Domenica 17 Febbraio 2019 - 16:13

Renzi: «Bagnoli è una realtà che grida vendetta». De Magistris: «Il re è nudo»

ROMA. Nuovo botta e risposta tra Matteo Renzi e Luigi de Magistris sulla questione Bagnoli. "Bagnoli è una realtà che grida vendetta al cospetto del mondo intero: mercoledì andiamo alla cabina di regia a Napoli. De Magistris dice che mettiamo le mani nella sua città? Le avesse messe lui le mani, non avremmo avuto bisogno di far niente", ha detto il premier alla direzione del Pd.

Secca la replica del sindaco di Napoli, per il quale Bagnoli e petrolio in Basilicata sono «vicende molto simili, dove c'è stato un intervento molto forte con lo Sblocca Italia, tanto è vero che lo stesso presidente del Consiglio si assume la responsabilità politica di dire: "Quella è una legge che ho voluto io personalmente"». Il sindaco di Napoli, aggiunge che la denuncia del Comune «ha smascherato la commistione che c'era fra l'operazione del Governo attraverso il decreto legge e gli interessi privati determinati. Il re è nudo».

Renzi: «Con il referendum istituzionale spazzeremo via gli oppositori»

ROMA. "Ha fatto più Marchionne... hanno fatto più alcuni imprenditori per i lavoratori che certi sindacalisti". Lo ha detto il premier Matteo Renzi intervenendo alla scuola di formazione politica del Pd. In precedenza, ricordando come Marchionne abbia salvato la Chrysler grazie al sostegno di Obama, aveva ricordato che "oggi le Jeep si fanno in Basilicata e questa cosa mi fa impazzire".

 

Coloro che lavorano al Cern, al Fermi Lab "non sono cervelli in fuga" ma rispondono all'"interconnessione cui il mondo globalizzato chiama" e "bisogna farla finita con vent'anni di retorica 'poraccista' e di talk-showismo. Bisogna uscire dalla cultura in cui la globalizzazione è un pericolo. L'importante è che chi vuole tornare in Italia lo possa fare. E noi abbiamo messo 2 miliardi e mezzo nella ricerca", ha aggiunto il premier.

 

"Non siamo una Spa, il nostro simbolo non è proprietà di un commercialista: chi ruba va a casa, anzi in carcere, ma chi attacca la comunità del Pd, chi scrive 'tutti complici', con 'mani sporche di petrolio', ne risponderà nelle sedi opportune" e ogni centesimo "andrà ai volontari delle feste dell'Unità e ai militanti", ha affermato Renzi a proposito degli attacchi di Beppe Grillo, ai quali il partito ha risposto con una querela.

"In ottobre con il referendum istituzionale - ha detto - la santa alleanza contro di noi e contro il cambiamento sarà spazzata via. Ora attaccano alzo zero perché è l'ultima occasione che hanno: stanno attaccati allo scoglio perché sanno di essere spazzati via".

Scandalo petrolio, Renzi: «Non ci manderanno a casa»

ROMA. Federica Guidi ha commesso un errore e si è giustamente dimessa, gettando nel panico l'opposizione che non sa più cosa fare. Tra quello in carica e i governi precedenti c'è una differenza: chi sbaglia, paga. Lo ripete - nero su bianco nella sua e news - il presidente del Consiglio Matteo Renzi che torna sulla vicenda dell'emendamento su Tempa Rossa e il centro oli di Viggiano, su cui indaga la magistratura di Potenza.

 
La storia, fa notare Renzi, "è molto semplice. Nel 2014 il governo ha autorizzato lo sblocco di un progetto industriale francese in Basilicata, fermo dal 1989, il progetto Tempa Rossa. Ci lamentiamo che nel Sud non c'è lavoro. Bene, se ci sono investimenti stranieri che sono bloccati da 25 anni anziché parlare, diamo loro le autorizzazioni, no? Avevo già annunciato pubblicamente, in più sedi, che avremmo dato il via libera a questo progetto".

"Quando l'emendamento è stato formalmente presentato prosegue Renzi - il ministro dello sviluppo economico lo ha comunicato in anticipo al suo compagno, che si è scoperto poi essere interessato al business. Così facendo Federica Guidi ha compiuto un errore e giustamente ha deciso subito di dare le dimissioni, per evidenti ragioni di opportunità".

