Lunedì 24 Settembre 2018 - 18:37

Pensioni, Padoan: decisione con impatto minimo sui conti

ROMA. Serve una decisione «giusta» e che abbia «un impatto limitato sui conti». Il dossier pensioni, dopo la pronuncia della Consulta che ha bocciato lo stop alla rivalutazione degli assegni voluta dal governo Monti, è stato anche al centro dell'incontro tra il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Sulle pensioni, spiega il ministro, «il Governo sta lavorando, nel rispetto dei termini della sentenza, a misure che abbiano un impatto minimo sulla finanza pubblica e rispettino gli obblighi europei». Parole accolte con favore dal presidente dell'Eurogruppo: «Sono fiducioso che il governo italiano prenderà la giusta decisione».

Ampio spazio durante il confronto anche al caso Grecia. Con Atene, riferisce Padoan, «ci sono progressi in termini di accordi e di misure. C'è un progresso, ma bisogna accelerarlo». Lunedì, ricorda il ministro dell'Economia, «ci sarà la riunione dell'Eurogruppo, è difficile prevedere una conclusione ma c'è fiducia per un accordo in tempi ragionevoli» ha aggiunto. Entra più nel merito Dijsselbloem. «Ci sono progressi costruttivi» ma «serve il pieno impegno dalla Grecia per attuare il programma». In questa fase, aggiunge, «stiamo discutendo diverse misure e le red line». E, al di là delle misure specifiche in base al programma Ue, «la Grecia deve rispettare tre pilastri: sostenibilità finanziaria, crescita economica e stabilità finanziaria».

 

Gran Bretagna, trionfo di Cameron: «La vittoria più dolce»

LONDRA. I Conservatori di David Cameron verso la vittoria delle elezioni in Gran Bretagna. Con ancora 12 collegi da assegnare hanno finora ottenuto 323 seggi, mentre ai Laburisti di Ed Milliband 228. Nonostante la maggioranza nella Camera dei Comuni sia formalmente di 326 seggi (su 650), si tratta per i Tories di un numero sufficiente, poiché i deputati del partito nord irlandese cattolico dello Sinn Fein solitamente rinunciano ai propri seggi (4 in queste elezioni) e lo speaker tradizionalmente non prende parte ai voti parlamentari. Un risultato che ribalta i sondaggi degli ultimi giorni che fotografavano una situazione di quasi assoluta parità tra i due partiti maggiori in termini percentuali.

 
David Cameron ha detto di sperare di governare per tutto il Regno Unito. «E' stata la vittoria più dolce di tutte», ha detto il premier e leader conservatore David Cameron allo staff e agli attivisti del suo partito, commentando il risultato elettorale. Il premier ha poi sottolineato: «Hanno sbagliato i sondaggi ed hanno sbagliato gli opinionisti». Il Partito Conservatore costruirà sulle «fondamenta» della sicurezza economica nei prossimi cinque anni. La Gran Bretagna, ha aggiunto, «deve tenere» il referendum promesso sull'adesione all'Unione europea e «voglio fare in modo che ci siano buone scuole per tutti i nostri figli, indipendentemente dal luogo in cui vivono o dal loro retroterra». Il premier ha poi ricordato di volere «governare per tutti» e di «portare il nostro Paese insieme, il nostro Regno Unito insieme attuando il più rapidamente possibile la devolution che abbiamo promesso, concordata con altri Paesi, sia per il Galles che per la Scozia».

Miliband: responsabilità solo mia. Ha invece sofferto una «notte difficile e deludente» il leader britannico dei Laburisti, Ed Miliband che si è assunto la piena responsabilità per la sconfitta laburista. «La responsabilità per questo risultato è solo mia», ha scritto su Twitter. Miliband, che si è aggiudicato il seggio di Doncaster North, ha affermato che «in Scozia, abbiamo visto un aumento del nazionalismo sopraffare il nostro partito».

