la durata del mutuo. Le famiglie italiane, infatti, pagano mediamente tassi più elevati dallo 0,9 all'1,3% rispetto alla media europea. Percentuali che equivalgono a circa 18.000 - 22.000 Euro in più. Di fronte a questa ingiustificabile disparità il Governo non ha mai mosso un passo per riequilibrare i tassi e renderli realmente "equi"», concludono Trefiletti e Lannutti.

 

Cade Piazza Affari, crolla Prysmian

MILANO. Piazza Affari sempre più alla deriva, con l'Europa, dopo la decisione della Fed di lasciare invariati i tassi di interesse, anche se a preoccupare gli investitori sono soprattutto le valutazioni fatte dalla Fed sullo stato di salute dell'economia globale. Giudizi che si accompagnano, nell'ultima seduta della settimana, all'attesa per le elezioni in Grecia di comenica prossima. In questo scenario, a fine mattinata, a Piazza Affari il Ftse Mib scende a 21.651 punti (-2,03%) e l'All Share a 23.249 punti (-1,91%). Non stanno meglio le consorelle europee con Parigi che cede il 2,23%, Francoforte il 2,20%, Londra, più limata, lo 0,91%, Madrid il 2,18%.

Nel paniere principale milanese crolla Prysmian (-3,72%) che risente fin dall'avvio del taglio di giudizio da buy a neutral da parte di Goldman Sachs. Male il lusso con Moncler (-3,44%), Salvatore Ferragamo (-2,77%) e Luxottica (-2,39%). Giù le banche con Bpm (-2,76%), Intesa Sp (-2,75%), Mps (-2,44%), Mediobanca (-2,49%). In un paniere, tutto in rosso, a 'tenere' poco mosse cono in pochi: Ansaldo e Pirelli, entrambe invariate e Telecom (-0,13%).

Tensione al vertice Alitalia, l'Ad Cassano si dimette

ROMA. Nuove turbolenze in casa Alitalia. Arrivano, a sorpresa, le dimissioni dell'amministratore delegato Silvano Cassano. Prima fonti vicine al dossier, interpellate dall'Adnkronos, riferiscono, infatti, di crescenti tensioni al vertice dell'aviolinea, dovute, tra l'altro, anche a performance aziendali peggiori delle previsioni. Poi arriva la conferma della compagnia: «Il Dott. Cassano, che cessa il suo mandato per motivi personali, ha formalmente comunicato le dimissioni al Consiglio di Amministrazione in data odierna». Le deleghe, in attesa di individuare la nuova guida operativa, passano al presidente Luca Cordero di Montezemolo.

 
Alla base della decisioni di dimettersi, ci sarebbe, comunque, secondo le fonti interpellate, la non rosea situazione economico-finanziaria di Alitalia, che continua a macinare perdite, nonostante il nuovo ambizioso piano industriale varato con l'ingresso di Etihad. Piano che prevede il break even nel 2017 ma, alla luce dell'attuale andamento dei conti, è un obiettivo che sembra ora più lontano. Di qui lo scontento degli azionisti, che chiedono un'accelerazione nel turnaround e una strategia più efficace. Del resto, quello del trasporto aereo è un business complesso e, per questo, i soci hanno l'esigenza di un capo azienda più vicino al settore, dove Cassano è approdato, appunto, per la prima volta da pochi mesi.

Silvano Cassano è stato nominato ad di Alitalia il 5 settembre del 2014 ma ha assunto pienamente l'incarico dopo il closing del Transaction Implementation Agreement tra Alitalia ed Etihad Airways avvenuto nel dicembre scorso. Il top manager ha cominciato la sua carriera in Hertz, dove ha conosciuto l'australiano James Hogan, numero uno di Etihad e vicepresidente di Alitalia. Da Hertz alla Fiat, nel 2000, dove assume l'incarico di responsabile dei servizi finanziari di Fiat Auto, prima come amministratore delegato di Fidis, poi in qualità di presidente della business unit Consumer Service. Nel 2003 viene nominato amministratore delegato di Benetton Group per po dimettersi dall'incarico nel novembre 2006, pur rimanendo nel cda. Pochi giorni dopo è stato nominato amministratore delegato di Grandi Navi Veloci.