"Ricordate - domanda il presidente del Consiglio - quando nel 2013 (ero ancora sindaco) chiesi le dimissioni del ministro Cancellieri per una telefonata inopportuna? Noi pensiamo che la coerenza non sia un optional. E se è vero che il governo di allora non volle procedere alle dimissioni, noi ci siamo comportati in modo diverso. Perché – diciamo la verità – noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia, con noi paga".

"E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti uguali rispondiamo con i fatti. Federica ha lavorato con molta determinazione e passione. La sua disponibilità a fare un passo indietro, immediata, ha gettato nel panico le varie opposizioni. Che a quel punto non sapendo che cosa fare hanno iniziato a urlare ancora più forte, chiedendo le dimissioni dell'intero governo, responsabile non si sa bene di che cosa. E presentando l'ennesima mozione di sfiducia".

"Andremo in Parlamento, spero il prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta", scrive ancora Renzi sottolineando che "le opposizioni sanno perfettamente che l'unico modo per molti di loro di restare aggrappati a una poltrona comoda e ben pagata è che questa legislatura vada avanti: con la nuova legge elettorale e con le preferenze, molti di loro non rientrerebbero in Parlamento nemmeno con le gite scolastiche. E quando la nostra riforma costituzionale sarà finalmente Legge e i posti da parlamentare diminuiranno in modo drastico, la stragrande maggioranza dei deputati delle opposizioni proveranno l'ebbrezza di tornare a lavorare, anziché pontificare tutti i giorni sulle agenzie di stampa".

"Loro parlano, noi stiamo cambiando l'Italia. Dunque faranno ancora qualche piccolo show in aula. E poi torneranno alle loro cene romane a fantasticare su nuovi complotti: del resto i capipopolo sono persone che pensano che l'uomo non sia mai andato sulla Luna, che le sirene esistono, che la mafia non ha mai ucciso nessuno - afferma poi il premier - Noi del governo invece non raccoglieremo le polemiche, continueremo a lavorare, per l'Italia e per gli italiani. Perché anche questa missione - conclude Renzi riferendosi al suo viaggio negli Usa - ci conferma che l'Italia c'è, è forte, è ricca di energie e di talenti".

Il governo ha pazienza ma il Pd non può accettare passivo le calunnie di un "pregiudicato", come Beppe Grillo, aggiunge Renzi spiegando sulla e news perché il partito ha deciso di querelare il leader del M5S. "Ho detto che noi del governo - afferma il segretario dem - non raccogliamo le loro polemiche. Ma il Pd invece ha il dovere di reagire. Io credo nella polemica politica e penso che sia giusto che ognuno dica la sua, in piena libertà". "Ma esiste un limite e quel limite lo traccia il codice penale. Per questo il Pd ha deciso di querelare in sede civile e penale Beppe Grillo che pure alle condanne penali - a differenza nostra - è abituato. Perché lo ha fatto? Perché Grillo non si è limitato alle polemiche, anche dure. Ha detto che su questa vicenda il Pd è colluso e complice. Tutti con le mani sporche di petrolio e di soldi'". "Sono parole pesanti come pietre: colluso, complice, mani sporche di denaro. Ora io conosco la comunità delle donne e degli uomini del PD. Sono persone per bene, volontari con passione politica, gente che tiene i circoli aperti, organizza i tavolini nelle piazze, fa i tortellini alla Festa dell'Unità".

Petrolio, la Procura ipotizza di sentire Boschi e Guidi

ROMA. A quanto si apprende nel capoluogo lucano, la Procura di Potenza potrebbe sentire la ministra Boschi e la ministra dimissionaria Federica Guidi sulla questione dell'emendamento per il via libera al giacimento ''Tempa Rossa'' in Basilicata che ha portato a un terremoto politico.

