Giovedì 17 Gennaio 2019 - 19:30

Bankitalia avvia
il processo
di vendita delle 4 "banche-ponte"

ROMA. La Banca d'Italia, in collaborazione e accordo con il Governo italiano e le autorità competenti dell'Unione Europea, ha avviato il processo di vendita per le quattro "banche-ponte": Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio, Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara. Al riguardo, la Banca d'Italia ha selezionato con apposita gara Société Générale in qualità di advisor finanziario, Oliver Wyman in qualità di consulente strategico e lo Studio Chiomenti quale advisor legale.

 

Il processo di vendita verrà attuato in tempi brevi e sarà supervisionato dall'Unità di Risoluzione e gestione delle crisi della Banca d'Italia attraverso il Fondo di Risoluzione, un istituto previsto sia dal diritto europeo che da quello italiano, finanziato da contributi di tutto il sistema bancario italiano nel rispetto delle norme europee in materia di aiuti di Stato. Il processo sarà trasparente e non discriminatorio, esclusivamente finalizzato a massimizzare il ricavato nell’interesse delle aree economiche in cui le Banche stesse sono radicate.

 

Le attività delle quattro banche sono state ristrutturate per facilitare il processo di vendita: ogni "banca-ponte" è capitalizzata al 9% delle attività di rischio ponderate; gli attivi problematici in sofferenza saranno trasferiti a un nuovo veicolo separato denominato REV Spa, anch’esso capitalizzato dal Fondo di Risoluzione, cui verrà riconosciuto il ricavato della vendita o della gestione di quegli attivi.

Le quattro Banche, escludendo le attività problematiche in sofferenza, rappresentano nel complesso una quota di mercato di circa l’1 per cento dei depositi totali a livello di sistema, con un patrimonio netto complessivo di partenza di 1,8 miliardi di euro. La gestione operativa e commerciale delle banche è attualmente affidata a Consigli di Amministrazione appositamente designati, presieduti da Roberto Nicastro.

Banche, Ue ribatte: «Noi imparziali, stesse regole per Italia e Germania»

BRUXELLES. La Commissione agisce in modo "imparziale" e applicando le stesse regole "ad ogni paese, e allo stesso modo all'Italia e alla Germania". Così un portavoce della Commissione europea all'Adnkronos sulla querelle sui dossier bancari sull'asse Roma-Bruxelles, in ultimo ieri la bocciatura dell'intervento su Tercas considerato aiuto di Stato. Ma non solo. "Tutte le nostre decisioni sono soggette allo scrutinio della Corte Ue", ricorda il portavoce sull'eventualità che l'Italia possa ricorrere alla Corte europea di Giustizia per la procedura Ue per aiuti di Stato alla banca Tercas, ma anche per il caso Ilva, se fosse necessario.

 
"La Commissione effettua tutte le sue indagini e assume le sue decisioni in materia di concorrenza in modo imparziale, sulla base dei fatti legati al caso in questione e sulla base della legge" sottolinea il portavoce. "I mercati bancari europei e la regolamentazione hanno fatto molta strada da quando è scoppiata la crisi, durante i quali sono stati approvati molti aiuti di stato per mantenere la stabilità finanziaria" ricorda il portavoce Ue, spiegando che invece a partire "da agosto 2013 le regole aggiornate applicate sulla base della valutazione della commissione sugli aiuti di Stato alle banche riflettono la lezione appresa dalla crisi".

Bruxelles respinge le accuse di usare due paesi e due misure. "La Commissione nell'esame degli aiuti di stato alle banche ha applicato con coerenza queste regole ad ogni paese, e allo stesso modo all'Italia e alla Germania" aggiunge il portavoce, sottolineando che "il rispetto delle regole Ue sugli aiuti di Stato e la regolamentazione bancaria è cruciale per interrompere il link tra i rischi bancari e i rischi sovrani e allineare il campo di azione delle banche dei diversi paesi membri" senza distorsioni della concorrenza.

Salvabanche,
l'Ue smaschera
il Governo

ROMA. "Sono state le autorità italiane a decidere di risolvere le quattro banche utilizzando il fondo di risoluzione". È la posizione della Commissione europea, ribadita da una portavoce, nella polemica con il governo italiano sulle modalità con cui è stata scelta l'operazione di risoluzione di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e carichieti.

