Domenica 21 Gennaio 2018 - 17:40

Affluenza record, mostra “Antonio Ligabue" prorogata di un mese

NAPOLI. Record di visitatori per la mostra “Antonio Ligabue”, ospitata nella Cappella Palatina del Castel Nuovo – Maschio Angioino: con le sue sedicimila presenze, in solo quattro mesi (delle quali il quaranta per cento, costituite da turisti), l’esposizione si è rivelata un evento di punta della stagione culturale. Per questo incredibile afflusso, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e Alessandro Nicosia, organizzatore della mostra e presidente di Cor, hanno deciso di prorogare l’evento fino al 18 febbraio, spostando di un mese la chiusura. L’esposizione, curata da Sandro Parmiggiani e da Sergio Negri (e con la collaborazione della Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri), presenta, attraverso oltre ottanta opere, tra cui cinquantadue oli, sette sculture in bronzo, una sezione dedicata alla produzione grafica con otto disegni e quattro incisioni e, una sezione introduttiva sulla sua incredibile vicenda umana, un excursus storico e critico sull’attualità dell’opera dell’artista, che rappresenta ancora oggi una delle vette più interessanti dell’arte del Novecento.

Intanto giovedì 18 gennaio, alle 16,30, è previsto un evento (al quale si può partecipare con prezzo ridotto) all’interno dell’esposizione al Maschio Angioino, che pone una particolare attenzione su Ligabue e il suo stretto rapporto con la natura e con gli animali: una vicenda artistica e personale, che rimanda a questioni etiche e scientifiche. L'associazione Animal Day di Napoli, che organizza a Napoli l'annuale manifestazione per i diritti degli animali, ha invitato come ospite d'onore l'ecologo animale Danilo Russo che parlerà di pipistrelli. Questi animali figurano tra quelli "letti" dall'artista, comparendo sulla scena in cui un gigantesco ragno attacca un leopardo. L'opera di Ligabue è spesso dedicata ai predatori e alla predazione, e i pipistrelli sono, infatti, predatori efficientissimi. In un confronto tra arte e scienza, interverrà, con Russo, il critico d'arte e membro dell'Animal Day, Stella Cervasio.

Al via le iscrizioni per il Salone del libro di Napoli

NAPOLI. Lunedì 15 gennaio si ufficializza il bando di iscrizione al Salone del libro di Napoli, in programma dal 24 al 27 maggio nel complesso di san Domenico Maggiore. Entro un paio di settimane si raccoglieranno le prime adesioni per la richiesta di stand e sale di presentazioni. Resi noti anche i prossimi appuntamenti per il "Salone off... in attesa di maggio". Il 25 gennaio alle 18 alla libreria Fetrinelli sarà presentato il nuovo romanzo di Antonella Cilento, "Morfisa o l'acqua che dorme" (Mondadori), mentre a febbraio l'ospite sarà Simonetta Agnello Hornby con il suo nuovo libro "Nessuno può volare" (Feltrinelli). A marzo l'ospite d'onore sarà Roddy Doyle, lo scrittore irlandese autore di libri che poi sono diventati film di successo, come "The Commitments" diretto da Alan Parker o "The Snapper" di Stephen Frears. Prende poi corpo la rete dei festival del Sud. Le prime adesioni sono arrivate da "Una marina di libri" di Palermo, "Women's Fiction Festival" di Matera, "La notte bianca del libro" di Potenza, "Salerno Letteratura", "Sabir Fest" di Messina, "Leggere & Scrivere" di Tropea, "Trame" di Lamezia Terme. Altre adesioni stanno per arrivare. Il Comitato Liber@Arte, promotore del Salone del libro di Napoli e di cui fanno parte Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco, invita tutti gli editori ad intervenire con la propria partecipazione a questo importante momento culturale: recuperare il piacere della lettura e promuovere il libro quale miglior vettore di scambio di idee. Il Salone del Libro di Napoli sarà una importante opportunità e una occasione per organizzare eventi, incontri e iniziative per la promozione del Libro e della lettura e ha già ottenuto gli auspici del Centro per il Libro e la Lettura presso il Mibact. Saranno presenti grandi nomi della letteratura nazionale e internazionale, e ogni editore potrà mettere in calendario più di un'iniziativa: il complesso che ospiterà la quattro giorni per il libro è dotato di più sale per eventi e laboratori didattici. Innumerevoli attività sono previste anche in collaborazione con associazioni, enti pubblici, scuole, università e biblioteche. «La manifestazione di interesse che chiediamo a tutti gli editori dovrà pervenire entro il 20 gennaio 2018 con l'indicazione del modulo stand prescelto, mentre la prenotazione ufficiale degli spazi dovrà avvenire entro il 20 febbraio 2018, con la sottoscrizione del relativo contratto di noleggio stand inviato poi a seguito della prima manifestazione d'interesse con tutte le relative istruzioni d'uso», sottolineano gli organizzatori. 