Confindustria: +500mila posti di lavoro nel biennio 2015-16

ROMA. Nel biennio 2015-16 verranno creati quasi cinquecentomila posti di lavoro. È la previsione contenuta nel rapporto del Csc di Confindustria, presentato oggi, sul tema "Le sfide della politica economica". «Nel 2015 il numero di persone occupate continuerà a crescere, con una variazione in media d'anno pari a +0,9%. Nel 2016 registrerà un +1% e il biennio si chiuderà con 278 mila occupati in meno rispetto a fine 2007 (-1,2%)», spiega Il Csc.

 
«Sull'andamento dell'occupazione - sottolinea il Csc - hanno certamente avuto un ruolo importante l'introduzione degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato, operativi da gennaio, e le nuove regole previste dal Jobs Act, entrate in vigore a marzo». Misure che stanno avendo «un impatto positivo». Nel 2015, la disoccupazione sarà in media del 12,%. Scenderà all'11,8% nel 2016, nonostante una forza lavoro che accelera, +0,5% in media d'anno.

Ma nonostante, la risalita dell'attività economica e un recupero dell'occupazione superiore a quanto il Csc aveva previsto nello scorso giugno, nel mercato del lavoro italiano permarrà un ampio bacino di persone, evidenzia il centro studi, a cui manca lavoro, tutto o in parte,: agli oltre 3 milioni di disoccupati nel secondo trimestre 2015 (+84,8% rispetto a sette anni prima) bisogna aggiungere gli occupati part time involontari (2,6 milioni , +88,8%) e i non occupati che sarebbero disponibili a lavorare ma non hanno ancora compiuto azioni di ricerca attiva perché scoraggiati (1,6 milioni, +53,4%) oppure stanno aspettando l'esito di passate azioni di ricerca, 638mila, raddoppiati. in totale si tratta di 8 milioni di persone, +105,9%.

Hp vuol licenziare 30mila dipendenti

WASHINGTON. Hewlett Packard è pronta a licenziare tra le 25.000 e le 30.000 persone in vista dello scorporo dell'azienda in due società differenti. L'annuncio è stato dato ufficialmente da Meg Whitman, ad di Hp, che ha spiegato come da questi esuberi si arriverà a un risparmio per circa 2,7 miliardi di dollari che compenseranno gli oneri, pari alla stessa cifra, dovuti alla ristrutturazione del gruppo. Il taglio, annunciato nei mesi scorsi e del quale non si conosce ancora la tempistica, riguarderà il 10% della forza lavoro complessiva del gruppo ma si concentrerà solo sui dipendenti della nuova Hewlett Packard Enterprise, la società del gruppo che si occuperà dei server e dei servizi. L'altra si chiamerà HP Inc e sarà focalizzata su stampanti e computer e, al momento, è esclusa dai tagli. Gli esuberi si vanno ad aggiungere a quelli del 2012, quando l'azienda licenziò oltre 50.000 persone.

Scende il debito pubblico, a luglio sotto 2.200 miliardi

ROMA. Torna sotto quota 2.200 miliardi il debito pubblico italiano. Si attesta a luglio, secondo i dati del supplemento al bollettino statistico di Bankitalia, a 2.199,179 miliardi di euro, in calo di 4,461 miliardi rispetto ai 2.203,64 miliardi di giugno. Rispetto ai 2.167,71 miliardi di luglio 2014, il debito è comunque salito di 31,463 miliardi. Buone notizie anche dal fronte delle entrate. A luglio si sono attestate a 37,739 miliardi di euro, in crescita di 1,935 miliardi di euro rispetto ai 35,858 mld. Nei primi sette mesi dell'anno le entrate tributarie sono ammontate a 224,925 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 223,992 miliardi dello stesso periodo del 2014.

Consumi in crescita del 2,1% a luglio

ROMA. I consumi a luglio sono aumentati del 2,1% su base tendenziale, si tratta della variazione più elevata degli ultimi 5 anni. La crescita rispetto a giugno e di 0,4%. A rilevarlo è l'indagine congiunturale dell'ufficio studi di Confcommercio, in base all'indicatore Icc (su dati destagionalizzati in quantità). I dati degli ultimi mesi confermano il miglioramento della domanda per consumi sostenuta in larga parte da un nuovo ciclo di acquisti di beni durevoli.

«Attrattori dei consumi nei primi 7 mesi del 2015 sono i beni e i servizi per la mobilità, complici, anche gli aumenti dei carburanti e del trasporto pubblico (+6,2%) - ha detto Bella - e inoltre i beni e servizi per le comunicazioni, dunque apparecchi tecnologici come telefonini e computer (dei quali cresce anche l'import) e i consumi legati al turismo, alberghi e consumazioni fuori casa (+ 1%). Mentre l'aumento di alimentari, bevande e tabacchi è di solo 0,5%».

