Mercoledì 14 Novembre 2018 - 4:55

Pensioni, il premier insiste per un intervento subito

ROMA. «I conti pensionistici non si toccano, non intendiamo mettere un segno più sulle pensioni, ma se esiste la possibilità, e stiamo studiando il modo, di consentire una flessibilità in uscita, sarebbe una questione di buonsenso e buona volontà che possiamo affrontare». Lo ha detto il premier Matteo Renzi nel suo intervento alla direzione Pd.

Senato, Renzi attacca Grasso: non stravolga i regolamenti

ROMA. Matteo Renzi incassa un via libera unanime in direzione Pd, dove il segretario ha visto approvare la linea sulle riforme. In particolare l'articolo 2 del ddl Boschi sul Senato, quello che prevede la non eleggibilità dei senatori non va modificato: lo ha stabilito il voto espresso al Nazareno intorno alle 19 dalla direzione democratica. La minoranza del Pd, a quanto si apprende, non ha partecipato al voto. Quello sulla possibile modifica dell'articolo 2 era il tema caldo su cui era stato netto il segretario dem nella sua relazione: «Il presidente del Senato ha lasciato intendere che potrebbe aprire alla modifica di una norma già approvata con doppia conforme: se apre sarebbe opportuno convocare una riunione di Camera e Senato».

«Se invece - ha continuato Renzi - Grasso applica la Costituzione e i regolamenti senza stravolgimenti per lavorare su tutto ciò che non è doppia conforme la soluzione si trova in 10 minuti». Parole su cui è tornato poco dopo, spiegando che la convocazione riguarderebbe i gruppi parlamentari del partito: «Vedo che qualcuno ora dice che abbiamo minacciato Grasso, ma io ribadisco: s e il presidente del Senato apre sulla doppia conforme è ovvio che dobbiamo fare una riunione dei gruppi Pd di Camera e Senato per ragionare su cosa apre questa discussione». «Vedo Vendola e altri che dicono che io avrei convocato le Camere, ma nei poteri del premier 'incomprensibilmente', lo dico tra virgolette, non c'è questo potere», ha aggiunto ricorrendo anche all'ironia.

Il segretario dem aveva iniziato il suo intervento parlando di scuola. «Vorrei parlare della polemica estiva sui deportati nella scuola, una parola brutta per chi crede nei valori della memoria, per dire che sono stati appena qualche decina gli insegnanti che non hanno accettato la proposta di contratto mettendo in moto la più grande forma di investimento sugli insegnanti mai fatta dal Paese dal dopoguerra a oggi». Poi spazio alla Grecia: «Le scissioni funzionano molto come minaccia e un po' meno al passaggio elettorale: chi di scissione ferisce di elezioni perisce e anche 'sto Varoufakis se lo semo tolti di mezzo».

E su Matteo Salvini è arrivato l'attacco in tema di migranti: «Matteo Salvini il 10 settembre non era in Parlamento ma ad Agorà Estate a dire che è pronto ad accogliere un profugo a casa sua. Prima però diceva 'prendetelo voi il profugo'», ha detto Renzi, parlando di «surfisti dell'istante: cosa che vale per Salvini ma anche per alcuni capi di Stato e di governo" e per "altri che vanno da Farange a Orbani».

La parte centrale è stata dedicata riforme e partito, tema centrale della direzione: «Le riforme servono», e invece «è partito un film che giudico un interessante tentativo di ricostruzione parallela: l'Italia riparte per la congiuntura e non per le riforme. Le menzogne hanno le gambe corte», ha spiegato a proposito della crescita in Italia, che «non è vero che tutte condizioni esterne sono positive». «L'Italia si è rimessa in moto e non dipende dalle condizioni macro-economiche internazionali, ma perché il processo di riforme che abbiamo iniziato sta dando frutti».

A chi parla di 'svolta autoritaria' sulle riforme bisognerebbe rispondere «con una risata, perché non c'è un tentativo di azione sulla forma di governo», ha detto poi entrando nel merito delle critiche sul progetto di abolizione del Senato. «È frustrante discutere dell'emendamento x o y», specie perché «i nostri militanti ci dicono guai a fermarsi adesso». Per questo, «i toni perentori di chi dice o nelle riforme c'è scritto così o nulla vanno rispediti al mittente e i toni di chi discute vanno accolti», ha detto il premier: «Essendo a un passo dalla meta, chi intende interrompere questo percorso lo deve dire motivando le sue ragioni e prendendo le sue responsabilità all'esterno e all'interno».

