Lunedì 19 Novembre 2018 - 9:07

Tunisia, 12 arresti per l'attacco
sulla spiaggia

TUNISI. Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 12 persone sospettate in relazione alla strage di venerdì scorso sula spiagia di due resort a Susa, costata la vita a 38 persone, per lo più turisti britannici. Lo ha annunciato il ministro tunisino per i Rapporti con il Parlamento, Lazhar Akremi, come riferisce Radio Mosaique Fm. Dal pentagono intanto arriva un'allerta per il 4 luglio.

 

Akremi ha parlato con i giornalisti nella tarda serata di mercoledì, al termine di una riunione del partito Nidaa Tunes a Kairouan. Secondo altri media, la polizia sta dando la caccia ad altri due sospetti che sarebbero stati in Libia per addestrarsi.

 

Intanto, è stata smantellata una "cellula terroristica" sospettata di legami con il sedicente Stato Islamico (Isis). Lo riferisce Radio Shems Fm, secondo cui sono in un'operazione delle autorità scattata nelle ultime ore a Sfax, città portuale a 270 km a sud di Tunisi, sono state arrestate tre persone. In corso una caccia all'uomo per catturare altri tre presunti membri della cellula.

Anche gli Stati Uniti temono un possibile attentato dello Stato Islamico per il 4 luglio, e per questo sia il Pentagono che l'Fbi e le altre agenzie di sicurezza interna hanno rafforzato le misure di sicurezza. Il Pentagono mantiene un «elevato stato di allerta» per il giorno della Festa dell'Indipendenza americana, ha detto il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ricordando come la festa cada nel mese di Ramadan, durante il quale l'Is ha esortato i suoi sostenitori ad aumentare gli attacchi. «È stato chiesto di potenziare gli attacchi durante il Ramadan, ed è per questo che noi manteniamo un stato elevato di allerta», ha spiegato il generale, riferendosi a quanto detto la scorsa settimana da un portavoce dell'Is, pochi giorni prima degli attentati in Tunisia, Grancia e Kuwait. Anche Fbi e il dipartimento della Sicurezza Interna hanno diffuso un'informativa in cui avvisano del rischio di possibili attacchi contro le forze di sicurezza e basi militari sul territorio nazionale durante il prossimo weekend. «Siamo sempre molto vigili in occasione di festività - ha detto il ministro della Difesa, Ash Carter - e l'Isis è una delle ragioni che ci spinge a farlo». Carter ha in modo particolare indicato il rischio di attacchi da parte di "lupi solitari" ispirati dalla propaganda jihadista online.

Pilota spegne il motore sbagliato, l'aereo precipita

TAIWAN. Un tragico errore umano, con il pilota che ha spento per sbaglio il motore funzionante invece di quello rotto, è la causa di un incidente aereo avvenuto il 4 febbraio a Taiwan, in cui sono morte 43 persone e altre 14 sono rimaste ferite.

 
«Wow, ho chiuso la valvola dalla parte sbagliata» sono le ultime parole del pilota, secondo le trascrizioni citate in un rapporto sull'incidente diffuso oggi delle autorità di Taipei. Otto secondi dopo il volo GE235 della compagnia taiwanese TransAsia precipitava nel fiume Keelung. L'incidente si è svolto nell'arco di due minuti e mezzo dal decollo dall'aeroporto Songshan. A 37 secondi dalla partenza è stato segnalato un arresto della combustione nel motore numero due, ma il pilota ha spento per sbaglio il motore numero uno. A questo punto è scattato l'allarme per avvertire che entrambe i motori non funzionavano e c'è stato il tragico commento del pilota. L'aereo, un ATR 72-600, avrebbe potuto infatti volare anche con un solo motore.

L'Eurogruppo non estende gli aiuti alla Grecia

BRUXELLES. No all'estensione del programma di aiuti. La conference call dell'Eurogruppo, convocata per esaminare la richiesta greca di attivare un programma con il fondo salva-Stati Esm e di avviare una ristrutturazione del debito pubblico, è durata circa un'ora.