 

La portavoce dell'esecutivo di Bruxelles ricorda che lo scorso 19 novembre i commissari Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, e alla Stabilità finanziaria, Jonathan Hill, hanno scritto una lettera congiunta al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan "per definire la posizione giuridica dell'utilizzo del sistema obbligatorio di garanzia dei depositi", il Fondo interbancario, per ricapitalizzare le quattro banche, sulle quali la Commissione era in contatto con le autorità italiane "da maggio".

 

Nella lettera si spiega che le norme europee sugli aiuti di Stato e la direttiva Brrd sulla risoluzione degli istituti di credito in crisi "si applicano all'uso di fondi pubblici per sostenere le banche in fallimento", a cui "non fa eccezione" il sistema di garanzia dei depositi. Se il sistema di garanzia dei depositi, che la Commissione europea considera comunque pubblico perché lo Stato dirotta per decreto risorse private, facesse eccezione, queste regole "potrebbero essere facilmente aggirate", mentre il sostegno pubblico "dovrebbe essere impiegato solo come ultima risorsa".

La normativa europea, ricorda la portavoce, prevede "diversi strumenti" a cui possono ricorrere gli Stati per affrontare i fallimenti bancari e mantenere la stabilità finanziaria. Ma "è stata una decisione delle autorità italiane di mettere le banche in risoluzione usando il fondo di risoluzione". Anche perché "se le altre banche avessero deciso autonomamente di intervenire con un meccanismo completamente privato, questo non sarebbe rientrato sotto il controllo della Commissione europea sugli aiuti di Stato".

Gli uffici della Concorrenza dell'esecutivo Ue, sottolinea, già in passato avevano valutato in un certo numero di casi in Italia, Spagna e Polonia l'intervento dei sistemi di garanzia dei depositi come aiuto di Stato, ma li avevano approvati "perché gli interventi risultavano in linea con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato".

Se uno Stato membro "opta per l'uso del sistema di garanzia dei depositi" per ricapitalizzare una banca, allora "l'utilizzo di questo strumento è soggetto alle norme europee sugli aiuti di Stato", si sottolinea nella lettera.

"Se una valutazione conduce alla conclusione che l'uso del sistema di garanzia dei depositi è un aiuto di Stato", si legge nella lettera, la risoluzione della banca "sarà attivata sotto la direttiva Brrd", la Bank Recovery and Resolution directive, e quindi saranno applicate le condizioni di questa normativa, che definisce 'il supporto finanziario straordinario pubblico come aiuto di Stato per mantenere o ripristinare la liquidità e la solvibilità di un istituto'. Se invece l'uso dello schema di garanzia dei depositi non fosse valutato come aiuto di Stato ma come "intervento puramente privato", allora non verrebbe attivata la Brrd.

Nella lettera del 19 novembre i due commissari sottolineano che l'esecutivo di Bruxelles "preferirebbe sempre soluzioni private o basate sul mercato, quando possibile". In ogni caso l'obiettivo principale della direttiva Brrd è "evitare il coinvolgimento" dei contribuenti nei costi per la risoluzione di una banca. In questo senso la direttiva sul sistema di garanzia dei depositi e la Brrd "vanno interpretate coerentemente in modo da non rendere inefficaci" le loro disposizioni. "Su queste basi riteniamo che non ci sia contraddizione" fra le due direttive, concludono Vestager e Hill.

Inps: 4 pensionati su 10 sotto i mille euro

ROMA, Quattro pensionati su dieci, circa 6,5 milioni, hanno percepito nel 2014 meno di mille euro al mese: più esattamente per 2.037.701 l'assegno non ha superato i 500 euro e per 4.515.520 non ha superato i 999 euro mese. Lo certifica l'Inps aggiornando i dati del Casellario Pensionati. Il 39,1% invece ha percepito una pensione tra i 1000 e i 2000 euro e il 14,4% ha ricevuto tra i 2000 e i 3000 euro mentre è il 6,1% ad aver superato quota 3000 e l'1,4% oltre i 5000 euro al mese. Sale comunque l'importo medio annuo che nel 2014 è cresciuto del 2,1%, 245 euro in più pari a 11.943 euro.

Le donne, si legge ancora nel rapporto, rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono in media 14.283 euro contro i 20.135 euro degli uomini mentre è la metà delle donne ad aver ricevuto meno di mille euro al mese a fronte del terzo maschile. Il 47,7% delle pensioni è stato erogato al Nord, il 20,4% nelle regioni del Centro e il restante 31,9% nel Mezzogiorno.