Infine ha chiarito il suo pensiero sul nuovo Senato. «L'elezione diretta» dei componenti del nuovo Senato «non può sussistere» perché c'è stata la "doppia conforme» che l'ha esclusa. «Ma può esserci una designazione», come «nella legge regionale di Tatarella del '95».

In direzione si è registrata l'assenza eccellente di Pier Luigi Bersani. L'ex segretario è previsto in serata a Modena per la chiusura della festa dell'Unità. Gli altri big della minoranza dem, invece, sono arrivati alla spicciolata al Nazareno. Tra questi, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo, Guglielmo Epifani.

Euro abolito e conti ok, Grillo: «Ecco l'Italia 5 Stelle tra 25 anni»

ROMA. «L'Italia va cambiata e l'unico movimento che può cambiarla è il MoVimento 5 Stelle, voi siete il MoVimento 5 Stelle». Beppe Grillo, sul suo blog posta un videomessaggio in occasione del raduno del M5s a Imola del 17 e 18 ottobre. «Non ha leader il MoVimento 5 Stelle, il MoVimento 5 Stelle è leader di sè stesso!», sottolinea Grillo che nel video, titolato 'L’#Italia5Stelle del 2042' si presenta con un trucco che lo invecchia di 25 anni, 'raccontando' di un paese cambiato grazie al governo Cinque Stelle: «Non ve l’aspettavate - dice Grillo - , non ve l’aspettavate che ci ritroviamo qua e mi ritrovate qua, siamo nel 2042, siamo dal 2017 al governo e sono passati 25 anni, l’ho goduta poco perché sono uscito di galera una settimana fa, ma abbiamo fatto una cosa meravigliosa! Di tutto! Democrazia dal basso e non ci credeva nessuno, abbiamo fatto i referendum senza quorum inseriti nella Costituzione, leggi popolari».

«Siamo diventati una nazione autosufficiente - dice Grillo ricordando i 25 anni al governo - , non ci credeva nessuno! Nessuno credeva che potevamo andare con energie alternative naturali e perfette, ora ci siamo! Abbiamo una scuola pubblica meravigliosa a livello europeo, abbiamo un’informazione libera con editori che sono solo editori (sembrava impossibile!) abbiamo abolito l’ordine dei giornalisti e i finanziamenti agli editori! Una cosa meravigliosa!»

Tra i risultati immaginati dal leader Cinque Stelle anche l'essere «i primi nella cultura, abbiamo cose meravigliose che vengono da tutto il mondo a vedere. Il reddito di cittadinanza, non ci credeva nessuno nelle coperture… L’abbiamo fatto, l’abbiamo fatto 23 anni fa, non c’è più nessuno che rimane indietro, i poveri non si sa chi sono, si guardano così, 'eri povero?' 'Io no!'».

E poi «siamo usciti dalla Nato, pensavano che fosse impossibile, ma siamo usciti, siamo usciti da queste guerre camuffate da missioni di pace -aggiunge Grillo -. Abbiamo abolito la massoneria, non si possono più candidare perché sono massoni. Abbiamo mantenuto la nostra legge, vi ricordate quando l’abbiamo fatta che nessuno si può candidare e può avere incarichi pubblici se è stato condannato in primo grado? Abbiamo abolito la prescrizione, i tempi medi della giustizia: 3 mesi! I giudici che uscivano per le strade: 'non è possibile!'».

«Abbiamo abolito le centrali a carbone - dice - , l’ultimo inceneritore è stato smantellato nel 2020 e c’era ancora quello che era dubbioso, c’erano quelli del nucleare, capisci? Quelli che si sentivano calunniati se dicevano che magari non era successo niente che il nucleare è buono e sicuro, queste sono realtà mondiali, siamo usciti dall’Euro… “eh uscire dall’Euro state attenti!", mi ricordo, ero dentro, però i secondini mi dicevano: «guardi che sono tutti preoccupati se usciamo dall’Euro“. Non è vero: siamo usciti e la lira è forte! La lira è forte è un bene rifugio per gli svizzeri!».