Favolosi Longobardi

E pensare che a scuola li chiamavamo barbari. Adesso, però, giustizia è fatta. I Longobardi hanno ritrovato la dignità che si meritano. Lo dimostra la splendida esposizione a loro dedicata che giunge al Mann dopo lo strepitoso successo al Castello Visconteo di Pavia. 
È la prima volta che il Museo archeologico Nazionale apre all’archeologia medievale e lo fa alla grande. 
Un percorso espositivo estremamente leggibile, anche grazie ai video didattici e ai pannelli esplicativi.  Il visitatore percorre il lungo corridoio realizzato tra le sale che affiancano il salone della meridiana, attraverso otto sezioni, che danno conto tanto della geopolitica degli insediamenti longobardi quanto della loro cultura materiale. 
Due momenti danno conto dell’arrivo dei Longobardi in Italia a metà del VI secolo, dopo essere emigrati in massa dall’Ungheria, che allora si chiamava Pannonia. Si prosegue con una panoramica sull’economia longobarda nell’Italia frammentata e sulle monete utilizzate non solo come mezzo di scambio ma anche come oggetti simbolo di ricchezza e prestigio, da sfoggiare a mo’ di gioiello. Uno sguardo molto ampio, favorito dai numerosi corredi funerari (nella foto un orecchino di sorprendente fattura) presenti in mostra, viene dedicato ai segni del culto e del potere. Ci sono poi le epigrafi e i libri: contrariamente a quanto si dice comunemente, nell’Italia altomedievale si scriveva, eccome. Lo testimoniano numerose le epigrafi, commissionate dalle élites laiche e religiose che afidavano proprio alla scrittura la celebrazone della propria identità sociale. Ma la scrittura proprio in Italia divenne parte essenziale dell’amministrazione e del governo: si pensi che, a partire dall’editto di Rotari, nel 643, le norme consuetudinarie furono tutte scrupolosamente annotate per iscritto. 
E quando Carlo Magno, sconfitti i Longobardi a Pavia, diede impulso agli scambi culturali fra i monasteri d’Oltralpe con quelli dell’Italia del Nord a Bobbio, Vercelli, Nonantola, il Sud Italia, in parte ancora longobardo, rispose con la messa a punto della scrittura beneventana nei monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno. Ed è proprio alla Langobardia minor che si deve la produzione di rotoli miniati con l’inno pasquale Exultet.
In Campania rimane autonomo il ducato di Benevento, che Arechi II eleva nel 774 al rango di principato: occupa tutto il Meridione, escluse le aree costiere di Gaeta e Napoli, il Salento e la Calabria, che rimangono sotto il dominio bizantino. In seguito Salerno e Capua si distaccarono da Benevento nel IX secolo e acquisirono il ruolo di capitali: è proprio qui che si trova la densità più alta in Italia di opere di matrice longobarda, non indifferenti alle influenze bizantine e arabe, che documentano quindi una originale sintesi fra i diversi stilemi 
Ed è ancora qui che avvenne la contaminazione religiosa, fra la cultura franca e quella longobarda: i reperti provenienti dal monastero di San Vincenzo al Volturno documentano la vitalità un centro culturale di altissimo livello. 
La mostra, che resterà al Museo Archeologico fino al 25 marzo e si trasferirà all’Hermitage di San Pietroburgo, è curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi ,  con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky. Il progetto di allestimento è firmato da Alessandro Moradei. Il catalogo  è edito da Skira.