 
 

Caso Guidi, il premier: telefonata inopportuna, ma provvedimento giusto

ROMA. «Guidi non ha commesso alcun tipo di reato o di illecito, ma si è trattato di una telefonata che ha giudicato lei stessa inopportuna. Con grande serietà è stata la prima a dire lascio, significa che in Italia le cose cambiano». Così il premier Matteo Renzi parlando con i giornalisti all'ambasciata a Washington a proposito dello scandalo petrolio che ha costretto alle dimissioni il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. «Nel ringraziarla per il lavoro fatto - ha aggiunto - dobbiamo sottolineare che con noi le cose cambiano, chi sbaglia va a casa». Per il premier, comunque, «il provvedimento 'Tempa Rossa' è giusto, porta posti di lavoro, una cosa che avevo annunciato io stesso. È una cosa sacrosanta, io lavoro perche' si creino posti di lavoro. Poi il fatto che ci sia stata una telefonata inopportuna riguarda il ministro, ma ora con il nostro governo la musica e' cambiata e credo che le cose funzionino meglio». Intanto M5S va all'attacco: "Questo è un governo che fa le leggi e gli emendamenti per il compagno di un ministro. Questo è un governo inadeguato, un governo che pensa non solo agli interessi della lobby ma proprio a quelli personali, familistici. Se c'è una questione di opportunità politica sul caso del ministro Guidi, allora c'è un caso di opportunità politica sull'esistenza di questo governo". Così il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che annuncia una mozione di sfiducia "collettiva" perché, dice, "è in discussione tutto il governo, un governo inadeguato".

"Presenteremo una mozione di sfiducia al governo, votatela con noi - aggiunge Di Maio, membro del direttorio M5S, rivolgendosi non solo alle opposizioni, ma anche alla "minoranza del Pd" - e mandiamo a casa Renzi". A chi gli fa notare che alla Camera non ci sono i numeri per mandare a casa il governo, dice: "Ora decideremo se presentare la mozione alla Camera o al Senato. Tenete presente che in questo momento il governo è molto debole e noi vogliamo che vada a casa in massa. Ci aspettiamo che chi combatte questo governo da dentro il Pd voti la mozione".

"Questo è un governo che fa le leggi per il compagno di un ministro, firmate da un ministro che si chiama Maria Elena Boschi mentre Renzi, non a caso, sabota il referendum sulle trivelle - incalza Di Maio - a margine di un convegno organizzato alla Camera dal M5S su intelligence e sicurezza - Questo governo ha sempre messo ai posti di comando persone al soldo delle lobby o che pensavano agli interessi personali".

"Noi abbiamo la forza di presentare la nostra mozione, chi vorrà venirci dietro lo faccia. Ora - ragiona - siamo alla prova dei fatti: chi vuole mandare a casa Renzi? La minoranza Pd vuole mandarlo a casa o si tiene la poltrona? Noi chiediamo che il governo se ne vada a casa. Io penso - incalza Di Maio - che Renzi stia facendo il gioco sporco: la Guidi si è dimessa, non è Renzi che ha chiesto le sue dimissioni. Guidi ha fatto una sua valutazione, ma ora Renzi se la sta giocando come fosse una cosa sua. Se c'è una questione di opportunità politica per Guidi, perché non c'è per chi nel partito gode del garantismo renziano?".

"Stiamo attenti a non cadere nel giochetto di Renzi. Non è nello stile di Matteo Renzi e di questo governo porre una questione morale". A chi gli domanda di presunte responsabilità politiche del ministro Boschi, "ha firmato quell'emendamento - replica Di Maio - e figura in stralci di intercettazioni. Immagino ci sia stata una certa concertazione, è il fatto che questo emendamento ruotasse attorno al compagno di un ministro e che Boschi lo avallasse dimostra ancora una volta che le leggi non vengono scritte per i cittadini ma per le corporation che hanno i loro rappresentanti nei ministeri".

Renzi: multinazionali Usa interessate a Bagnoli De Magistris: tradita la firma del protocollo