«Il debito pubblico si è dimezzato - dice Grillo -, la banda larga si è allargata talmente tanto che abbiamo dovuto contenerla, 100/120 mega la gente dice: troppo veloce! Una meraviglia, l’accesso a Internet, alla conoscenza libera, è gratuito per diritto di nascita". Il fondatore del M5s racconta poi di Equitalia che "è stata chiusa e i dirigenti mandati al 41 tris, quattro, cinque diviso sei!».

Riforme, Boschi avverte la minoranza Pd: «No ai veti»

ROMA. «La porta del dialogo è sempre aperta credo però che sia giusto che non ci siano veti. Sicuramente non ci sono da parte della maggioranza a maggior ragione non devono esserci da parte della minoranza». Così il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi al suo arrivo alla festa Left Wing in corso a Torino. Il ministro si è poi detta «assolutamente fiduciosa sul risultato finale e cioè che si arriverà all'approvazione in Senato delle riforme costituzionali entro il 15 di ottobre. Lo faremo perché ci sono tutte le condizioni per farlo, lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi, c'è una maggioranza ampia in Senato ovviamente c'è un 90% della riforma condiviso ci sono ancor pochi punti da definire, siamo al lavoro nei prossimi proseguiranno i confronti su questi».

 

«Ridurre tutto il dibattito alle modalità di elezioni dei senatori svilisce il senso di riforma storica» sottolinea il ministro. «Non si può rimettere tutto in discussione e ricominciare da capo per un singolo comma di un singolo articolo, non sarebbe serio anche per tutto il lavoro che ancora abbiamo da fare, la Legge di Stabilità, la conclusione della riforma sulla Giustizia, il completamento di quella della Pa. Sono tante le sfide da portare avanti. Come Pd non possiamo fermarci su un singolo comma», ha aggiunto. Il rischio altrimenti, avverte Boschi «è perdere credibilità come partito e consegnare il Paese a Movimento 5 Stelle e alla Lega. Quindi dobbiamo superare tutti l'idea di un posizionamento di una corrente per l'interesse generale. Questa è la sfida del Pd, ecco perché spero prevalga il senso di responsabilità e saggezza di coloro che sempre hanno lavorato nell'interesse del partito».

 

Calderoli, intesa è una commedia, non c'è mai stata. «Ci troviamo davanti a una grande commedia. L’intesa non sta scricchiolando, l’intesa non c’è mai stata, siamo di fronte a una commedia in cui il gatto Renzi e la volpe Boschi tentano di convincere gli antagonisti a votare una riforma» ha detto il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, ospite a “L’Intervista” di Maria Latella su Sky Tg24, parlando delle trattative tra maggioranza e minoranza Pd sull'elettività dei nuovi componenti del Senato. «Da una parte - ha proseguito - si dice che i dissidenti hanno raggiunto un accordo, per convincere Forza Italia a votare la riforma, ma sentendo gli interessati non è vero, dall’altra ai dissidenti si dice che Forza Italia è pronta a votare la riforma. Ma non è col gioco delle tre tavolette che si possono scrivere le riforme costituzionali. Sicuramente - ha aggiunto Calderoli - c’è una campagna acquisti in corso, soprattutto per tutti quelli che sono usciti dai partiti in cui sono stati eletti, che hanno visto in questa riforma la possibilità di fare un avanzamento di carriera».

Bossi, compleanno amaro: «Tradito dai miei»

MILANO. Compleanno amaro per Umberto Bossi, che spegne le 74 candeline a Gemonio, nella casa di famiglia, con la moglie Manuela Marrone, i figli e gli amici più cari, come d'abitudine. Tante le telefonate ricevute dal Senatùr in queste ore. Esponenti della vecchia maggioranza che hanno governato al suo fianco raccontano all'Adnkronos di un Bossi giù di corda, provato dagli eventi delle ultime settimane. A fiaccare l'umore del 'lumbard' non gli acciacchi, con la caduta a Montecitorio che gli è costata 4 interventi chirurgici, ma la decisione di Camera e Senato di costituirsi parte civile contro di lui per l'"affaire" Belsito, il vecchio tesoriere indagato assieme al Senatur nel processo per truffa aggravata sui 40 milioni di euro di rimborsi elettorali presi dalla Lega dal 2008 al 2010. La doccia fredda per Bossi non dalla notizia in sé, ma dal fatto - avrebbe lamentato ad alcuni senatori - che la Lega non abbia preso le sue difese.