Sabato delle Idee, al Mann il gran finale

Nove incontri in otto diversi luoghi della città e come sempre une bel bilancio di nuove idee progettuali raccolte. Si è chiusa stamane al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la nona edizione del Sabato delle Idee, il pensatoio fondato dallo scienziato Marco Salvatore che riunisce alcune delle migliori eccellenze accademiche, scientifiche e culturali napoletane. Un’edizione che si è aperta e si è chiusa discutendo di Donald Trump con un Osservatorio permanente di riflessione sui mutamenti dello scenario geopolitico internazionale, avviato ormai da tre anni dal Sabato delle Idee che ha già dato vita anche ad una prima pubblicazione: “In che mondo viviamo?” (Editoriale Scientifica, 2016). Una riflessione di respiro internazionale che ripartirà da gennaio anche nell’edizione del decennale con la prosecuzione del ciclo “L’Italia del futuro in un mondo che cambia”. Ma sono arrivate soprattutto per Napoli e per il suo futuro alcune delle idee più interessanti di questa nona edizione.

L’idea di trasformare il grande successo del cinema partenopeo in un sistema economico integrato con un vero e proprio Polo industriale per il cinema. L’idea di mettere insieme con le Università e le eccellenze napoletane nella ricerca un Centro Campano per il coordinamento della progettazione europea per i finanziamenti alla ricerca. E numerose idee per rilanciare Scampia (dalla nascita di un Museo della Civiltà contadina al rilancio del Parco delle Colline) raccolte soprattutto tra i giovani studenti dell’ITIS Galileo Ferraris che è stata una delle varie sedi itineranti di quest’ultima edizione che ha fatto il giro della città dalla periferia al centro storico. Dal cinema Hart al Circolo Artistico Politecnico, da Villa Doria D’Angri alle sedi più belle delle Università napoletane che fanno parte della rete del Sabato delle Idee, come l’antica cittadella monastica di Suor Orsola e il Complesso dei Santi Marcellino e Festo dell’Università Federico II.

“C’è grande soddisfazione nel ripercorrere la ‘produttività’ di idee di quest’ultima edizione - sottolinea Marco Salvatore - perché nel 2009 quando è nato il Sabato delle Idee lo abbiamo da subito immaginato come un pensatoio dove la cultura fosse la base propulsiva per idee nuove e concrete in grado di generare quella progettualità operativa che è sempre mancata a Napoli e nel Mezzogiorno e che è invece la conditio sine qua non per l’effettiva crescita economica del nostro territorio. Una crescita che può avvenire solo ed esclusivamente se quelle grandi potenzialità che abbiamo la fortuna di possedere (in particolare nell’immenso patrimonio culturale, paesaggistico ed artistico e nelle grandi eccellenze scientifiche ed accademiche) riescono ad essere finalmente tradotte in una concreta valorizzazione anche economicamente produttiva”.

E nella nona edizione del Sabato delle Idee c’è stato il tempo anche per le grandi riflessioni sui temi etici. La ricerca di una religione a dimensione umana al tempo di Papa Francesco con l’intervento della scrittrice Susanna Tamaro e soprattutto un dibattito ‘profetico’ sulla nuova legge sul Testamento biologico che proprio in questi giorni ha visto la sua definitiva approvazione.