NAPOLI. «Il 6 aprile vado alla prefettura di Napoli per la cabina di regia su Bagnoli». da Washington, dove partecipa al vertice sulla sicurezza nucleare, Matteo Renzi conferma la sua visita a Napoli. Il premier annuncia che «ci sono tantissime realtà americane interessate. Abbiamo parlato con Apple, con Cisco, con diverse realtà. Vorrei poter coinvolgere da Amazon a Google. La priorità di Bagnoli oggi è la bonifica dopo anni di tempo perso. Lo sblocco di Bagnoli per l'Italia è una notizia enorme». Intanto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, interviene sulla vicenda Bagnoli, accusando che «la firma del protocollo sottoscritto il 14 agosto 2014 non è stata tradita dal Comune, ma da altri». L'allusione del primo cittadino partenopeo è al Governo: «Il contrasto che noi mettiamo in campo a soprusi istituzionali fortemente violenti è assolutamente democratico, costituzionale e pacifico. Noi non abbiamo nessuna cattiveria». Il Comune «continua a chiedere un dialogo tra le istituzioni rappresentative previste dalla Costituzione: Governo, Regione e soprattutto la città di Napoli perché Bagnoli è Napoli e l'amministrazione comunale ha prerogative che non possono essere eliminate». «Una posizione che - conclude de Magistris - se avrò modo illustrerò al Presidente del Consiglio». De Magistris replica anche ad alcuni esponenti Pd che lo avevano accusato di istigare a manifestazioni violente in città in vista della cabina di regia del 6 aprile: «Sono un uomo di pace, ma anche di lotta per i diritti, per la Costituzione, per la democrazia e per il rispetto reciproco. Se c'è qualcuno di violento è il Governo - conclude de Magistris - perché ha utilizzato una violenza istituzionale su Bagnoli con un'opacità senza precedenti».

Proprio sulla vicenda Bagnoli il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, afferma: «Credo che valga la pena sedersi al tavolo, è l'atteggiamento più giusto». Il governatore spiega che «nessuno viene a Bagnoli per fare la guerra e compiere atti di autoritarismo - aggiunge - perché ci dovrebbero essere atti di imposizione, nell'interesse di chi? Se si viene tutti con spirito positivo - aggiunge - abbiamo una grande occasione». Parlando nel consueto appuntamento settimanale su Lira Tv, De Luca dice che «la speranza più grande per l'occupazione in Campania sarà legata alla capacità di investire oltre sette miliardi di fondi europei. Intanto abbiamo preso decisione di eliminare Irap per i prossimi tre anni per le start up. E poi ammortizzatori in deroga per oltre 1.300 lavoratori delle aree di crisi». Sul nuovo presidente di Confindustria, il governatore afferma che «l'elezione di Boccia è una buona notizia, siamo soddisfatti della nomina di Enzo Boccia. È imprenditore dinamico e serio. Avere un presidente di Confindustria meridionale significa contare su sensibilità del mondo industriale relativamente ai problemi del Mezzogiorno che sono in genere ai margini dell'azione politica nazionale».

La rinuncia di Marino: «Non mi candido»

ROMA. "Vi chiedo di scegliere insieme un uomo o una donna, che non sia io, che possa vincere e guidare la città di Roma". Lo ha detto l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, durante la presentazione del suo libro "Un marziano a Roma", annunciando che non si candiderà di nuovo a sindaco della Capitale.

Caso Guidi, il premier: telefonata inopportuna, ma provvedimento giusto

ROMA. «Guidi non ha commesso alcun tipo di reato o di illecito, ma si è trattato di una telefonata che ha giudicato lei stessa inopportuna. Con grande serietà è stata la prima a dire lascio, significa che in Italia le cose cambiano». Così il premier Matteo Renzi parlando con i giornalisti all'ambasciata a Washington a proposito dello scandalo petrolio che ha costretto alle dimissioni il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. «Nel ringraziarla per il lavoro fatto - ha aggiunto - dobbiamo sottolineare che con noi le cose cambiano, chi sbaglia va a casa». Per il premier, comunque, «il provvedimento 'Tempa Rossa' è giusto, porta posti di lavoro, una cosa che avevo annunciato io stesso. È una cosa sacrosanta, io lavoro perche' si creino posti di lavoro. Poi il fatto che ci sia stata una telefonata inopportuna riguarda il ministro, ma ora con il nostro governo la musica e' cambiata e credo che le cose funzionino meglio». Intanto M5S va all'attacco: "Questo è un governo che fa le leggi e gli emendamenti per il compagno di un ministro. Questo è un governo inadeguato, un governo che pensa non solo agli interessi della lobby ma proprio a quelli personali, familistici. Se c'è una questione di opportunità politica sul caso del ministro Guidi, allora c'è un caso di opportunità politica sull'esistenza di questo governo". Così il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che annuncia una mozione di sfiducia "collettiva" perché, dice, "è in discussione tutto il governo, un governo inadeguato".