Farage fuori dal Parlamento si dimette. Il leader dell'Ukip Nigel Farage ha annunciato le sue dimissioni dopo la sconfitta nel collegio di South Thanet, conquistato dal candidato conservatore Craig MacKinlay. A Farage sono andati 16.026 voti, contro i 18.838 di MacKinlay. «Una parte di me - ha detto - è delusa, l'altra è più felice di quanto non mi sia sentito da molti, molti anni». Il leader dell'Ukip ha criticato il sistema elettorale britannico che ha assegnato in Scozia quasi la totalità dei seggi all'Snp che ha ottenuto il 50% dei voti in quell'unica regione, lasciando invece al suo partito, terza forza politica a livello nazionale con tre milioni di voti, un solo seggio a Westminster. »Serve un'autentica e radicale riforma della politica», ha detto Farage.

Sturgeon, non chiederemo un altro referendum. Le elezioni politiche non sono state un voto per l'indipendenza scozzese e l'eccellente risultato dello Scottish National Party non spingerà il partito a chiedere un altro referendum. Lo ha ribadito la leader dell'Snp Nicola Sturgeon, affermando di essere già stata al riguardo «molto, molto chiara durante la campagna elettorale» e di «non volersi rimangiare la parola». La Sturgeon, trionfatrice della notte elettorale, ha poi confessato alla Bbc di essere stata fiduciosa sul risultato, «ma di non avere mai immaginato 56 seggi». Quanto al tracollo dei Laburisti in Scozia, per la Sturgeon la colpa non può essere attribuita all'Snp, ma all'incapacità del Labour di battere i Conservatori.

Scozia elegge la più giovane parlamentare dal 1667. Ha 20 anni la più giovane candidata eletta al parlamento britannico dal 1667: Mhairi Black, esponente del SNP, il partito nazionalista scozzese, ha avuto la meglio sull'esponente laburista Douglas Alexander nel collegio di Paisley and Renfrewshire.

Dopo 7 anni Boris Johnson torna in Parlamento. Il sindaco conservatore di Londra, Boris Johnson, torna in Parlamento dopo sette anni di assenza. Prima delle elezioni di ieri, Johnson, che si è aggiudicato il seggio di Uxbridge e South Ruislip, aveva spiegato di volere coniugare i suoi compiti di sindaco e membro del Parlamento per il prossimo anno. Visto da alcuni come il prossimo leader dei Conservatori, Johnson era stato in Parlamento dal 2001 al 2008.

Stop vitalizi ai condannati a più di due anni

ROMA. Via libera del Senato e della Camera alla cancellazione dei vitalizi per gli ex deputati con condanne superiori a due anni per reati di mafia, terrorismo e contro la Pubblica amministrazione. La delibera ha visto le forze politiche rappresentate a Montecitorio spaccarsi: al voto, infatti, non hanno partecipato, con motivazioni diverse, il Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Ap. A Favore hanno votato Pd, Sel, Scelta civica, Fratelli d'Italia e Lega.

 
Stesso andamento anche al Senato, dove il Consiglio di presidenza ha approvato a maggioranza la delibera. Forza Italia non ha partecipato al voto, mentre si sono espressi contro, per motivi opposti, Gal e M5S. La Lega ha votato a favore "come male minore" ha detto Roberto Calderoli, dopo la bocciatura della proposta del Carroccio per l'eliminazione per tutti i parlamentari del "privilegio del vitalizio".

Plaudono al via libera Grasso e Boldrini. «Senato approva delibera #stopvitalizi: un segnale forte, significativo e concreto dalle Istituzioni ai cittadini. Un bel segnale», scrive su Twitter il presidente del Senato Pietro Grasso. «Le delibere di Camera e Senato sono identiche nel contenuto», ha poi spiegato Boldrini, parlando delle deliberazioni di Montecitorio e Palazzo Madama. «Sono uguali -insiste- e questo è importante», perchè se i due testi fossero stati difformi le delibere sarebbero decadute. «Quel testo -spiega Boldrini- si poteva votare o non votare. Altrimenti avremmo aperto il campo a un'altra delibera e non era l'intenzione dell'Ufficio di presidenza».