Da gennaio si riparte con nuovi incontri e nuove idee. Ma soprattutto con il monitoraggio dello stato delle proposte raccolte. C’è già un appuntamento fissato per maggio a Scampia per vedere se davvero, come aveva anticipato al Sabato delle Idee l’assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli, Carmine Piscopo, sarà partito l’abbattimento delle Vele. Un abbattimento anche simbolico di un totem del degrado e dell’illegalità che potrà lasciare il posto al fiorire di nuove idee per tutta la città di Napoli.

Lo Schiaccianoci costa, ma ne vale la pena

È un classico della danza ed è, per definizione, lo spettacolo del Natale. Ma dello Schiaccianoci che debutta il 23 dicembre  al San Carlo dove resterà fino al 30, sui social si parla perché costa troppo. Sono in tanti a lamentare il prezzo eccessivo del biglietto: «Peccato che i prezzi non siano proprio per le famiglie. Per una poltrona il prezzo oscilla dai 65 ai 75 euro e il bambino paga come l’adulto. Le riduzioni? Solo per alcuni palchi e non proprio adatti per i bambini. Nessuna riduzione per la platea. La cultura deve essere alla portata di tutti specie quella proposta dalle istituzioni pubbliche. Ma va bene così, proseguiamo pure ad allevare generazioni di ragazzini ignoranti e smartphone dipendenti». Lo ha postato la giornalista Donatella Bernabò Dilorata sul suo profilo Facebook ricevendo un centinaio di “like” e diversi commenti di assenso. Cosa risponde l’Istituzione? Ne parliamo con Emmanuela Spedaliere (nella foto a sinistra), direttore affari istituzionali e marketing al Teatro San Carlo. «Il primo e più importante aspetto da chiarire è che l’articolazione delle politiche di prezzo è solo una parte del lavoro di formazione del pubblico più giovane cui il Teatro di San Carlo si dedica con cura ed attenzione ormai da diversi anni: laboratori, incontri, spettacoli dedicati e progetti di formazione sono parte integrante delle nostre attività e coinvolgono un numero sempre crescente di ragazzi, anche i più piccoli». Sul balletto in questione, prosegue: «Gli spettatori under30 hanno la possibilità di acquistare i biglietti a 15 euro in posti di palco oppure in platea a 20 euro. Naturalmente essi sono disponibili in specifici settori all'interno del Teatro, ovvero palchi laterali ed ultime due file di platea». Certo, si tratta di sistemazioni piuttosto scomode per dei bambini. Tuttavia, bisogna adattarsi, conclude la Spedaliere: «I costi dello spettacolo sono altissimi e ci impongono comunque di allinearci alla politica di prezzi del San Carlo. Purtroppo, le limitazioni sono irrinunciabili. Perché il nostro obiettivo è andare incontro alle esigenze di tutte le categorie di spettatori, ma senza rinunciare a rimanere in linea con il sistema generale della gestione del teatro».

Nuova edizione della guida “Napoli insolita e segreta”, oltre 300 luoghi poco noti

Giovedì 14 dicembre alle ore 16 sarà la Sala affrescata di Villa Patrizi – accesso da via Manzoni 21, Napoli – ad ospitare la presentazione della seconda edizione della guida “Napoli insolita e segreta” edita da Jonglez, di Valerio Ceva Grimaldi, con testi tematici di Maria Franchini e foto di Fernando Pisacane.

Il volume, tradotto in inglese e francese e disponibile in tutte le librerie dei principali Paesi europei, Usa e Australia, contiene oltre 60 pagine di contenuti del tutto nuovi, con circa trenta luoghi “insoliti e segreti” in aggiunta agli oltre 250 già pubblicati.

Alla presentazione parteciperanno, tra gli altri, Alessandra Clemente, assessore comunale ai Giovani, Antonio Speranza, ispettore onorario del ministero dei Beni culturali, Fernando Pisacane e Valerio Ceva Grimaldi.