I ministri delle Finanze dell'area euro non hanno deciso l'estensione richiesta da Atene dell'attuale programma di salvataggio, in scadenza alla mezzanotte. Il secondo piano può considerarsi scaduto e con esso gli oltre 16 miliardi di euro di aiuti disponibili. L'Eurogruppo riconvocato dal presidente Jeroen Dijsselbloem per domani mattina potrà esaminare l'attivazione di un nuovo programma in attesa di nuovi dettagli che Atene si è impegnata a presentare dopo l'ultima proposta formulata dal governo di Alexis Tsipras.

L'esecutivo ha agito a seguito dell'iniziativa del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha prospettato un'ultima possibilità di accordo prima del referendum di domenica prossima in Grecia.

Atene, mentre in strada scendevano per manifestare i sostenitori del sì, ha presentato la nuova richiesta con una lettera. Il piano ipotizzato servirebbe a coprire le necessità finanziarie del Paese per i prossimi 24 mesi e a sostenere un piano di ristrutturazione del debito pubblico. L'esecutivo ha manifestato l'intenzione di continuare a negoziare per arrivare a un «accordo sostenibile» all'interno della zona euro. Inoltre «la Grecia resta al tavolo dei negoziati» e «cerca fino alla fine un accordo sostenibile per restare nell'euro».

Prima dell'Eurogruppo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, come riferisce la Dpa, ha dichiarato che il suo governo non può prendere in considerazione l'ipotesi di un terzo programma di salvataggio per la Grecia prima della consultazione popolare programmata per domenica.

Secondo quanto spiega il portavoce dell'esecutivo Ue, ieri sera Tsipras ha chiamato al telefono Juncker che dopo essersi consultato con il presidente dell'Eurogruppo, ha presentato le linee dell'offerta dell''ultimo minuto'. In primo luogo il governo ellenico deve accettare le proposte dell'Eurogruppo del 25 giugno e impegnarsi a fare campagna per il 'sì' al referendum di domenica prossima. L'offerta prevede un'apertura delle discussioni sulla sostenibilità del debito e sulle necessità di finanziamento del Paese e, infine, il piano di investimenti proposto dall'esecutivo di Bruxelles da 35 miliardi di euro al 2020 per rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

VAROUFAKIS. Intanto, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis minaccia, via intervista, il ricorso di Atene nel caso il Paese sia costretto a uscire dalla zona euro. «Il governo farà uso di tutti gli strumenti giuridici a cui ha diritto», ha affermato al britannico Daily Telegraph. «Chiediamo pareri e valuteremo l'eventualità di un ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea. I trattati europei non prevedono l'uscita dall'euro e noi non l'accettiamo. La nostra appartenenza all'eurozona non è negoziabile», ha aggiunto.

Tsipras ha assicurato la sua intenzione di «rispettare» il risultato del referendum di domenica lasciando intendere che in caso di vittoria del 'sì' (sì al programma dell'Eurogruppo che lui ha respinto) il suo governo si dimetterà. Se invece vinceranno i 'no', il suo governo, ha detto, sarà «in una posizione negoziale molto più forte».

PADOAN. Dall'Italia il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sul referendum ha detto: «Ho massimo rispetto per le decisioni dell'opinione e del governo greco». Dire che il referendum è un derby tra l'euro e la dracma «è una buona definizione», ha aggiunto a proposito della definizione della consultazione ellenica data dal premier Matteo Renzi.

«Il dibattito continua a tutti livelli per ottenere risultati e non visibilità mediatica», ha spiegato Padoan, respingendo le accuse a Roma di non aver inciso nella trattativa . «Dire che l'Italia è stata assente è una falsità», ha sottolineato.