"Presenteremo una mozione di sfiducia al governo, votatela con noi - aggiunge Di Maio, membro del direttorio M5S, rivolgendosi non solo alle opposizioni, ma anche alla "minoranza del Pd" - e mandiamo a casa Renzi". A chi gli fa notare che alla Camera non ci sono i numeri per mandare a casa il governo, dice: "Ora decideremo se presentare la mozione alla Camera o al Senato. Tenete presente che in questo momento il governo è molto debole e noi vogliamo che vada a casa in massa. Ci aspettiamo che chi combatte questo governo da dentro il Pd voti la mozione".

"Questo è un governo che fa le leggi per il compagno di un ministro, firmate da un ministro che si chiama Maria Elena Boschi mentre Renzi, non a caso, sabota il referendum sulle trivelle - incalza Di Maio - a margine di un convegno organizzato alla Camera dal M5S su intelligence e sicurezza - Questo governo ha sempre messo ai posti di comando persone al soldo delle lobby o che pensavano agli interessi personali".

"Noi abbiamo la forza di presentare la nostra mozione, chi vorrà venirci dietro lo faccia. Ora - ragiona - siamo alla prova dei fatti: chi vuole mandare a casa Renzi? La minoranza Pd vuole mandarlo a casa o si tiene la poltrona? Noi chiediamo che il governo se ne vada a casa. Io penso - incalza Di Maio - che Renzi stia facendo il gioco sporco: la Guidi si è dimessa, non è Renzi che ha chiesto le sue dimissioni. Guidi ha fatto una sua valutazione, ma ora Renzi se la sta giocando come fosse una cosa sua. Se c'è una questione di opportunità politica per Guidi, perché non c'è per chi nel partito gode del garantismo renziano?".

"Stiamo attenti a non cadere nel giochetto di Renzi. Non è nello stile di Matteo Renzi e di questo governo porre una questione morale". A chi gli domanda di presunte responsabilità politiche del ministro Boschi, "ha firmato quell'emendamento - replica Di Maio - e figura in stralci di intercettazioni. Immagino ci sia stata una certa concertazione, è il fatto che questo emendamento ruotasse attorno al compagno di un ministro e che Boschi lo avallasse dimostra ancora una volta che le leggi non vengono scritte per i cittadini ma per le corporation che hanno i loro rappresentanti nei ministeri".

Proposta del Pd: primarie per legge

Le primarie per legge. Da celebrarsi in un unico giorno (un 'primarie day'). Valide per tutte le cariche a elezione diretta, ma anche per la scelta del leader nazionale di un partito che, ad esempio per il Pd, corrisponde anche al candidato premier. Non obbligatorie ma con sanzioni (anche pecuniarie) per chi non le fa e per chi non rispetta il risultato della consultazioni: mai più casi alla Cofferati. E aperte soltanto agli aventi diritto di voto: mai più cinesi in fila. E neanche sedicenni.

Questa in sintesi la proposta presentata oggi dal Pd, primi firmatari il deputato Dario Parrini e il senatore Andrea Marcucci. Entrambi vicini a Matteo Renzi. L'intenzione è quella di far marciare il provvedimento speditamente, di pari passo con l'attuazione dell'art.49, ovvero la legge sui partiti già in commissione Affari Costituzionali alla Camera. "Noi siamo convinti che le primarie siano un bene di grandissimo valore e per questo serve una regolamentazione strong", spiega Parrini in conferenza stampa a Montecitorio.

E servono anche fondi per mettere in pratica uno strumento del genere. "Abbiamo calcolato un massimo di 15 milioni di euro annui - dice Edoardo Fanucci-. Le primarie per legge costano, la democrazia ha un senso ma anche un costo. Come lo si sostiene? Noi abbiamo trovato un fondo ("programma 'Fondi riserve speciali'", ndr ) la cui capienza è certificata dalla commissione bilancio".