Villa Patrizi è un antico edificio al cui interno si nasconde l’unico esempio integro di teatro “di palazzo” settecentesco dell’Italia meridionale.

La cosiddetta Sala della musica, della seconda metà del XVIII secolo, stupisce per la raffinatezza delle decorazioni e gli affreschi a tempera in cui campeggiano spartiti, note e strumenti musicali la cui realizzazione fu affidata, nel 1771, a Giuseppe Funaro (soprannominato “Il Mancino”), Giuseppe Baldi e Fedele Fischetti. Al centro del salone si fronteggiano, sinuose, due muse.

Sul lato destro si trova il palcoscenico, dall’altro lato irrompe una splendida cantoria di legno dorato decorata con pregiate tele e altri affreschi.

“Il più piccolo 'museo della tipografia' del mondo, i depositi segreti del Museo Archeologico nazionale, o una comunità di frati che dal 1976 vive in alcune vecchie carrozze ferroviarie: sono solo alcuni dei luoghi più insoliti descritti nel libro”, spiega Valerio Ceva Grimaldi. “Napoli è una città ricchissima di chiese, chiostri, antichi palazzi, eleganti residenze, ma troppo spesso molti luoghi passano inosservati, sfuggono ad uno sguardo distratto o proprio non si conoscono. Questa guida li rivela al lettore, con testi descrittivi, foto e indicazioni per le visite. Ed in questa nuova edizione sono tantissime le sorprese e i luoghi inediti”.

"Oltre la Trattativa", domani la presentazione al "Silvio Pellico" di Lettere

Verrà presentato domani, martedì 12 dicembre 2017, alle ore 10.00, nell’ambito dell’incontro-dibattito “Il ruolo delle Istituzioni e dell’Avvocatura nella lotta alla mafia” presso l’Aula Magna dell’I.C. Silvio Pellico di Lettere, il libro di  Vincenzo Zurlo “Oltre la trattativa-Le verità nascoste sulla morte di Paolo Borsellino tra depistaggi e bugie”. L’autore, sottoufficiale dei carabinieri, laureato in giurisprudenza con una specializzazione in criminologia forense e un passato nel ROS di Mario Mori,  sarà affiancato dall’Avv. Anna Amendola, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Lettere che modererà l’incontro, al quale prenderanno parte l’On. Vincenzo Amato, Vice-Presidente della Commissione consiliare anticamorra della Regione Campania, il Prof. Pasquale Iezza, Preside dell’Istituto Silvio Pellico, e l’Avv. Gennaro Torrese, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, oltre naturalmente alla platea di giovani studenti. L’incontro sarà un modo per parlare ai ragazzi di legalità -dell’importanza di un concetto troppo spesso svalutato e distorto in Italia- e lasciare affiorare la verità emersa dallo studio di migliaia di atti giudiziari, alla ricerca della verità sull’omicidio di Paolo Borsellino. Un fantomatico accordo tra Stato e mafia, costellato di testimoni inattendibili e documenti dubbi è all’origine del processo che si sta celebrando a Palermo. Ma se c’è una traccia da seguire, per Zurlo, e che è stata colpevolmente abbandonata subito dopo la strage di Via D’Amelio, questa traccia va nella direzione della informativa su mafia e appalti. Uno scenario investigativo a cui lavoravano prima Falcone e poi Borsellino, ma che non è mai stato realmente approfondito e sviluppato per il suo esplosivo potenziale giudiziario. Il blackout della logica che ha portato la pubblica accusa, pur al corrente dei fatti, a ignorare questi importanti e pratici indizi per seguire delle affascinanti chimere sta per scontrarsi con la realtà, con una sentenza prossima a rivelare la fragilità del teorema sulla trattativa.

 

Quando amarsi divenne peccato

Lunedì 4 dicembre alle 17,30, all'Associazione Lucana Giustino Fortunato, nella sede del Sindacato Giornalisti in via Cappella Vecchia 8 b, Valeria Gigante Lanzara  e Francesco Lucrezi  presentano il romanzo di Giovanna Mozzillo "Ritorno in Egitto" (Marlin editore). Introduce Marisa Tortorelli.