Cosa prevede la norma. In particolare la delibera prevede lo stop ai vitalizi per i reati considerati gravi e che ledono la dignità della carica di parlamentare e di chi la ricopre: reati di mafia e contro la Pubblica amministrazione, oltre alle condanne in via definitiva a più di due anni per reati comuni che prevedano un massimo edittale non superiore ai sei anni, in linea con quanto previsto dalla legge Severino.

I vitalizi non verranno sospesi quando il deputato condannato ottiene la riabilitazione: in quel caso, dopo la comunicazione alla Camera, i vitalizi verranno erogati nuovamente dalla data della presentazione della domanda legittimamente presentata e accolta.

Via libera dal Pd. Il Pd ha detto la deputata Anna Rossomando al termine della riunione, sottolinea come quella approvata sia «una proposta equilibrata. M5s -aggiunge l'esponente dem- mirava a far saltare l'approvazione della delibera oggi per passare alla sede legislativa, con tempi più lunghi. Un atteggiamento che stupisce perchè contradditorio con le pressioni che gli stessi M5S avevano esercitato».

Per M5s compromesso al ribasso. «Non partecipiamo al voto. Questa porcata se la votano da soli», ha detto il vice presidente della Camera dice Luigi di Maio, lasciando la riunione prima del voto. I Cinque Stelle considerano la delibera varata dall'Ufficio di presidenza di Montecitorio un compromesso al ribasso. «Negli Uffici di Presidenza di Camera e Senato stiamo assistendo ad una insopportabile melina da parte di Forza Italia che vuole evitare a ogni costo il taglio ai vitalizi, con la Lega che si accorge solo oggi del tema dopo due anni di totale silenzio e anni d'incoerenza, col Pd bifronte che, con Sposetti si scaglia a favore dei vitalizi e Zanda che lo zittisce», dichiarano in una nota i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle. «Il Movimento 5 Stelle - aggiungono - la prima forza politica a porre la questione dei vitalizi ai condannati, ha chiesto alcune modifiche per dare senso a questo provvedimento. Concetti già presenti nella prima bozza di delibera del 9 giugno 2014 a firma Laura Bottici, da cui è partito il dibattito per sopprimere veramente e definitivamente i vitalizi ai condannati per gravi reati».

No da Fi e Ap. Mentre Forza Italia non ha votato perché fin dal primo momento schierata a favore dell'opzione legislativa per risolvere la questione dei vitalizi, Ap ha motivato la scelta di non partecipare al voto sottolineando la diversità di opinione in merito alla questione di giuristi e presidenti emeriti della Consulta si dividano: «Nella sostanza - ha spiegato Ferdinando Adornato - siamo d'accordo, quanto alla forma non vogliamo sostituirci ai costituzionalisti. Piuttosto, sorprende che su una materia così controversa ci sia stata un'accelerazione forse un po' troppo superficiale. Forse l'approssimarsi del voto...».

Pensioni, dalla Consulta una mezza marcia indietro

ROMA. Gli organi politici «possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali», mentre i pensionati interessati «le iniziative che reputano necessarie». Il presidente della Corte Costituzionale Alessandro Criscuolo torna, con una nota, sulla sentenza che ha bocciato il blocco della rivalutazione degli assegni per fare chiarezza sulla reale portata del provvedimento e replicare alle indiscrezioni su alcune interpretazioni attribuite alla Corte stessa. «In relazione alle notizie di stampa che attribuiscono alla Corte dichiarazioni in merito alla natura "autoapplicativa" della decisione numero 70, il Presidente - si legge nella nota - precisa che la Corte non ha rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo».

 
«Le sentenze della Corte che dichiarano la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge - continua la nota- producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Da quel momento gli interessati possono adottare le iniziative che reputano necessarie e gli organi politici, ove lo ritengano, possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali».