Tsipras all'Ue: piano di 2 anni e ristrutturazione del debito

ATENE. Un programma biennale con il sostegno del fondo salva-Stati (ESM) e la ristrutturazione del debito. È la controproposta del governo greco guidato da Alexis Tsipras che, a quanto apprende l'Adnkronos, ha avuto anche un colloquio telefonico con Matteo Renzi. Atene ha agito dopo l'iniziativa del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker che ha prospettato un'ultima possibilità di accordo prima del referendum di domenica prossima in Grecia.

Atene ha presentato una richiesta per un programma di sostegno con l'European Stability Mechanism. Il piano, che alle 19 verrà discusso dall'Eurogruppo in una conference call, servirebbe a coprire le necessità finanziarie del Paese per i prossimi 24 mesi e a sostenere un piano di ristrutturazione del debito pubblico. L'esecutivo continuerà a negoziare per arrivare a un «accordo sostenibile» all'interno della zona euro, si legge in una nota. Inoltre «la Grecia resta al tavolo dei negoziati» e «cerca fino alla fine un accordo sostenibile per restare nell'euro».

Il portavoce dell'esecutivo Ue intanto conferma la notizia relativa all'iniziativa di Juncker. «La porta rimane aperta per un accordo», sottolinea, ma «il tempo sta per scadere», con il secondo programma di aiuti in scadenza alla mezzanotte di oggi.

Secondo quanto spiega il portavoce, ieri sera Tsipras ha chiamato al telefono Juncker che dopo essersi consultato con il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha presentato le linee dell'offerta dell''ultimo minuto'. In primo luogo il governo ellenico deve accettare le proposte dell'Eurogruppo del 25 giugno e impegnarsi a fare campagna per il 'sì' al referendum di domenica prossima.

Il terzo punto dell'offerta prevede un'apertura delle discussioni sulla sostenibilità del debito e sulle necessità di finanziamento del Paese e, infine, il piano di investimenti proposto dall'esecutivo di Bruxelles da 35 miliardi di euro al 2020 per rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Tsipras: «Se vince il no, forse diremo addio all'euro»

ATENE. Se vince il no, «dovremo forse dire addio all'euro». È quanto ha detto il primo ministro greco Alexis Tsipras in un'intervista alla televisione pubblica ellenica. «I cittadini greci potranno sopravvivere anche senza il programma di aiuti», ha ancora detto il leader di Syriza. E ancora: «Dobbiamo affrontare queste minacce e ricatti con calma» ha dichiarato, rispondendo ad una domanda sugli sviluppi delle prossime ore. «Il giorno dopo la scadenza - ha affermato il premier greco - il sole sorgerà ancora ad est, ci sarà ancora ossigeno».

Tutti i greci possono testimoniare che abbiamo fatto tutto il possibile perché si arrivasse ad un accordo, ha detto il premier ellenico. Ma «la conclusione cui sono arrivato è che l'obiettivo delle altre parti coinvolte non fosse quello di colmare il divario ma invece quello di farci adottare le loro posizioni». «Non credo che ci vogliano buttare fuori dall'eurozona - ha aggiunto - vogliono cacciare questo governo, uccidere la speranza». Secondo Tsipras, il costo dell'uscita della Grecia dall'eurozona sarebbe «immenso» e una bancarotta ad Atene aprirebbe «scenari imprevisti».

E ancora: «L'intenzione del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker era tra le più positive, ma la sua proposta era uguale a quella del Fondo monetario internazionale». Per Tsipras, Atene ha detto «no agli ultimatum» e ha preferito «dare la parola al popolo greco», ha spiegato la scelta di indire un referendum sulle proposte dei creditori internazionali.

La matassa della crisi greca dunque non si sbroglia. Il secondo programma di sostegno finanziario alla Grecia e con esso ogni forma di aiuto economico ad Atene scade alla mezzanotte di domani, 30 giugno. Il governo di Atene è tornato a chiedere oggi all'Unione Europea di prolungare «di alcuni giorni» il secondo programma di sostegno finanziario alla Grecia. A darne notizia sono state fonti dell'esecutivo ellenico: Tsipras ha comunicato questa richiesta per telefono al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e a quello del Parlamento, Martin Schulz.