La democrazia ha i suoi costi, insomma. E toglierebbe "credibilità" alle primarie farle on line come fanno i 5 Stelle. "Le faremo on line quando, invece che ai seggi, voteremo on line anche alle elezioni", dice Parrini. Insomma, gazebo per tutti. Poi su chi potrà votare ai gazebo sarà a discrezione dei singoli partiti. La legge del Pd infatti prevede tre tipi diversi di primarie: aperte, in cui tutti possono votare; semiaperte, come quelle dem, in cui tutti possono votare ma vengono registrati in un albo e si dichiarano elettori del Pd; e infine chiuse, ovvero possono votare solo gli iscritti o chi si è prima pre-registrato.

"Noi continueremo con il nostro sistema di primarie ma non siamo gelosi - dice il senatore Mirabelli in conferenza stampa - e abbiamo indicato anche altre forme". Ci saranno invece delle regole valide per tutti. Intanto, l'istituzione di un collegio dei garanti che sovrintende alla regolarità delle elezioni composto da "tre membri di riconosciuta indipendenza e competenza". Poi il rispetto di una serie condizioni per la presentazione delle candidature, norme di comportamento e trasparenza. E il deposito di una cauzione da parte di chi presenta una candidatura.

Disposizioni valide ovviamente solo per quei partiti che accettano di fare le primarie. "Non possono essere obbligatorie perché andrebbe contro la Costituzione - spiega Parrini - ma abbiamo previsto una serie di disincentivi strong per chi non fa le primarie". Ci sono due tipi di sanzioni: una per chi non partecipa alle consultazioni, una per chi non ne rispetta il risultato.

I partiti che non fanno le primarie non accederanno al 2x1000 e agli sgravi fiscali concessi per le erogazioni liberali. "Non è roba da poco", quantifica Parrini. Mentre chi viola il 'patto di lealtà' non vedrà restituita la cauzione che viene depositata quando si ci si candida. E, di più, se un candidato, che ha perso, corre poi con un'altra lista questo dovrà sborsare di tasca sua la metà della cauzione.

"Se le primarie le rispetti solo se le vinci, allora non va più bene", dice Marcucci ricordando il caso della Liguria in cui Sergio Cofferati, perse le primarie, si candidò comunque. "Abbiamo tenuto conto di quello che non è andato bene fin qui", aggiunge. Non solo 'punire' chi viola il patto di lealtà ma anche delimitare la platea degli aventi diritto al voto.

"Forse è un passo indietro - osserva Marcucci - il Pd in passato ha aperto anche a sedicenni e extracomunitari e ci sono state primarie un po' 'gonfiate' e quindi abbiamo pensato che era preferibile indicare un corpo elettorale in linea con quello che andrà a votare alle elezioni".

Renzi: «Terrorismo, non servono bombardamenti ma risposte politiche»

BOSTON. "Non sono contento della qualità della discussione e del dibattito" in Europa dopo l'ultimo attentanto di Bruxelles. Lo ha detto Matteo Renzi parlando quest'oggi a Boston all'università di Harvard. "Molti colleghi hanno reagito con determinazione dopo gli attacchi, hanno detto 'dobbiamo combattere contro i nemici'. E' vero. Oppure, 'dobbiamo attaccare in Siria, Medio Oriente, Africa'. È vero - ha spiegato il premier -. Ma questa non è la nostra risposta: se l'unica risposta agli attentati fosse quella di bombardare in Siria o in altri luoghi non saremo all'altezza della sfida, che è diversa, è quella di creare una risposta politica".

"L'idea di Europa - ha continuato il premier - oggi vive un momento molto difficile, i terroristi hanno capito molto bene questo e hanno attaccato la nostra capitale non solo in senso fisico ma anche in modo metaforico, ideale: è stato un attacco alle nostre idee, al progetto dell'Europa".

"Se pensiamo ai nostri tempi, viviamo tempi molto difficili - ha detto il premier-. L'Europa è stata colpita in modo molto duro da un attentato spaventoso, un attacco all'Europa come idea: il progetto più credibile dell'ultimo secolo, che è quello di libertà".

"L'attacco a Bruxelles è stato un attacco all'idea di Europa. I bersagli dei terroristi sono della nostra vita quotidiana, cercano di cambiare la nostra vita. Cercano di obbligarci a vivere sotto il terrore. Per la prima volta per la nostra generazione il domani sembra una minaccia", ha poi agiunto Renzi, nel suo intervento all'Harvard University di Boston.

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