Mattarella firma l'Italicum

ROMA. La riforma della legge elettorale ha la firma del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella infatti ha firmato l'Italicum che la Camera aveva approvato in via definitiva lunedì scorso. Poche ore prima, il presidente del Consiglio aveva "sottoscritto" la legge e "postato" su Twitter la foto dell'evento: «Una firma importante. Dedicata a tutti quelli che ci hanno creduto, quando eravamo in pochi a farlo #Italicum», ha scritto il premier. Le opposizioni avevano lanciato un appello al presidente della Repubblica affinché non firmasse la riforma della legge elettorale.

Il Governo prepara la truffa: non rimborseremo tutte le pensioni

ROMA. «Non rimborsare» tutte le pensioni toccate dalla recente sentenza della Consulta è una soluzione «compatibile con la sentenxza della Corte» stessa. Lo sottolineano fonti di governo, escludendo che un provvedimento possa essere adottato da un eventuale Cdm convocato domani. Del resto, già in mattinata il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti, ha aperto il caso, pur evidenziando di parlare a titolo personale: «È impensabile rimborsare chi ha pensioni fino a sei-otto volte la minima, dopo che con il contributivo i giovani non arriveranno a due-tre volte la minima e abbiamo alzato l'asticella di qualche anno per tutti». Il Governo, ha aggiunto, «deve dirlo forte, escludo che si restituiscano quelle somme dopo i sacrifici che abbiamo chiesto».

A sintetizzare esplicitamente gli obiettivi dell'esecutivo è stato poi il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rispondendo anche alla Commissione Ue che insiste per il rispetto della sostenibilità dei conti: «Pensiamo intensamente agli aspetti istituzionali e quelli di finanza pubblica. Stiamo pensando a misure che minimizzino l'impatto sulle finanze pubbliche nel rispetto della sentenza della Consulta». Fonti di Palazzo Chigi hanno sottolineato in serata come, sul tema, l'esecutivo si sia espresso proprio attraverso le parole del ministro dell'Economia. Le indiscrezioni e ricostruzioni riportate da alcuni organi di informazione non riflettono, quindi, gli orientamenti del governo.

La rivalutazione delle pensioni, imposta dalla decisione della Consulta, rischia comunque di aprire una voragine nei conti pubblici. Secondo la Cgia di Mestre, addirittura per 16,6 miliardi. Intanto, fonti della Commissione Ue evidenziano che «la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche deve rimanere una priorità dell'Italia, visto anche l'alto livello della spesa pubblica per le pensioni».

La rivalutazione delle pensioni in linea con la sentenza della Consulta, spiega l'ufficio studi della Cgia, potrebbe creare un buco nei conti pubblici da 16,6 miliardi. L’importo complessivo che l’Inps rischia di dover restituire ai 5 milioni di pensionati che hanno subìto il mancato adeguamento Istat disposto con il Salva Italia è stato calcolato al netto dell’Irpef in base ai dati sulle pensioni riferite al 2012. Dall’analisi inoltre si evince che il blocco avvenuto nel 2012-2013 ha interessato i pensionati che percepiscono un assegno mensile netto superiore a 1.088 euro. «Pare di capire – sottolinea il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – che il Governo non darà luogo ad alcuna manovra correttiva per recuperare le risorse da restituire ai pensionati. Se questa posizione dovesse essere confermata, come si farà fronte a questa situazione visto che solo per sterilizzare le clausole di salvaguardia previste per l’anno prossimo il Governo dovrà tagliare la spesa pubblica di almeno 16 miliardi di euro?».

A quantificare il danno economico subito dai pensionati è invece uno studio della Uil. Con l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale una pensione che nel 2011 era di 1.500 euro lordi, appena superiore alle 3 volte il minimo, avrà una rivalutazione di circa 85 euro al mese e 2.540 euro circa come rimborso per i due anni di blocco 2012 e 2013 e per gli effetti che questi hanno avuto sul 2014.