Lui ama lui e va tutto bene. Poi arriva lei. All’inizio il triangolo funziona. Ma solo per poco.  Perché come al solito entra in gioco la gelosia che sconvolge l’equilibrio e lo trasforma in tragedia. Sembrerebbe la trama di un feuilleton rivisitato al tempo delle unioni civili, se non fosse che “Ritorno in Egitto” di Giovanna Mozzillo (Marlin) è ambientato nel terzo secolo dell’era cristiana, in quell’autunno dell’Impero Romano, in cui cominciano a venir meno le forze – superiorità bellica, intelligenza politica, apertura culturale – che erano state il segreto di mille anni di potere indiscusso e imbattibile. E così, collocata in un contesto lontano ma reale, la vicenda acquista la forza icastica delle storie senza tempo, quelle nelle quali ciascuno avverte irresistibili risonanze.  Vediamo. Claudio è un romano nobile, ricco, colto e raffinato. È ancora un ragazzo quando il suo tutore gli mette accanto il giovanissimo Ligdo, che ne diventa il concubino e l’amante, ma anche l’amico, il confidente, il compagno di divertimenti, di studi e di vita. Un’intimità di corpi e anime che trova una cornice pertetta nell’atmosfera rarefatta dell’Egitto, dove una natura lussureggiante e generosa è complice della festa dei sensi che i due giovani vivono alla luce del sole, perché lungo le coste del  Mediterraneo greco-romano l’omosessualità è da sempre rispettata e, anzi, tenuta in gran considerazione. Intorno però il mondo sta cambiando: si sentono gli echi delle invasioni barbariche ai confini dell’Impero mentre le città pullulano di delinquenti pronti a uccidere per un nonnulla; il diritto non è più il fondamento dell’azione politica che, piuttosto si fonda sull’arbitrio di Cesare, per cui può capitare a tutti, e ai genitori di Claudio è successo, di vedersi confiscati i beni e di essere condannati a morte solo per un sospetto o per la denuncia di un delatore. Anche la natura pare sconvolta da tempeste, eruzioni e terremoti mai visti prima. Ma soprattutto sta cambiando la testa delle persone: l’inquietudine diffusa, la paura che serpeggia ovunque le inducono a rifugiarsi nelle superstizioni più varie,  mentre aumentano a vista d’occhio quelle che, attratte dalla nuova religione cristiana, ripudiano gli dei che hanno fatto grande Roma per sostituirli col nuovo culto del Nazareno. Ma ritorniamo all’amore di Claudio e Ligdo: per garantire una discendenza alla sua stirpe, Claudio viene indotto dai suoi familiari a sposare la giovane Porzia. Il matrimonio, accettato a malincuore e vissuto come un dovere da Claudio, non cambia nulla del suo desiderio e del suo affetto per Ligdo, tant’è che i loro rapporti continuano ad essere regolari e costanti fino al giorno in cui nasce l’erede. È qui che le acque si confondono: Ligdo si lascia abbattere dalla gelosia, Claudio riceve un incarico dall’imperatore ed è costretto a partire improvvisamente, Porzia trova uno stratagemma per allontanare il giovane amante del marito. Il triangolo si rompe e si ricomporrà solo alla fine, ma in una maniera imprevedibile e decisamente dolorosa. Ma, al di là, dell’originalità della trama, che comunque riesce a tener sempre desta l’attenzione del lettore grazie a numerosi colpi di scena, il romanzo possiede almeno altri due punti di forza: il realismo con cui viene delineata la dimensione storica degli eventi e l’attenzione alla resa espressiva attraverso accurate scelte linguistichePer dimensione storica non s’intende tanto la ricostruzione cronachistica dei fatti, quanto piuttosto la restituzione di quel clima di incertezza latente e di lento disfacimento che dovette caratterizzare gli ultimi anni di vita dell’impero romano.Da un lato c’è un mondo in agonia che non crede più nei valori che ne hanno reso glorioso il passato. Neppure la filosofia riesce più a consolare, come era accaduto all’imperatore Adriano solo un secolo prima, l’anima smarrita che si sente precipitare verso la morte.Dall’altro ci sono i cristiani che si espandono con la forza e il radicalismo dei neofiti: ormai lontani dagli anni delle persecuzioni, adesso interrompono anche con violenza i riti pagani, trasformano i templi in chiese e non esitano a imporre la conversione a intere città. E conversione significa innanzitutto adesione a uno stile di vita che della castità fa un tratto distintivo e che considera le gioie del corpo un ostacolo sul cammino verso la gioia dello spirito. È così che l’eros diventa un peccato. Da punire con la penitenza in questa vita, e con la dannazione eterna dopo la morte. Il ricatto morale e il senso di colpa, privati di ogni supporto razionale, sono gli strumenti di una forma di controllo delle coscienze che ha il suo effetto soprattutto sui temperamenti più fragili e intellettualmente più indifesi. Il dramma intimo di Ligdo, che nella coppia protagonista del romanzo, è la parte più debole, sarà purtroppo vissuto nei secoli da tanti uomini che, oppressi dalla vergogna, non riusciranno ad accettare la propria sessualità e la vivranno (o ne moriranno) tragicamente.