Juncker ai greci: «Votate sì al referendum» Merkel: «Se fallisce l'euro, fallisce l'Ue»

ATENE. Chiusura delle banche e limiti ai prelievi con bancomat: queste le misure decise dal governo di Atene. Dopo il messaggio del premier Alexis Tsipras al popolo greco, ieri in tv, nel quale si annunciava la chiusura, per oggi, degli istituti di credito, un decreto della Gazzetta Ufficiale di Atene fa chiarezza sulle misure messe in campo: blocco dell'apertura degli istituti di credito per un settimana - fino al 6 luglio, il giorno dopo il referendum greco previsto per domenica prossima sull'ultima offerta delle autorità europee - e limiti per i prelievi via bancomat: max 60 euro al giorno.

Su quanto sta accadendo è intervenuto oggi il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Il governo greco «ha rotto unilateralmente le trattative» con le istituzioni creditrici, ha sottolineato, ed ha chiesto «al popolo greco di votare sì a referendum».

L'uscita della Grecia dall'area euro «non è mai stata e non sarà mai un'opzione - ha scandito Juncker - Ma voglio sottolineare che io non sarò capace di presentare una soluzione finale contro il parere di tutti» gli altri Paesi dell'eurozona e di tutti gli attori coinvolti nel negoziato. «Il posto della Grecia è nell'Unione europea e nell'area euro» ha ammonito.

Anche il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, intervistato dalla radio francese Rtl, ha auspicato che il premier Tsipras inviti a votare «sì» al referendum di domenica prossima. «Siamo a pochi centimetri da un accordo e bisogna continuare a trattare» ha rimarcato.

È pronta a parlare con il governo di Atene la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Lo ha annunciato il suo portavoce Steffen Seibert. «Il governo tedesco è pronto a parlare con il governo greco in qualsiasi momento», ha spiegato Seibert, precisando che Berlino resta in contatto con Atene. Anche un portavoce del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto che il ministro è «pronto a parlare» con il suo omologo greco, Yanis Varoufakis. Per la Merkel «se l'euro fallisce, l'Europa fallisce»,

La Francia, dal canto suo, ha dichiarato il presidente Francois Hollande all'Eliseo, «è sempre disponibile perché possa riprendere il dialogo (con la Grecia, ndr), oggi, domani. Ma oggi c'è ancora la possibilità di un accordo, domani dipenderà dalla risposta dei greci al referendum». «La Francia è favorevole a che la Grecia rimanga nella zona euro, è sempre pronta ad agire, ma può farlo solo se c'è una volontà politica per arrivare a una soluzione», ha rimarcato Hollande che ha riunito un consiglio dei ministri ristretto. La Francia, ha assicurato, «non ha nulla da temere dalla crisi greca, è ben più robusta di quanto non lo fosse quattro anni fa". Il governo greco, ha concluso, «ha deciso di consultare i greci in un referendum, è la sua scelta sovrana, è la democrazia, è diritto dei greci dire ciò che vogliono per il loro avvenire».

Aumentano intanto le misure di sicurezza e lo stato di allerta delle forze di polizia in Grecia nel timore di disordini, soprattutto nei pressi delle banche del Paese, a seguito dell'annuncio della rottura delle trattative con l'Eurogruppo, della chiusura di banche e uffici postali e del referendum di domenica. Il ministro per la protezione dei cittadini Yiannis Panousis ha incontrato i dirigenti della polizia per disporre misure come l'aumento dei servizi di pattuglia e il richiamo in servizio di tutti gli agenti.