Pippo Civati lascia il Pd

ROMA. Dopo tante 'scazzottate', arriva l'addio. Pippo Civati lascia il Pd. E lo fa con un lungo post sul suo blog in cui adotta la storia di Nikola Tesla, pioniere dell'elettricità. "Non ho più fiducia, non sosterrò il governo e per questo lascio il gruppo del Pd", l'annuncio ufficiale. Poi la spiegazione, dettagliatissima, via blog. Con qualche sassolino tolto dalla scarpa. "Il futuro sarebbe a portata di mano - scrive infatti l'ormai ex dem - basterebbe imparare a sposare tradizione e cambiamento, coniugando cose antiche come i diritti e nuovissime come l'innovazione. Mi spiace per chi ha cambiato idea ma per quel che mi riguarda continuerò a farlo con tutti quelli che lo vorranno. Secondo me sono tantissimi".

Il post, dal titolo 'L'energia che può cambiare la nostra vita', prende dunque spunto da Tesla, "nato in Serbia a metà del 1800 e statunitense naturalizzato". Civati racconta che "è stato un pioniere dell'elettricità, il suo lavoro teorico è alla base del sistema a corrente alternata e ha dato un decisivo impulso alla seconda rivoluzione industriale, ma è stato anche un personaggio ammantato di un certo alone di mistero, e con lui alcune sue teorie meno comprese. La Tesla Energy, che non a caso ne raccoglie il cognome - racconta ancora Civati - è invece un'azienda californiana tra le più innovative e tenute sotto osservazione per le sue invenzioni nel campo della produzione e conservazione dell'elettricità. Da qualche giorno se ne parla a proposito del Powerwall, che anche per dimensioni sembra un po' una caldaia ma è in realtà una batteria, in versione da muro, in grado di convogliare l'energia prodotta dai pannelli solari di casa, e per la prima volta risolve il problema finora insormontabile della sua conservazione, mettendola a disposizione quando l'utente ne ha bisogno".

"Anche per chi - per primo chi scrive - è privo di particolari conoscenze tecniche - va avanti Civati - è chiaro che questa innovazione che viene da così lontano nel tempo potrebbe molto presto interrompere la nostra dipendenza dalle infrastrutture produttrici di energia, con un impatto rivoluzionario sulle nostre vite, sull'economia, sul pianeta in cui viviamo". "Credo sia - prosegue l'ormai ex dem ribelle - una buona metafora, una metafora eccellente dei motivi per cui tanti di noi amano far politica e ci hanno dedicato cosi' tanto tempo, in questi anni. A un certo punto, senza preavviso, è semplicemente capitato che un giorno alcune persone con cui pensavamo di aver condiviso questa visione hanno cambiato idea. Hanno promosso e approvato - senza voler parlare di leggi elettorali, riforme del lavoro e della costituzione - cementificazioni e trivellazioni, e ce li siamo trovati in tivù a deridere le ragioni di chi difende l'ambiente o crede che il futuro passi attraverso soluzioni differenti. Peccato (soprattutto per loro): perché invece il futuro sarebbe a portata di mano, basterebbe imparare a sposare tradizione e cambiamento, coniugando cose antiche come i diritti e nuovissime come l'innovazione", conclude il deputato.

Italicum, Renzi twitta la sua firma

ROMA. «Una firma importante. Dedicata a tutti quelli che ci hanno creduto, quando eravamo in pochi a farlo #Italicum». Lo scrive il premier Matteo Renzi su Twitter postando la foto della firma sulla nuova legge elettorale. L'Italicum dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la firma. i Punti cardine della legge elettorale approvata in via definitiva lunedì alla Camera sono proporzionale, premi di maggioranza, soglie di sbarramento, circoscrizioni provinciali e doppio turno. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi nei giorni scorsi si è detta certa che il capo dello Stato firmerà. «Ovviamente rispetto il ruolo del presidente della Repubblica: non tiro per la giacchetta Mattarella. Però, siccome è un costituzionalista, sono convinta che, dall'alto della sua preparazione, la firmerà», ha spiegato.

Le opposizioni hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica affinché non firmi la riforma della legge elettorale. «Ci rivolgiamo a lui - ha detto lunedì durante le dichiarazioni di voto Danilo Toninelli del M5S - perché tra pochi giorni giungerà sulla sua scrivania questa schifosa legge e lui dovrà decidere se firmarla. Noi chiediamo di non firmarla» perché ha «gli stessi principi di incostituzionalità del Porcellum». È una «scelta molto coraggiosa ma necessaria: serve per la libertà». Roberto Calderoli ha invece già scritto le bozze per un referendum al fine di abolire pezzi dell'Italicum, per eliminare in particolare, ha spiegato, «i cento capilista bloccati, le pluricandidature e il ballottaggio».