Eppure, benché tra le pagine di “Ritorno in Egitto” soffi l’alito inquietante di una fine inevitabile che incombe su uomini e dei, si avverte il vento di una forza uguale e contraria. Si tratta di un’energia speciale: è la qualità della scrittura di Giovanna Mozzillo. Una prosa morbida e carnale; una lingua sinestetica, che si compiace di restituire alla parola il piacere dello sguardo, dell’udito, del tatto e dell’olfatto; uno stile composito, quasi barocco nel gusto per la sovrabbondanza e la divagazione, ma che sa anche contenere le idee nell’immediatezza di una frase lapidaria e inequivocabile. Sicura, per la padronanza della macchina narrativa, e fresca per il suo contenuto provocatorio, la scrittura si ribella con foga giovanile a ogni forma di gabbia intellettuale e morale, ma a rivendica anche, con maturità dignitosa e determinata, il proprio spazio di libertà. E questa, signori, è letteratura.

 

 

 

 

 

 

 

Napoli celebra Francisco Elías de Tejada nel centenario della nascita

 

NAPOLI. Nell’anno del centenario della nascita di Francisco Elías de Tejada, con la pubblicazione del quinto e ultimo volume, giunge a compimento l’opera dello scrittore ispanico tradotta interamente dalla casa editrice napoletana Controcorrente: “Napoli Spagnola”. Un’opera unica nel suo genere, che abbraccia il periodo che va dal 1442 al 1665 e che corrisponde quasi per intero alla cosiddetta “dominazione spagnola”, scritta per confutare la “leggenda nera” sul periodo ispanico e la pretesa di una Napoli tenuta schiava dallo straniero.

Del quinto volume e di Francisco Elías de Tejada si parlerà in un convegno organizzato dalle associazioni culturali “Controcorrente” e “Sud e Civiltà” sabato 2 dicembre 2017, alle ore 17:30, presso l’Hotel Napolit’Amo in via Toledo 148 a Napoli. “Napoli e le Spagne”, questo il titolo dell’incontro moderato dal giornalista Mauro Finocchito e che vede gli interventi del ricercatore storico Maurizio Di Giovine, del dottore dell’Università di Salamanca Alberto Cucchia, dello storico Gianandrea de Antonellis, dei docenti universitari Gianni Turco e Miguel Ayuso, che è anche presidente della Fondazione Elías de Tejada, e del magistrato e direttore della rivista tradizionalista “L’Alfiere” Edoardo Vitale.