Come previsto, le Borse europee, compresa Piazza Affari, oggi hanno aperto in forte calo dopo la notizia del referendum. Lo spread, tra Btp e Bund, dopo il forte rialzo in apertura di giornata è sceso fino a sotto la quota dei 150 punti, contro i 123 di venerdì scorso. Il rendimento del debito italiano sale al 2,3%, ai massimi dall'inizio di novembre dello scorso anno. Lunedì mattina da brividi a Milano dove, dopo un avvio in calo del 2%, Piazza Affari è precipitata fino a perdere circa il 5%. Intorno alle 10, il Ftse Mib cedeva il 3,99% a 22.853 punti, mentre l'indice generale All Share perdeva il 3,83% a 24.367 punti.

Milano è tra le peggiori d'Europa, battuta solo Lisbona, dove il Psi 20 ha perso il 4,03% a 5.601. In rosso anche Parigi (Cac -3,43%), Francoforte (Dax -3,19%), Amsterdam (Aex -2,88%), Bruxelles (Bel 20 -2,59%), Zurigo (Smi -1,46%), Madrid (Ibex -3,89%) e Londra (Ftse -1,65%). L'euro viene scambiato intorno a 1,11 dollari, in calo dello 0,9%.

Chiusura in profondo rosso oggi per la Borsa di Tokyo, con l'indice guida Nikkei a 20.109,95 punti (-2,88%).

La decisione del governo greco di chiudere le banche e di imporre restrizioni sui movimenti dei capitali è, «a un primo esame, giustificata - ha affermato il commissario Ue ai Servizi finanziari, Jonathan Hill - Nelle attuali circostanze, la stabilità del sistema finanziario e bancario in Grecia costituisce una questione di rilevante interesse e ordine pubblico, che sembrerebbe giustificare l'imposizione di restrizioni temporanee sui movimenti di capitale». Per Hill «mantenere la stabilità finanziaria è la sfida principale e immediata per il Paese». Il commissario ha sottolineato che «mentre le misure restrittive imposte appaiono necessarie e proporzionate in questo momento, la libera circolazione dei capitali dovrà comunque essere ristabilita al più presto, nell'interesse dell'economia greca, della zona euro e del mercato unico dell'Unione europea nel suo insieme».

La Francia, dal canto suo, ha dichiarato il presidente Francois Hollande all'Eliseo, «è sempre disponibile perché possa riprendere il dialogo (con la Grecia, ndr), oggi, domani. Ma oggi c'è ancora la possibilità di un accordo, domani dipenderà dalla risposta dei greci al referendum».

«La Francia è favorevole a che la Grecia rimanga nella zona euro, è sempre pronta ad agire, ma può farlo solo se c'è una volontà politica per arrivare a una soluzione», ha rimarcato Hollande che ha riunito un consiglio dei ministri ristretto. La Francia, ha assicurato, «non ha nulla da temere dalla crisi greca, è ben più robusta di quanto non lo fosse quattro anni fa». Il governo greco, ha concluso, «ha deciso di consultare i greci in un referendum, è la sua scelta sovrana, è la democrazia, è diritto dei greci dire ciò che vogliono per il loro avvenire».

Tunisia, mille uomini armati
a protezione
dei turisti

TUNISI. Mille uomini armati saranno dispiegati a partire da mercoledì primo luglio in Tunisia per garantire l'incolumità dei turisti. Lo ha promesso il ministero del Turismo di Tunisi in risposta alla strage compiuta venerdì da un attentatore in un resort di Sousse e costata la vita a 39 persone. La stessa polizia turistica verrà dotata, per prima volta in Tunisia, di armi. Gli uomini armati entreranno in azione sulle spiagge, nei siti archeologici e nei luoghi turistici, ma anche «dentro e fuori gli hotel», si legge in un comunicato del ministero del Turismo. Il tentativo è quello di cercare di continuare ad attrarre visitatori stranieri in Tunisia nonostante l'attentato di venerdì scorso e quello del 18 marzo, quando un commando era entrato in azione nel Museo nazionale del Bardo a Tunisi uccidendo 21 turisti stranieri, tra cui quattro cittadini italiani, e una guardia della sicurezza tunisina.