Scuola, piazze strapiene contro il governo Renzi

ROMA. La scuola scende in piazza contro la riforma del governo Renzi. Cortei di studenti e sindacati uniti, che manifestano il loro dissenso al ddl di riforma della scuola del governo Renzi, in sette città: a Roma (saranno tre le manifestazioni), Milano Bari, Aosta, Catania, Cagliari e Palermo.
A Roma - Oltre 100mila, secondo fonti della Cgil, i manifestanti che questa mattina hanno preso parte al corteo di protesta che si sta muovendo verso piazza del Popolo: il lungo serpentone marcia a ritmo di tamburelli. Sventolano bandiere rosse della Flc Cgil, quelle azzurre della Uil e quelle della Cisl. In testa al corteo lo striscione unitario dei sindacati di categoria che hanno indetto la protesta con la scritta: «Sciopero generale, l'unione fa la forza». Tra gli altri striscioni «I diritti si conquistano a spinta» e «Il Tasso contro la riforma». Molti i fazzoletti, portati al collo dai docenti, con la scritta «La buona scuola ci ha tolto la parola» e magliette bianche con la scritta "Il precariato nuoce gravemente».
Sfila anche la minoranza Pd: in apertura del corteo c'è anche Stefano Fassina, convinto che la riforma vada cambiata «perché la scuola è un tassello fondamentale della democrazia del paese». Accanto a lui i leader di Cgil e Uil. Per Susanna Camusso questo governo «è senza argomenti» e «senza idea di come bisogna cambiare'» la scuola. Carmelo Barbagallo parla della «più grande manifestazione che la scuola abbia mai fatto» e in nome di «una scuola pubblica, libera e democratica», dice 'no' ai podestà: al contrario «c'è bisogno di presidi».
Blitz notturno verso il #5Maggio davanti al Miur - La firma è dell’Unione degli Universitari e della Rete degli Studenti medi che dicono 'no' ai provvedimenti sulla scuola ribadendo «la nostra totale contrarietà ai metodi che sono stati utilizzati da parte del Governo nella costruzione di questa riforma, gli stessi metodi che vorrebbero propinarci con la Buona Università». «Con questo blitz all’alba della manifestazione del comparto scuola -spiegano gli studenti - il 5 maggio abbiamo voluto rappresentare in modo ironico la realtà della Buona Scuola, una realtà che è tutt’altro che buona e ribadire, ancora una volta, che solo con noi studenti la Scuola può essere #buonaxdavvero».
Lo striscione al Pincio (altro blitz a Roma) dà il 'la' ai cortei. Gli studenti saranno in uno spezzone sociale «La scuola e la democrazia sono #nellenostremani». Questo è l'hashtag che gli studenti hanno lanciato per la giornata e tramite cui sarà possibile seguire la diretta da tutte le piazze.
«Con lo striscione calato dal Pincio abbiamo voluto lanciare la mobilitazione odierna in cui Renzi ci vedrà tutti uniti contro il ddl Buona Scuola - dichiara Danilo Lampis, coordinatore Nazionale Unione degli Studenti - Non solo studenti, genitori, insegnati, personale Ata, ma tutta la cittadinanza. Il corteo verrà accolto da questo striscione che descriverà la voglia di protagonismo che attraverserà tutta la giornata, riassunta dallo slogan 'nelle nostre mani».
A Palermo. Tra docenti, studenti ma anche cittadini in migliaia al corteo di Palermo partito da piazza Marina e che arriverà in piazza Verdi, davanti al teatro Massimo. A Catania, invece, il corteo da piazza Europa attraversa Corso Italia fermandosi in piazza Roma. Migliaia di manifestanti anche a Torino per il corteo che si è mosso da piazza Carlo Alberto e che si è diretto sotto la sede del Miur.
Giannini: «Ddl proprio per tenere aperta la discussione». «Da sette anni non ci si occupava di scuola per cambiarla», ha detto il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, intervenendo a Mix24 su Radio24, rispondendo alla domanda su come mai da sette anni non si verificava uno sciopero con così larga adesione. E comunque, ha sottolineato il ministro, «abbiamo scelto lo strumento del disegno di legge proprio per tenere aperta la discussione».
Sulla funzione del preside che dovrebbe avere con la Buona Scuola, Giannini ha spiegato «che il dirigente scolastico deve assumere le funzioni di responsabilità che ogni leader educativo, questo è il preside di una scuola nel mondo, deve poter avere. A questo però facciamo corrispondere un accuratissimo sistema di valutazione, che è già partito, che non è legato solo a questo disegno di legge ma che finora non si era mai attuato perché la scuola italiana non è impostata su una modalità valutativa».