Tariffe in calo: non accadeva da 20 anni

ROMA. Le tariffe pubbliche cominciano a scendere: il ribasso non riguarda la totalità, anche se quelle interessate dalla contrazione avvenuta quest'anno pesano sui bilanci delle famiglie italiane in misura superiore. Rispetto al 2014, infatti, quella del gas è scesa del 3,7%, la Tari del 3,3 per cento, l'energia elettrica dell'1,3% e i trasporti ferroviari dello 0,5%. Lo rileva la Cgia, spiegando che per contro, invece, tornano ad aumentare i costi dei servizi telefonici dello 0,4%, i pedaggi autostradali dell'1,1%, i taxi dell'1,2%, i trasporti urbani del 2,9%, i servizi postali del 5,6% e l'acqua potabile del 9,3%.

"Da 20 anni a questa parte – fa notare il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – mai come nel 2015 si è verificato un calo così significativo nel numero delle 10 voci tariffarie prese in esame da questo studio. A nostro avviso le ragioni di questo trend sono riconducibili alla riduzione dei prezzi dei prodotti petroliferi avvenuti nell'ultimo anno e alla dinamica dell'inflazione, che per il 2015 dovrebbe risultare prossima allo zero per cento".

Un ragionamento a parte, invece, merita la contrazione registrata dalla Tari. Introdotta per la prima volta nel 2014, l'anno scorso i costi per le famiglie della raccolta e smaltimento dei rifiuti avevano toccato un picco massimo di aumento (+10,7%) mai registrato negli ultimi 10 anni. "E' presumibile che quest'anno molti sindaci – prosegue Zabeo – abbiano calibrato meglio le tariffe, cercando di ridurle per le fasce di popolazione più deboli e venendo incontro alle sacrosante rimostranze sollevate dalle famiglie che in più di una occasione hanno chiesto una riduzione del costo del servizio commisurandolo all'effettiva quantità di rifiuti prodotta".

Alitalia, Cramer Ball nominato nuovo ad

ROMA. Cramer Ball è stato nominato nuovo ad di Alitalia. La decisione arriva dall'assemblea degli azionisti. La carica di Ceo, in sostituzione di Silvano Cassano dimessosi a settembre, avrà con decorrenza dall’inizio di marzo 2016. È quanto si legge in una nota Alitalia che spiega come la designazione abbia seguito le raccomandazioni del Comitato Nomine e Remunerazioni che dallo scorso settembre ha esaminato diversi potenziali candidati in collaborazione con head hunter internazionali. "L’esperienza nel settore del trasposto aereo, le capacità manageriali e di gestione del cambiamento di Cramer Ball sono stati i principali motivi per la decisione presa oggi", dice ancora Alitalia.

Ball, 48enne con oltre 20 anni di esperienza nel settore dell’aviazione, è un professionista di lungo corso nel campo dei turnaround delle compagnie aeree e proviene dal vettore indiano Jet Airways, dove ha ricoperto il ruolo di CEO; in precedenza, è stato CEO di Air Seychelles. Nelle due compagnie, ha guidato importanti processi di trasformazione.

MONTEZEMOLO - "Ritengo Cramer la persona giusta per proseguire in assoluta continuità lo sviluppo e l’implementazione del nostro piano industriale già avviato, con l’obbiettivo di riportare l’azienda in utile nel 2017", ha detto Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Alitalia.

"L’esperienza dimostrata nel saper guidare compagnie aeree verso il successo lo ha fatto emergere tra i molti candidati eccellenti. Ringrazio il consiglio di amministrazione ed il comitato nomine e remunerazioni per l’ottimo lavoro svolto, che ha visto la selezione di una varietà di candidati di elevato profilo”, ha concluso Montezemolo.

Borsa, effetto Fed spinge al rialzo l'Europa

MILANO. Effetto Fed sulle principali piazze europee. La decisione della Federal Reserve di aumentare di un quarto di punto percentuale il tasso d'interesse base negli Stati Uniti ha avuto ripercussioni positive nel Vecchio Continente. A Milano l'indice Ftse Mib in apertura ha messo a segno un rialzo dell'1,64% e ora viaggia attorno al +2%. Parigi segna +2,28%, Francoforte +2,49% e Londra +1,46%. Bene anche Madrid che guadagna il 2%, Bruxelles con +2,17% e Amsterdam +2,02%.

In un mese il debito pubblico aumentato di 20 miliardi

ROMA. Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato in ottobre di 19,8 miliardi, a 2.211,8 miliardi. L’incremento è stato determinato dall’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (17,7 miliardi; 81,7 miliardi a ottobre del 2015; 69,4 nel corrispondente periodo del 2014) e dal fabbisogno del mese (2,1 miliardi). Lo indica la Banca d'Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.