L'ufficio di presidenza che mercoledì scorso ha sancito la scelta di costituirsi parte civile è stato infatti disertato dall'unico esponente del Carroccio presente nell'organismo parlamentare, Davide Caparini. Non solo. Bossi ignorava che anche il Senato, il 25 giugno scorso, avesse assunto la medesima decisione, perché nessuno tra gli esponenti del Carroccio, lo aveva allertato. Motivo di grande amarezza per il vecchio leader della Lega. Intanto su Twitter arrivano gli auguri di Roberto Maroni e Matteo Salvini. «Auguri Umberto, sei nel nostro cuore per sempre», scrive il governatore lombardo. «Buon compleanno Umberto!», gli fa eco a stretto giro il segretario federale.

 

Riforme, la minoranza Pd prepara la resa a Renzi

ROMA. Una giornata dal clima disteso sulle riforme che fa ben sperare ad un accordo vicino tra renziani e minoranza Pd. Bersani plaude all'apertura di Renzi. Finocchiaro è convinta che si possa giungere ad una «decisione comune» nel Partito democratico. E anche Grasso è «fiducioso» sull'intesa. Sono convinta che ci siano tutte le condizioni, e la Direzione del Pd di lunedì è un passaggio importante, per arrivare a scrivere una buona riforma costituzionale e del Senato con una ampia condivisone nel mio partito, nella maggioranza e nell'aula di Palazzo Madama", ha detto la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro.

 

«Lavorando nel solco dei regolamenti, senza stravolgere il lavoro fin qui svolto, si può lavorare per rendere più efficienti le funzioni del Senato che deve essere espressione delle istituzioni territoriali, sul protagonismo del Senato nell'espressione degli organi di garanzia, sul pieno coinvolgimento dei cittadini nel procedimento per la composizione del Senato», sottolinea la senatrice dem.

 

«Mi sembra che questi siano alcuni dei temi su cui il lavoro dell'aula e la proposta emendativa, che mi auguro sia un contributo importante per migliorare il testo uscito dalla Camera, possono agire per portare a compimento quella riforma del bicameralismo da tanti e da tanto tempo invocata», aggiunge Finocchiaro.

Anche il presidente del Senato Pietro Grasso si è detto «fiducioso» che si possa giungere a «buoni risultati», auspicando un'intesa "anche in zona Cesarini». Da Facebook, Pier Luigi Bersani poco prima aveva dato un segnale di distensione: «Leggo di disponibilità a discutere modifiche delle norme sul Senato. Sarebbe davvero una buona cosa. La questione di fondo che è stata posta è semplice: bisogna che, in modo inequivocabile, siano i cittadini-elettori a decidere, e questo può essere affermato dentro l'art. 2 del provvedimento».

«È su questo che si vuole ragionare, seppur chirurgicamente? Bene. Se è così lo si faccia con chiarezza e semplicità - ha scritto Bersani -. Con la consapevolezza, cioè, che ambiguità, tatticismo, giochi di parole potrebbero solo aggravare una situazione già complicata», aggiunge Bersani.

Riforme, il Pd prepara emendamento per il listino

ROMA. «A chi dice che facciamo troppo veloce, non per cattiveria, rispondo che che questa riforma è attesa da 70 anni» e che «se sei mesi a lettura è andare troppo di fretta...». Il premier Matteo Renzi, è intervenuto mentre in Senato è arrivato il ddl Boschi. Con la tensione che anche oggi resta altissima. «Ai cittadini basta dire che questa riforma riduce il numero dei politici e aumenta il livello della politica. Meglio di così che si può volere dalla politica?», ha detto Renzi, durante l'incontro con il premier lussemburghese, Xavier Bettel, ricevuto oggi a Palazzo Chigi. «Si può cambiare opinione dopo una doppia lettura conforme solo se si è tutti d'accordo. Mai è accaduto di una modifica senza questi elementi», sottilinea. Spiegando ancora che «se Grasso riaprirà la questione dell'articolo 2 ascolteremo le motivazioni per cui ha riaperto e decideremo di conseguenza». Il premier ha poi sintetizzato poi così la questione della riforma del Senato: «Con il nuovo Senato ci sono meno politici, le regioni hanno poteri più chiari, i consiglieri regionali prendono meno e il procedimento di legge è più semplice. Che questo avvenga con un articolo o un altro è indifferente».