Attentato in Francia: corpo decapitato, sulla testa scritte in arabo

LIONE. Terrore in Francia dove una persona è stata ritrovata decapitata, mentre due persone sono rimaste ferite in un attentato sferrato a uno stabilimento di gas della Air Products, a Saint-Quentin-Fallavier, nell'Isere, nella regione del Rodano-Alpi, a circa 30 km da Lione. Lo riferiscono i media francesi, precisando che la vittima è stata trovata all'ingresso dell'impianto, dove un uomo è entrato con una bandiera jihadista ed ha provocato un'esplosione.

Il giornale online francese ledauphine.com ha riferito che la testa mozzata, trovata infilzata sulla recinzione dello stabilimento, è ricoperta di scritte in arabo. Le condizioni dei feriti non sarebbero critiche. Circa 40 dipendenti sono stati evacuati.

Per l'attacco è stato fermato un uomo di una trentina d'anni, già noto ai servizi della Direzione centrale per le informazioni interne. Un secondo uomo sarebbe ricercato dalle forze di sicurezza francesi. Lo riferisce il giornale online francese ledauphine.com spiegando che poco prima dell'attentato un'auto sarebbe stata vista fare avanti e indietro proprio di fronte all'impianto. Secondo una fonte dei servizi segreti, «c'erano segnali nelle ultime settimane di un possibile attentato di questa natura sul territorio nazionale».

Stando a quanto riferisce il ministero della Giustizia francese su Twitter dell'inchiesta si occuperà la sezione antiterrorismo della Procura di Parigi che si sta recando sul posto. Il premier francese, Manuel Valls, ha ordinato una «vigilanza rafforzata» su tutti i siti sensibili del Rodano-Alpi.

L'attentato di Lione «è stato di natura terroristica» ha detto il presidente francese, Francois Hollande, in una dichiarazione ai giornalisti a Bruxelles. Hollande ha convocato per le 15 un Consiglio di difesa, per questa ragione lascerà in anticipo il Consiglio europeo.