 

Con riferimento ai sottosettori, l’incremento del debito delle Amministrazioni pubbliche riflette sostanzialmente quello del debito delle Amministrazioni centrali (20,6 miliardi) mentre il debito delle Amministrazioni locali diminuisce di 0,8 miliardi.

 

Nei primi dieci mesi dell’anno, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 75,9 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno cumulato, pari a 45,3 miliardi, e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (35,3 miliardi); l’effetto complessivo della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, del cambio dell’euro e degli scarti ha ridotto il debito per 4,7 miliardi, continua Bankitalia.

Nei primi dieci mesi del 2015 le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state complessivamente pari a 318,8 miliardi, in aumento del 3,6 per cento rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell’anno precedente. Tenendo conto di alcune disomogeneità contabili riguardanti le ritenute sui redditi delle persone fisiche e le accise, le entrate avrebbero una dinamica significativamente più contenuta, conclude la nota.

Tredicesime, spese in tasse e mutui per la metà degli italiani

ROMA. Poco meno della metà (44%) degli oltre 32 milioni di italiani che ricevono la tredicesima la destineranno al pagamento di tasse, mutui, rate e bollette. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè in riferimento al prossimo pagamento delle tredicesime che arriva in concomitanza con l’ingorgo fiscale del 16 dicembre con il pagamento tra l’altro di Imu e Tasi e Tari.

 

Le tredicesime che porteranno circa 40 miliardi di euro aggiuntivi nelle busta paga di lavoratori dipendenti e pensionati saranno però anche un incentivo ai consumi e al risparmio con un italiano su quattro (24%) che le userà per le spese di Natale e il 21 per cento pensa al futuro con il risparmio, mentre gli altri preferiscono non rispondere. Nove italiani su dieci (92%) non rinunceranno comunque ad acquistare regali per se stessi o per gli altri in occasione delle festività di Natale anche se cambiano le priorità e si riducono gli acquisti di impulso. Quasi la metà degli italiani (54%) - sottolinea la Coldiretti - vorrebbe trovare sotto l’albero qualcosa che gli serve ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19 % un regalo sfizioso che non si puo’ permettere.

 

Si registra dunque una spinta verso regali utili e all’interno della famiglia, tra i parenti e gli amici si preferisce scegliere oggetti o servizi a cui non è stato possibile accedere durante l’anno. Tra i regali piu’ gettonati tecnologia, abbigliamento e l’enogastronomia anche per l'affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici.

Crac banche, 100 milioni dal governo per i risparmiatori

ROMA. Non sarà la Consob a svolgere il ruolo di 'giudice' qualora si facesse strada l'idea degli arbitrati individuali per il ristoro delle perdite subite dagli azionisti e gli obbligazionisti delle 4 banche alle quali si è applicato il decreto del governo. E' quanto si apprende da fonti di governo che evidenziano come sarebbe incoerente che un player di questa vicenda possa ergersi a 'giudice' per dirimere questa controversia. Intanto, arriva in Parlamento l'emendamento del governo che istituisce un fondo per i risparmiatori da 100 mln di euro. La gestione del fondo é assegnata al fondo interbancario di tutela dei depositi; le spese coperte dallo stesso fondo di solidarietà. Sara invece un decreto del ministero dell'Economia a fissare le modalità di gestione, le condizioni di accesso, i criteri di quantificazione dei rimborsi. Mentre con un dpcm potranno essere nominati gli arbitri.

La posizione del Governo è riassunta nelle parole del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. "Il governo italiano, come ha detto il ministro Padoan, che è responsabile di questo procedimento, farà di tutto per trovare le vie per risarcire questi cittadini a cui va la nostra vicinanza ma dobbiamo anche imparare da questa vicenda che il cittadino va difeso sempre di più da una differente capacità di informazione".

Si schiera contro ogni ipotesi di arbitrato il Codacons. L’arbitrato che deciderà quali risparmiatori hanno diritto al rimborso degli investimenti, indipendentemente se istituito presso la Consob o altri organi, "è illegale perché contrario alle disposizioni della Corte di Cassazione in materia, e in quanto tale sarà bloccato dal Codacons dinanzi al Tar del Lazio", avverte l'associazione dei consumatori, richiamando la giurisprudenza in materia che non lascia spazio ad interpretazioni.

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