 

Al momento, nessuno vuole scoprire le carte. Ma, a quanto apprende l'Adnkronos, la maggioranza Pd starebbe valutando una mossa per 'imbrigliare', o almeno, mettere in difficoltà il fronte dei 'dissidenti' dem sulle riforme. Ovvero presentare un emendamento (il termine per farlo scade appunto mercoledì) con cui si inserisce nel ddl Boschi il famoso listino alle regionali con cui i cittadini potranno scegliere i rappresentanti al nuovo Senato. Ovviamente, in un articolo diverso dal 2. Se il presidente Grasso dovesse dichiarare inammissibili gli emendamenti all'art.2, come auspica la maggioranza dem, a quel punto il tema dell'elettività rientrerebbe con l'emendamento in questione e «vedremo se la minoranza non lo vota...», è la valutazione che si fa in ambienti Pd.

L’Ufficio stampa della presidenza del Consiglio intanto ha smentito la frase «abolisco il Senato e ci faccio un museo», attribuita oggi al presidente del Consiglio da un quotidiano. «Una frase volgare e assurda che Renzi non ha mai pronunciato né pensato o riferito», ha sottolineato Palazzo Chigi.

Riforme, al via l'esame in Aula. Opposizioni
in rivolta

ROMA. Avanti con il ddl Boschi e poi, una volta ottenuto il parere della commissione Bilancio, avvio dell'esame del ddl sulle missioni militari. È la decisione assunta dalla conferenza dei capigruppo del Senato. Alla lettura delle conclusioni della riunione da parte del presidente del Senato Pietro Grasso, Loredana De Petris ha protestato per il «cambiamento surrettizio del calendario». Grasso ha precisato, anche rispetto alle proteste M5S, che non si tratta di una variazione del calendario perché era previsto l'inizio dell'esame delle missioni una volta ottenuto il parere prescritto. Si è quindi iniziato formalmente l'esame del ddl Boschi con la relazione tecnica, in veste di presidente della commissione Affari costituzionali, di Anna Finocchiaro, e con l'illustrazione delle pregiudiziali.

Il presidente del Senato, dopo la richiesta in aula da parte della Lega, aveva convocato la conferenza dei capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori. La questione è emersa in quanto il primo punto all'ordine del giorno, il ddl sulle missioni internazionali, non si è potuto affrontare perché ancora non è pronto il parere della commissione Bilancio.

Ciotola (FI): “Inaccettabili le parole della Bindi”

Inaccetabili le parole del Presidente della Commissione Parlamentare antimafia  l’onorevole Rosy Bindi "La camorra è un dato costitutivo della città partenopea". La città di Napoli ed i napoletani si sono sempre distinti nel tempo, in tutto il mondo, per la  loro grossa umanità, per la cultura, la storia, il teatro e tanto altro. Il vice coordinatore di Forza Italia della città Metropolitana di Napoli Claudio Ciotola ritiene inaccettabile, per Napoli e i napoletani, quanto dichiarato dell’onorevole Bindi. Pienamente d’accordo con quanto ribadito  dal Procuratore di Napoli 'la camorra non è nel Dna dei napoletani che non hanno una propensione al crimine, la criminalità rappresenta una minima percentuale della popolazione rispetto ai cittadini che vogliono vivere in pace”.

 

Portici, nuovo assessore al Commercio

PORTICI. Il Comune di Portici ha un nuovo assessore al Commercio e al Turismo: è Carla Picardi. A nominarla è stato il sindaco della città, Nicola Marrone: «Con la nomina dell'assessore Picardi si completa la Giunta in un momento strategico dell’azione amministrativa per il rilancio del territorio», ha detto il primo cittadino.

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