«I segni meno sono ormai archiviati, c'è il risveglio dei consumi e la fiducia delle imprese e delle famiglie. La ripresa c'è ma la prudenza è d'obbligo», commenta il presidente della confcommercio, Carlo Sangalli. Il presidente dei commercianti quindi ha sollecitato il governo ad agire sulla leva fiscale. «Nei primi sei mesi di quest'anno 35.000 attività commerciali al dettaglio hanno chiuso. Non c'è tempo da perdere, bisogna ridurre con più coraggio le tasse e tagliare l'Irpef da subito nel 2016» ha raccomandato. La Confcommercio, in particolare, chiede l'abolizione totale dell'Imu degli immobili delle imprese. Quello per le tasse sulla casa, «sarà l'unico funerale a cui gli italiani parteciperanno con gioia» ha detto a proposito della promessa del Premier di abolire la tassa sulla prima casa il 16 dicembre. Sangalli ha aggiunto: «Chiediamo la totale deduzione dell'Imu sugli immobili delle imprese, inclusi gli alberghi e negozi».

Entro fine mese le tasse possono aumentare di 1,4 miliardi

ROMA. Se entro la fine del mese non arriveranno provvedimenti di legge con cui sterilizzare le clausole di salvaguardia il rischio è che, dal primo ottobre, possano scattare i previsti aumenti delle accise sui carburanti e sugli acconti di novembre di Irap e Ires sulle imprese da 1,4 miliardi di euro. A ricordare come sia iniziato il conto alla rovescia è la Cgia di Mestre. «Siamo certi che il Governo Renzi non avrà problemi a reperire questi 1,4 miliardi di euro. Molto più difficile sarà recuperarne altri 16 per sterilizzare gli effetti economici delle clausole di salvaguardia per l’anno venturo. Risorse che l’esecutivo dovrà individuare entro la fine di quest’anno, probabilmente con la prossima legge di Stabilità», dice Paolo Zabeo degli artigiani di Mestre che guarda agli annunci fiscali del governo.

Bene dunque «togliere le tasse sulla prima casa», ma è anche «necessario essere chiari e dire dove si troveranno le coperture per scongiurare l’aumento dell’Iva, delle accise e degli acconti Irap/Ires, per abolire la Tasi ed eventualmente anche l’Imu sull’abitazione principale e, infine, per scongiurare la riduzione delle detrazioni e deduzioni fiscali».

La prima clausola di salvaguardia che andrà in scadenza entro il prossimo 30 settembre, ricorda ancora la Cgia, pesa per 728 milioni di euro ed è stata introdotta qualche mese fa a seguito della mancata autorizzazione da parte dell’Unione europea all’estensione del “Reverse charge” alla grande distribuzione (misura prevista con la legge di Stabilità 2015); la seconda,che pesa per 671 milioni di euro, risale invece al governo Letta dell’agosto del 2013. In quell’occasione, ricordano ancora gli artigiani, l’Esecutivo confermò l’abolizione della prima rata dell’Imu del 2013, ridusse le previsioni di spesa e fece ricorso per ragioni di copertura al gettito incassato dalla sanatoria accordata ai concessionari dei giochi e al maggior gettito Iva generato dal pagamento dei debiti pregressi della Pa.

Ma a fronte di 1,52 miliardi di euro attesi da queste due misure, furono incassati solo 880 milioni di euro. Pertanto, per reperire i rimanenti 640 milioni di euro, fu introdotta una clausola di salvaguardia che disponeva l’aumento gli acconti Ires e Irap di 1,5 punti percentuali che prevedeva anche l’incremento delle accise a partire dal 1 gennaio 2015, per un importo complessivo di 671,1 milioni di euro. Aumento che non si verificò poiché il Governo Renzi, con il DL 192/2014, recuperò le risorse necessarie dalla “Voluntary disclosure”.

Tuttavia, avverte ancora la Cgia, «se le entrate derivanti da questa misura non saranno sufficienti, entro il 30 settembre 2015 scatterà una nuova clausola che aumenterà gli acconti Ires e Irap per il periodo di imposta 2015 e, a partire dal 2016, anche gli importi delle accise».