Per scrivere i cinque volumi del Nápoles Hispánico, Francisco Elías de Tejada, professore insigne dell’Università di Salamanca e poi di Siviglia, trascorse diversi anni a Napoli tra il 1957 e il 1964. Il periodo studiato è visto come un itinerario che, partendo dalla “tappa aragonese”, prosegue con le “decadi imperiali”, le “Spagne auree” e l’“Età d’Argento delle Spagne”, per poi concludersi con le “Spagne infrante” (1621-1665). Contrariamente a quanto sostenuto da buona parte della storiografia ufficiale, lo scrittore spagnolo dimostra che Napoli, entrando nella grande confederazione delle Spagne, conservò le proprie particolari istituzioni, le proprie tradizioni, la propria cultura e si inserì con entusiasmo nelle guerre che i re ispanici condussero per difendere la fede cattolica in tutta Europa. Inoltre, i napoletani accolsero con soddisfazione il nascere di un vero e proprio Regno sovrano sulle ceneri di una Monarchia che fino ad allora era stata in balìa dell’arrogante ribellismo dei baroni. Tutta la tematica di questa letteratura porta al conseguimento di un’identità nazionale, rivendicata con orgoglio, che vedrà il suo tramonto solo nel Settecento sotto l’influenza illuministica e centralistica francese per poi esaurirsi definitivamente nell’Ottocento con l’invasione piemontese.

 

Premio Francesco Landolfo, domani la cerimonia a Napoli

Domani (Lunedì 27 novembre 2017) alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo” (nella foto i vincitori della scorsa edizione), presso la sede dell'Istituto di Cultura Meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla sesta edizione, a undici anni dalla scomparsa di Franco Landolfo, ricorda e valorizza l’impegno del giornalista, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria:

PREMIO (CARTA STAMPATA)

ex aequo

“Eroina? Meglio il provolone ” di Maria Elefante (Famiglia Cristiana)

“Napoli, per lo smog livelli da primato: stop alle auto inutile” di Antonio Folle (Roma)

Menzione speciale

“Porte aperte, ecco il depuratore di Gradelle” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino)

“Sant’Antuono, benvenuto Carnevale” di Claudia Bonasi (Il Mattino)

PREMIO (RADIO-TELEVISIONE)

ex aequo

“Piano di evacuazione, rischio Vesuvio” di Roberto D'Antonio (La7)

“Un bivio per via Krupp” di Daniele Morgera (Rai)

Menzione speciale

“Aira alla Commissione Ecomafie: fermate i demolitori disonesti” di Monica D'Ambrosio (Ricicla Tv)

"Con i carabinieri forestali a cavallo sullo scenario lunare del Vesuvio dopo i roghi" di Nello Fontanella (Il Mattino Tv)

PREMIO (INTERNET E FOTO/VIDEO REPORTAGE)

ex aequo

“Incendi, i rifugiati sentinelle sul Vesuvio” di Carmine Alboretti (Paginevesuviane.it)

“Pozzuoli, veleni e camorra: così muore la Foresta di Cuma” di Gennaro Del Giudice (Cronacaflegrea.it)

Menzione speciale

“Così lo Stato è stato truffato con le ecoballe” di Agata Marianna Giannino (Il Giornale.it)

“Non è soltanto “Pummarola” di Giuseppe De Silva (Kompetere Journal)

"Una notte con “agenti sentinella” nelle discariche abusive di Giugliano" di Maria Rosaria Ferrara (TeleclubItalia.it)

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli (presidente dell'Odg Campania), Claudio Silvestri (segretario del Sugc), Antonio Sasso e Pasquale Clemente (direttori del “Roma”), Geppina Landolfo, Antonella Monaco e Gianpaolo Necco (vertici Arga Campania) e da Gennaro Famiglietti (presidente dell'Istituto di Cultura Meridionale).

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)