Accordo Ue: 40mila migranti distribuiti in due anni

Dopo un'ennesima maratona negoziale, segnata da scontri e discussioni "emotive", i capi di Stato e di governo dell'Ue hanno raggiunto nella notte un accordo sulla redistribuzione dei migranti. «I leader - ha annunciato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - hanno deciso che 40mila persone saranno redistribuite da Italia e Grecia negli altri Paesi nei prossimi due anni. I ministri degli Interni finalizzeranno lo schema entro la fine di luglio». Mentre altri 20mila attualmente nei campi profughi fuori dall'Europa saranno ricollocati, per un totale di 60mila persone. All'accordo si è arrivati dopo una serata di negoziati e trattative durante le quali «le emozioni sono state fortissime», ha raccontato una fonte europea, e gli scontri anche «violenti». Al punto che, mentre i toni si facevano più alti e concitati, i leader hanno interrotto le discussioni e hanno chiesto al premier britannico David Cameron di intervenire e di spiegare il suo piano per rinegoziare il rapporto con Bruxelles in vista della permanenza della Gran Bretagna nell'Ue. Durissimo il premier Matteo Renzi, che ai leader ha detto: «Se non siete d'accordo sui 40mila, non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea di Europa, tenetevela. O c'è la solidarietà o non ci fate perdere tempo». Forte è stato lo scontro anche tra Tusk, che insisteva per inserire nelle conclusioni il principio della volontarietà nella redistribuzione dei migranti, e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha difeso a spada tratta la sua proposta. In tarda serata è stata messa sul tavolo una nuova bozza, che però è stata respinta, fino all'approvazione del documento secondo cui i Paesi membri «decideranno per consenso» sulla redistribuzione dei migranti. Da questa potrebbero essere escluse Ungheria e Bulgaria. L'accordo sulla redistribuzione dei migranti raggiunto nella notte a Bruxelles comunque rappresenta «un primo passo per poter dire che finalmente la politica dell'immigrazione è europea, ma c'è ancora moltissimo da fare» ha detto Renzi, lasciando il palazzo del Consiglio europeo dopo le tre, al termine della prima giornata del vertice. «Sin dal primo giorno abbiamo detto che poteva essere più ambizioso», ha ricordato il presidente del Consiglio, ma «è un fatto positivo» che si sia riconosciuto che «il problema non è solo dell'Italia o della Grecia, ma di tutta l'Europa". Toccherà adesso a Commissione e Consiglio «decidere quali Paesi e con quali quote» redistribuire i migranti, ha spiegato, ribadendo quanto già detto ai suoi colleghi: «Se di fronte ad un piccolo numero come 40mila richiedenti asilo non ci fosse stata la solidarietà, sarebbe stata una presa in giro nei confronti dell'Europa di cui siamo stati fondatori con altri cinque Paesi con un ideale di libertà, democrazia e di valori condivisi, non è pensabile che l'Europa sia la patria dell'egoismo». Ancora, secondo Renzi, l'accordo raggiunto «non è la soluzione del problema, ma la discussione oggi non era sui numeri, ma su un'espressione, la redistribuzione volontaria, e sono molto felice che questa non ci sia nel testo». «Nei prossimi mesi decideremo la redistribuzione, ma questo è un primo passo», ha insistito. Renzi ha anche commentato l'esito della riunione di ieri con regioni e comuni. «Sarebbe inaccettabile - ha rimarcato - se, a fronte di un tentativo da parte del governo di coinvolgere tutti in nome della difesa dell'Italia e degli italiani, ci fosse chi strumentalizza questa battaglia». «L'Italia ha il problema dell'immigrazione che va affrontato e gestito sulla base degli impegni che ci siamo presi anche a livello nazionale - ha ricordato - Ci sono tutte le condizioni per non trasformare questo problema in un dramma. E per questo nei prossimi 15 giorni ci rivedremo con le regioni e con i comuni». «Ovviamente c'è chi preferisce fare polemica, ma dal mio punto di vista l'obiettivo è di cercare di dare una mano all'Italia e agli italiani», ha sottolineato. Renzi è intervenuto sull'accordo Ue anche con un post su Facebook: «Alle tre del mattino, ma meglio tardi che mai: l'Europa accetta la redistribuzione di 40mila donne e uomini arrivati sulle coste nostre e greche». «Un primo passo, certo. Non sufficiente a mio giudizio. Ma superiamo il principio del trattato di Dublino, sciaguratamente firmato in passato anche dall'Italia - spiega il premier - Un segno di solidarietà finalmente e la dimostrazione che l'Europa sta insieme per un ideale, non solo per dei valori economici. Certo: c'è ancora molto da fare, e lo faremo. Oggi vince l'Europa della solidarietà e perde l'Europa dell'egoismo: si cambia verso».

Altro orrore dell'Isis: chiusi in gabbia e annegati

MOSUL. Non sembra conoscere limiti la ferocia dei miliziani del sedicente Stato islamico. Dopo le mutilazioni e le crocifissioni, i jihadisti hanno diffuso un nuovo video che mostra per la prima volta una nuova punizione per i loro prigionieri. Nel video, cinque presunte spie della coalizione internazionale anti-Isis vengono filmate mentre "confessano" la loro colpa, prima di essere rinchiuse in una gabbia e uccise per annegamento in una piscina, nei pressi di Mosul, in Iraq.

Il video, con un logo in cui appare la bandiera dell'Isis e la scritta "Provincia di Ninive", ha il titolo enigmatico "Se tornate, torneremo". È girato da professionisti, che indugiano su primi piani e inquadrature "suggestive". Mostra la gabbia con i cinque prigionieri che viene calata lentamente nella piscina piena d'acqua con l'aiuto di una carrucola. Quattro telecamere montate sulle sbarre calano in acqua insieme alla gabbia e riprendono gli ultimi drammatici istanti di vita dei prigionieri.

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