I prezzi di diesel
e benzina tornano
a crescere

ROMA. Dopo un agosto tutto all'insegna dei ribassi, settembre comincia con un netto aumento dei prezzi alla pompa visti i forti rialzi delle quotazioni alla fine della scorsa settimana. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, questa mattina hanno messo mano ai listini Eni (+2 cent su benzina e diesel), Q8/Shell (+1 cent sulla verde e +2 sul gasolio) e TotalErg (+2 cent su entrambi). In controtendenza Esso, che in agosto era stata più prudente nei ribassi e che oggi riduce di nuovo i prezzi consigliati: -2 cent sulla verde e -1 cent sul diesel. Fermi i prezzi del Gpl. Queste le medie ponderate nazionali dei prezzi tra le diverse compagnie in modalità servito calcolate dalla Staffetta: benzina a 1,622 (+0,9 cent) euro/litro, diesel a 1,451 euro/litro (+1,3 cent), Gpl Eni a 0,601 euro/litro (invariato), metano a 0,99 euro/kg (invariato, fonte metanoauto.com).

Finalmente la disoccupazione cala: a luglio scende al 12%

ROMA. In calo il tasso di disoccupazione a luglio. Secondo le stime diffuse oggi dall'Istat, il valore è sceso di 0,5 punti percentuali, arrivando a quota 12,0%. In diminuzione anche la stima dei disoccupati, che scende del 4,4% (-143mila) su base mensile. Nei dodici mesi la disoccupazione è diminuita del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti. Il calo della disoccupazione a luglio riguarda anche i giovani nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Il tasso è pari al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, precisa l'istituto di statistica, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. La stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,6% nel confronto mensile (+27 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni cresce di 0,5 punti percentuali, arrivando al 74,4%.

La stima del numero di giovani disoccupati, prosegue l'Istat, diminuisce rispetto al mese precedente (-51 mila, pari a -7,6%). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,4% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza, continua l'Istat, diminuisce nell’ultimo mese di 0,9 punti percentuali.

Con riferimento alla media degli ultimi tre mesi, per i giovani 15-24enni si osserva il calo sia del tasso di occupazione (-0,2 punti) sia del tasso di disoccupazione (-0,2 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività (+0,5 punti percentuali). In termini tendenziali, cioè rispetto a luglio 2014, il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni cala di 0,5 punti percentuali, cala anche il tasso di disoccupazione (-2,6 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività di 2,0 punti.

Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell’anno l’occupazione cresce dell’1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti.

Inoltre, prosegue l'Istat, dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività, è pari al 35,9%, in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l’inattività è in calo dello 0,6% (-87mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti.

Infine, rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo maggio-luglio 2015 il tasso di occupazione cresce (+0,2 punti percentuali), mentre calano il tasso di disoccupazione (-0,1 punti) e il tasso di inattività (-0,1 punti).

CRESCITA. Nel secondo trimestre del 2015 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2014. La stima preliminare diffusa lo scorso 14 agosto aveva rilevato una crescita congiunturale dello 0,2% e tendenziale dello 0,5%. Lo rileva l'Istat.

Il secondo trimestre del 2015 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2014. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,6%, spiega l'Istat nella nota. Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna hanno mostrato andamenti dissimili, con i consumi finali nazionali in aumento dello 0,3% (+0,4% per i consumi finali dei residenti) e gli investimenti fissi lordi in diminuzione dello 0,3%. Riguardo alle componenti estere si è registrata una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) che per le esportazioni (+1,2%).

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,2 punti percentuali (+0,3 il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, nullo quello della spesa della Pa e -0,1 quello degli investimenti fissi lordi. Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil (+0,4 punti percentuali), mentre l’apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,2 punti percentuali.

Rispetto al trimestre precedente, il valore aggiunto dell’industria è rimasto stazionario e quello dei servizi è aumentato dello 0,3%, mentre quello dell’agricoltura è diminuito dell’1,1%. La stabilità congiunturale del settore industriale deriva da una crescita dell’industria in senso stretto (+0,2%) e da una flessione delle costruzioni (-0,7%). In termini tendenziali, il valore aggiunto dell’industria ha registrato una variazione nulla, con un incremento dello 0,4% dell’industria in senso stretto e una flessione dell’1,5% delle costruzioni; il valore aggiunto dell’agricoltura è aumentato dell’1,7% e quello dei servizi dello 0,5%.

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