 

L'Italicum è legge, Renzi: promessa mantenuta
Ecco cosa cambia

ROMA. Via libera dell'Aula della Camera all'Italicum, che passa con 334 voti favorevoli e 61 contrari. E' l'ok definitivo: l'Italicum diventa legge, sostituendo il Porcellum, dopo le tre votazioni di fiducia che hanno aperto la strada al via libera definitivo. Al voto, a scrutinio segreto, non hanno preso parte le opposizioni: Fi, M5S, Lega Nord, FdI e Sel hanno infatti abbandonato l'Aula in segno di protesta. A Montecitorio i presenti sono stati 399, con votanti 395, astenuti 4, mentre la maggioranza richiesta era di 198. Poco prima del voto la presidente di Montecitorio, Laura Boldrini, aveva detto sì alla richiesta di voto segreto di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. L'Italicum passa ora al Quirinale per la promulgazione da parte del Capo dello Stato. Renzi: Impegno mantenuto, promessa rispettata. L'Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umiltà e coraggio. È #lavoltabuona". Lo scrive su Twitter il premier dopo il via libera della Camera.

La base della nuova legge elettorale è quella dell'accordo Renzi-Berlusconi del Nazareno, modificato più volte e arrivato a Montecitorio dopo le modifiche apportate al Senato anche con il voto di Forza Italia. Ecco cosa prevede il successore del Porcellum.

Premio di maggioranza. L'Italicum assegna un premio di maggioranza alla lista che supera il 40%. Se nessun partito raggiunge tale percentuale, si svolge un secondo turno tra i due partiti più votati, per l'assegnazione del premio. I partiti perdenti si ripartiscono i 290 seggi rimanenti sulla base della percentuale di voti.

Sbarramento al 3%. Entrano alla Camera tutti i partiti che abbiano superato il 3%. 100 collegi. L'assegnazione dei seggi della Camera avviene proiettando le percentuali dei partiti ottenuti a livello nazionale su cento collegi, in ognuno dei quali sono eletti 6-7 deputati.

Preferenze e capilista. Nei 100 collegi ciascun partito presenta una lista di 6-7 candidati: il capolista è bloccato mentre le preferenze valgono per gli altri candidati.

Entrata in vigore. L'Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato.

Voto di genere. Sono possibili due preferenze, purché la seconda sia di genere diverso dalla prima, pena la nullità della seconda.

-Alternanza uomo-donna. Le liste devono essere composte in modo da alternare un uomo a una donna. Nell'ambito di ogni circoscrizione i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60% del totale.

Multicandidature. E' possibile che un candidato si presenti in più collegi, fino a un massimo di dieci.

Scheda. La scheda vedrà a fianco del simbolo di ciascun partito il nome del capolista bloccato e due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Trentino Alto Adige-Valle d'Aosta. In Trentino Alto Adige e nella Valle d'Aosta si vota con i collegi uninominali, come con il Mattarellum.

Erasmus. Potranno votare per corrispondenza i cittadini italiani che sono all'estero per almeno tre mesi o per motivi di studio, per lavoro o per cure mediche.

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